Edgar Lawrence Doctorow.
.
La coscienza di Andrew.
ROMANZO.
.
Titolo originale: Andrew's Brain.
Traduzione di: Carlo Prosperi.
2015 Mondadori Libri, Milano.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
.
La porta si apr e comparve il marito di Martha, un colosso.
Posa quella roba, Andrew, disse. Andrew obbed e il colossale marito di Martha
gli rimise in braccio la bambina. Sei sempre stato un casinista, disse
il colossale marito di Martha. Mi spiace che la tua giovane moglie sia
morta ma immagino sia morta per qualche tuo stupido errore, una
leggerezza al momento sbagliato, uno dei tuoi esperimenti mentali,
delle tue famose distrazioni intellettuali. Qualcosa capace in ogni caso
di ricordare a tutti noi il dono che hai di seminare sciagure.
Da un luogo sconosciuto e rivolgendosi a un interlocutore
sconosciuto, Andrew parla, Andrew pensa,
Andrew racconta la storia della sua vita. Dei suoi
amori, delle tragedie che l'hanno portato nel posto
dove si trova adesso, un punto decisivo della vita. E
mentre Andrew si confessa, sollevando a uno a uno
i veli della sua strana storia - dell'adorata Briony,
dell'ex moglie Martha e di una bambina da crescere -,
anche il lettore comincia a dubitare delle proprie
certezze. Sappiamo davvero cosa significa dire
la verit? Quanto  ingannevole la nostra memoria?
Cosa sappiamo del funzionamento del cervello e della
nostra mente? A chiedercelo troppo a lungo potremmo
iniziare a essere incerti su tutto quello che
riguarda gli altri e noi stessi.
Scritto con una precisione lirica e una profondit psicologica
che fanno di E. L. Doctorow uno degli scrittori
pi importanti d'America, questo romanzo rivoluzionario
e pieno di sorprese diventa la voce stessa
del nostro tempo - irriverente, inquisitoria, scettica
e maliziosa. La coscienza di Andrew d una curvatura
sorprendente e singolare alla produzione di un autore
da sempre caratterizzata dalla capacit straordinaria
di creare una sua personale rappresentazione del
mondo, dell'America, delle nostre vite.

L'AUTORE.
Edgar Lawrence Doctorow, nato a New York nel 1931,  considerato
uno dei pi importanti scrittori della letteratura
contemporanea. Ha pubblicato numerosi romanzi,
fra cui Il libro di Daniel (da cui  stato tratto
il film Daniel di Sidney Lumet), Ragtime (da cui 
Milos Forman ha tratto il film omonimo), La fiera mondiale,
Billy Bathgate, L'acquedotto di New York, La citt
di Dio, La marcia, Tutto il tempo del mondo, tutti pubblicati
da Mondadori. I suoi libri sono stati tradotti
in trentadue lingue. E' morto nel 2015.

La coscienza di Andrew.

Questo libro  un'opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell'autore e hanno lo scopo di conferire veridicit alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o scomparse,  assolutamente casuale.



Capitolo 1.

Posso dirle del mio amico Andrew, lo scienziato cognitivo.
Ma non  una bella storia. Una sera si  presentato alla porta
della sua ex moglie, Martha, con in braccio una bambina
di pochi mesi. Perch Briony, l'incantevole giovane donna
che aveva sposato dopo Martha, era morta.
Di cosa?
Ci arriveremo. Non ce la faccio da solo, disse Andrew
con Martha che lo fissava dalla soglia. Si d il caso che
quella sera nevicasse e Martha era ipnotizzata dai fiocchi
soffici, animati, che si posavano sulla visiera del berretto
degli Yankees di Andrew. Era cos, Martha, rapita dai
dettagli marginali come se li stesse mettendo in musica.
Persino nelle situazioni di normalit reagiva lentamente,
guardandoti con quei grandi, mobili occhi sporgenti. Poi
arrivava il sorriso, o il cenno di intesa, o il no con la testa.
Dalla porta aperta, intanto, fluttuava all'esterno il tepore
della casa, appannando gli occhiali di Andrew. E lui,
dietro le lenti appannate, se ne stava impalato come un
cieco sotto la neve, ed era privo di ogni volizione quando
alla fine Martha protese le mani, prese con delicatezza
dalle sue braccia la bambina infagottata, indietreggi
e gli chiuse la porta in faccia.
Questo succedeva dove?
Martha viveva a New Rochelle, un sobborgo di New
York, in una zona di grandi ville di stile diverso - Tudor,
Dutch colonial, neogreco - costruite per la maggior parte
negli anni Venti e Trenta, edifici discosti dalla strada e circondati
per lo pi da alti, vecchi aceri norvegesi. Andrew
corse alla macchina e torn portando un seggiolino, una
borsa da viaggio, due sacchetti di plastica con tutto l'occorrente
per la bambina. Cominci a picchiare sulla porta:
Martha, Martha! Ha sei mesi, ha un nome, un certificato
di nascita. Ce l'ho qui, apri la porta, ti prego Martha, non
voglio abbandonare mia figlia, ho solo bisogno di un po'
di aiuto, ho bisogno di aiuto!
La porta si apr e comparve il marito di Martha, un colosso.
Posa quella roba, Andrew, disse. Andrew obbed e
il colossale marito di Martha gli rimise in braccio la bambina.
Sei sempre stato un casinista, disse il colossale marito
di Martha. Mi spiace che la tua giovane moglie sia morta
ma immagino sia morta per qualche tuo stupido errore,
una leggerezza al momento sbagliato, uno dei tuoi esperimenti
mentali, delle tue famose distrazioni intellettuali.
Qualcosa capace in ogni caso di ricordare a tutti noi il dono
che hai di seminare sciagure.
Andrew depose la bambina nel seggiolino poggiato per
terra, sollev il seggiolino con la bambina e si avvi lentamente
verso la macchina, quasi perdendo l'equilibrio sul
viottolo scivoloso. Allacci la cintura di sicurezza attorno
al seggiolino sul sedile posteriore, torn alla casa, raccolse
i sacchetti di plastica e la borsa e li rimise in macchina.
Una volta sistemato tutto chiuse la portiera, si tir su e girandosi
si ritrov Martha davanti, uno scialle avvolto intorno
alle spalle. Va bene, disse Martha.
[riflette]
Continui...
No, stavo pensando a una cosa che ho letto sulla patogenesi
della schizofrenia e del disturbo bipolare. Prima o poi
i neurobiologi ci arriveranno, con il loro sequenziamento
genico, troveranno le differenze nel genoma - tutte queste
stupide proteine associate alla teleologia. Gli assegneranno
cifre e lettere, una lettera sforbiciata di qua, una cifra
aggiunta di l e... ammirate, la malattia non  pi! Quindi
Doc, sono guai per lei che cura con le parole.
Non ne sia troppo certo.
Mi dia retta, finir col sussidio di disoccupazione. Che
altro possiamo fare noi mangiatori del frutto dell'albero
della conoscenza se non biologizzarci? Espungere il dolore,
estendere la vita. Volete un altro occhio, che so, dietro la
nuca? Si pu fare. Spostare il retto in un ginocchio? Nessun
problema. Anche mettervi le ali se volete, sebbene il risultato
pi che un volo nel cielo sarebbero giganteschi saltelli,
megafalcate radenti come su quei percorsi che sembrano
scale mobili appiattite nei lunghi corridoi degli aeroporti.
E chi ce lo dice che Dio questo non lo vuole, perfezionare
il suo imperfetto, bacato concetto di vita come patologia
incurabile? Siamo il suo piano B, la sua polizza assicurativa.
Dio opera attraverso Darwin.
Quindi Martha alla fine si prese la bambina?
Penso anche a noi che ci decomponiamo nelle nostre bare
marcescenti, e a come ci reincarniamo, ai nostri piccoli frammenti
microgenetici risucchiati nell'intestino di un verme
cieco che affiora in superficie neanche lui sa perch, e striscia
nella terra fradicia di pioggia solo per morire sull'affilato
becco di uno scricciolo. Ehi,  la mia carta d'identit
vivente, il mio genoma in poltiglia quello che  appena
stato cacato dal cielo ed  finito con un plop sul ramo di
un albero, e che adesso penzola dal ramo come una benda
umidiccia. Ammirate! Mi sono trasformato in sostanza nutritiva
per un albero che lotta per la propria vita.  cos, sa?
Questi immobili, saldi organismi vascolari combattono silenziosamente
per la propria esistenza come facciamo noi
l'uno con l'altro, alberi che si contendono lo stesso sole, lo
stesso suolo al quale si abbarbicano, e spargono i semi che
diventeranno i loro nemici nella foresta, come i principi per
i re loro padri negli antichi imperi. Ma non sono del tutto
privi di moto. Col vento forte eseguono la loro danza della
disperazione, gli alberi carichi di foglie che ondeggiano
di qua e di l, gettando in alto le braccia nella foga impotente
di essere ci che sono... Eh, dall'antropomorfismo a
sentire le voci il passo  breve.
Lei sente le voci?
Ah! Sapevo che avrei attirato la sua attenzione. In genere
quando mi addormento. Anzi, so che sto per addormentarmi
quando le sento. E quello mi sveglia. Non volevo parlargliene
e invece ecco che gliene sto parlando.
Che cosa dicono?
Non so. Cose strane. Ma non  che le sento davvero. Cio,
sono indubbiamente voci, ma al tempo stesso senza suono.
Voci senza suono.
Gi.  come se sentissi il significato delle parole che vengono
pronunciate senza il sonoro. Sento il significato ma
so che sono parole che vengono pronunciate. Di solito da
persone diverse.
Chi sono queste persone?
Non ne conosco nessuna. Una ragazza mi ha chiesto di
fare l'amore con lei.
Be',  normale... gli uomini le sognano certe cose.
 pi di un sogno. Io poi non la conoscevo. Una ragazza
con un vestitino leggero lungo fino alle caviglie. E le
scarpe da running. Aveva un accenno di lentiggini sotto
gli occhi, sembrava che la luce del sole le schiarisse il volto,
anche se stava all'ombra. Talmente carina da spezzarti
il cuore! Mi ha preso per mano.
Be', questo  pi di una voce, di certo pi di una voce
senza suono.
Secondo me succede che produco mentalmente un'immagine
da associare al significato che sento...
Bene, possiamo tornare a Andrew lo scienziato cognitivo?
Faccio fatica a dirle che sento le voci senza suono anche
da sveglio, nella mia vita quotidiana. Ma s, perch non dovrei?
C' stata una mattina, per esempio, mentre andavo al
lavoro, ero fermo al semaforo con il giornale e il caff che
avevo preso al deli. Stavo osservando il conto alla rovescia
dei secondi del rosso. E una voce mi ha detto: Gi che sei l,
perch non aggiusti la zanzariera della porta. Era molto, molto
reale, talmente vicina a una vera voce sonora che mi sono
girato per vedere chi avevo alle spalle. Solo che non c'era
nessuno, ero da solo a quell'incrocio.
E qual  stata l'immagine che ha prodotto sentendo quella
frase?
Era un'anziana. Ho messo me stesso sulla soglia della
porta di servizio, nella sua cucina. Era un edificio rurale,
una fattoria in rovina. Ho pensato che potesse essere nella
Pennsylvania occidentale. Nel cortile c'era un vecchio camioncino
con il cassone senza sponde. La donna indossava
un grembiule scolorito. Ha alzato gli occhi dal lavandino,
per niente sorpresa, e mi ha detto quella frase. Seduta
al tavolo, una bambina stava disegnando con un pastello.
Era la nipote della donna? Non lo sapevo. Mi ha guardato
un attimo prima di tornare al disegno, poi con improvvisa
violenza si  messa a scarabocchiarlo tutto: qualsiasi
cosa avesse disegnato ora lo stava distruggendo.
Lei per caso  l'uomo che chiama il suo amico Andrew,
lo scienziato cognitivo che ha portato una bambina di pochi
mesi a casa della ex moglie?
S.
E mi sta dicendo che ha sognato di fuggire e di ritrovarsi
sulla porta di servizio di una fattoria in rovina non si sa dove?
Allora. Non era un sogno, era una voce. Cerchi di stare
un po' attento. Questa voce mi ha fatto provare la stessa
sensazione di quando avevo sentito il bisogno di scappare
dopo che la mia bambina avuta con Martha era morta e con
lei la mia vita con Martha. Non mi importava dove sarei andato.
Salgo sul primo pullman che vedo a Port Authority.
Mi addormento, e al risveglio il pullman si sta inerpicando
lungo le strade tortuose della Pennsylvania occidentale. Ci
fermiamo davanti alla piccola agenzia di viaggi in uno di
quei paesotti e scendo per fare due passi nella piazza:
saranno state le due o le tre del mattino, era tutto chiuso di
quello che c'era, un drugstore, un negozietto di cianfrusaglie,
un corniciaio, un cinema, e a occupare un lato intero
della piazza una specie di tribunale in stile neoromanico.
Nel quadrato di erba secca ingiallita c'era una statua
nero-verdastra di un uomo a cavallo all'epoca della Guerra
di Secessione. Il tempo di tornare all'agenzia di viaggi
e il pullman  sparito. Cos mi avvio fuori dall'abitato, di
l dai binari della ferrovia, oltrepassando alcuni magazzini,
e due o tre chilometri dopo - ormai era l'alba - trovo
questo edificio fatiscente, una fattoria in abbandono. Avevo
fame. Entro nel cortile. Nessun segno di vita, cos faccio
il giro e arrivo alla porta-zanzariera. E ci sono queste due
uguali a come me le ero inventate o pensavo di averle inventate,
la bambina e la vecchia. E la vecchia  quella che
aveva detto quella frase la mattina che stavo con il caff e
il giornale a Washington, in attesa del verde.
Insomma mi sta dicendo di essere scappato e di essersi
ritrovato proprio sulla stessa porta di servizio di una fatiscente
fattoria della Pennsylvania che aveva precedentemente
immaginato?
No, maledizione. Non  questo che sostengo. Sono salito
davvero sul pullman e il viaggio  stato esattamente
come ho detto. Lo squallido paesotto, la fattoria diroccata.
E quando sono arrivato all'edificio  vero che in cucina
c'erano quelle due persone, la vecchia e la bambina coi
pastelli. C'era anche un foglio di carta moschicida appeso
al lampadario, nero di mosche appiccicate sopra. Perci
era tutto molto reale. Solo che nessuno mi ha chiesto
di sistemare la porta.
No?
Sono stato io a offrirmi di aggiustarla. Ero stanco e avevo
fame. Non vedevo uomini da nessuna parte. Ho pensato
che in cambio di qualche lavoretto mi avrebbero permesso
di lavarmi, mi avrebbero dato qualcosa da mangiare.
Non volevo la carit. Cos sorrido e dico: Buongiorno. Mi
sono mezzo perso, ma vedo che la porta ha bisogno di essere
riparata e penso di riuscire ad aggiustarla se mi offrite
una tazza di caff. Avevo notato che non si chiudeva
bene, il cardine superiore veniva via dal telaio, la maglia
della zanzariera era lenta. Come porta-zanzariera era del
tutto inutile, motivo per cui avevano dovuto appendere la
carta moschicida al cordino del lampadario. Vede perci
che non era stata una visione paranormale a condurmi in
quel luogo. Ero salito su quel pullman e avevo visto la fattoria
e quelle due persone e poi le avevo cancellate dalla
mia mente fino a quella mattina a Washington, mentre ero
in piedi all'incrocio in attesa che i secondi del rosso arrivassero
a zero e ho sentito
All'epoca lavorava a Washington?
S, come consulente del governo, ma non mi chieda a
far cosa - e ho sentito la voce della vecchia dire pi o meno
quello che avevo detto io quando ero comparso sulla porta
della sua cucina. Solo che nella sua voce le parole avevano
un tono di riprovazione, tanto che l'effetto era: "Visto che
non stai facendo niente, perch per una volta non ti rendi
utile e aggiusti la zanzariera". C' una definizione per
questo tipo di esperienza nel suo manuale, giusto?
S. Ma non sono sicuro che stiamo parlando dello stesso
tipo di esperienza.
Anche noi abbiamo il nostro manuale, sa? Il suo campo
 la mente, il mio  il cervello. Si incontreranno mai?
La cosa importante di quel viaggio in pullman  che ero
arrivato ad avere la sensazione che qualsiasi cosa facessi
avrebbe arrecato danno alle persone che amavo. Pensa di
sapere cosa si prova, Mr Analista seduto sulla sua poltrona
ergonomica? Non mi riusciva di capire per tempo cosa
fare per evitare il disastro, come se a ogni mio comportamento
dovesse per forza seguire qualcosa di terribile. Cos
sono salito su quel pullman, per scappare e basta, non mi
importava altro. Volevo comprimere la mia vita, dedicarmi
a sciocche minuzie quotidiane. Non che ci sia riuscito.
Le sue parole ne furono l'evidente riprova.
Le parole di chi?
Del colossale marito di Martha.
Quando Andrew varc la porta d'ingresso vide il colossale
marito di Martha che infilava cappotto e berretto e Martha
che saliva le scale con la bambina tra le braccia, togliendole
il cappuccio, aprendo la lampo della tutina imbottita. Andrew
prese nota di una casa spaziosa e ben arredata, molto
pi elegante di quella in cui avevano vissuto lui e Martha
da sposati. L'ingresso aveva un pavimento a parquet di legno
scuro. Sulla sinistra intravide un confortevole soggiorno,
con soffici divani e poltrone, il fuoco acceso nel camino,
e sul muro sopra la mensola il ritratto di quello che gli parve
uno zar russo in abito lungo con una croce ortodossa appesa
al collo e una corona che somigliava a un copricapo ricamato.
Alla sua destra, in uno studio tappezzato di libri, lo
Steinway nero di Martha. La scalinata, rivestita da una
passatoia rosso scuro con una bacchetta di ottone alla base di
ogni gradino, disegnava una curva sinuosa insieme al corrimano,
al quale Martha non si stava aggrappando mentre saliva
con la bambina in braccio. Era in pantaloni. Andrew not
che aveva conservato la linea e si sorprese a rimarcare, come
non faceva da anni, la forma e il vigore elastico del suo sedere.
Il cappotto del colossale marito di Martha era di quelli
con le spalle arrotondate, il collo a mantellina e le maniche
svasate. Un modello che non portava pi nessuno. Il berretto,
un affarino sportivo indeformabile, era troppo piccolo per
la testa del colossale marito di Martha.
Disse Martha senza voltare il capo: Va' con lui, Andrew,
con lo stesso tono di voce pacatamente imperativo che usava
quando erano sposati.
Andrew corse ad aprire la portiera del passeggero. Era gratitudine
quella che provava mentre il colossale marito di Martha
lo raggiungeva e si sistemava sul sedile. Partirono alla volta
del pub preferito dal colossale marito di Martha, il quale
lo indirizzava senza parlare, segnalando destra o sinistra agli
incroci, grugnendo e indicando il parcheggio dopo che furono
arrivati. Era un bar in un centro commerciale. Andrew si
aspettava una conversazione, una qualche intesa reciproca -
dopo tutto condividevano l'esperienza della stessa moglie -,
ma una volta seduti al bancone con davanti i drink in alti bicchieri
lavorati, e nonostante Andrew attendesse l'inizio della
conversazione, il colossale marito di Martha non parlava.
Cos Andrew disse qualcosa del seguente tenore:
Tutto quello che sei convinto di sapere su di me  vero.
 vero che ho accidentalmente fatto morire la mia bambina
avuta con Martha: le ho somministrato in buona fede il
medicinale che ero convinto fosse stato prescritto dal nostro
pediatra. Il farmacista aveva spedito il medicinale sbagliato
e io non sono stato attento quanto avrei dovuto, avevo
passato tutto il giorno sulla mia tesi in scienza cognitiva,
ero stato ore in laboratorio oltre a riunioni al dipartimento
eccetera, e ho diligentemente versato il medicinale nella
sua piccola bocca con un contagocce. Per tutta la notte l'ho
fatto ogni due ore, finch la bambina ha smesso di piangere
ed era morta. Non mi ero accorto che fosse morta, pensavo
avesse finalmente preso sonno. Ero stanco e mi sono
coricato a mia volta, toccava a me restare alzato con la bambina
malata perch Martha era esausta, aveva dato le sue
lezioni di pianoforte tutto il giorno e l'uomo di casa, dopo
tutto, ero io. A svegliarmi  stato l'urlo di Martha, un urlo
non umano, il verso di un enorme animale selvatico con la
zampa impigliata in una trappola d'acciaio, e forse nemmeno
un animale dei nostri tempi, qualcosa di simile alla sua
versione paleontologica.
Disse il colossale marito di Martha, lo sguardo fisso sullospecchio blu dietro il bancone: Quando un animale si ritrova
la zampa in una trappola lo sai cosa fa per liberarsi?
Se la stacca a morsi. Ma resta menomato per sempre, incapace
di provvedere a se stesso e condurre una vita normale.
Ti riferisci a Martha, disse Andrew.
Gi. E cos sono rimasto storpiato per sempre anch'io,
avendo sposato per amore una donna irrimediabilmente
ferita non pi in grado di praticare la propria professione.
Grazie a Sir Andrew l'impostore.
 questo che sono, Sir Andrew l'impostore?
Gi, la cui gentile, bendisposta, generosa, affascinante
inettitudine  il modus operandi del pi letale dei killer.
Facciamocene un altro.
Quando Andrew prese il bicchiere per scolare rapidamente
il drink, in modo da onorare il debito morale nei
confronti del colossale marito di Martha ordinandone un
altro, senza averne davvero voglia, il bicchiere gli scivol
di mano. Nel tentativo di recuperarlo agganci la ciotola di
arachidi con la manica della giacca, e nella smania dell'improvvisa
necessit di raddrizzare due cose nello stesso momento
le perse entrambe, con il bicchiere e il suo contenuto,
cubetti di ghiaccio e spicchio di lime compresi, che
seguirono la cascata di arachidi sulle ginocchia del colossale
marito di Martha.
Si sent offeso da quello che disse? Il colossale marito di
Martha. Si infuri?
No, lui  un cantante lirico. La lirica  l'arte delle emozioni
incontrollate. Succede una cosa e quelli ci cantano
su per ore. Ci che disse, sebbene espresso in una voce da
basso-baritono di grande e minacciosa risonanza zarista,
era vero. Non potevo offendermi n infuriarmi, non solo
perch era una cosa di me stesso che sapevo gi, ma anche
perch nel mio cervello c' una cesura... e perci l'onore,
tra le altre virt,  qualcosa con cui io non ho alcun legame.
Non ce l'ho. Dentro di me, al fondo della mia anima,
ammesso che l'anima esista, sono sostanzialmente indifferente
a quello che ho fatto. Una pallida sfumatura di rammarico
per bambine morte, per mogli morte, per gli incendi
che ho appiccato mio malgrado, e nei miei sogni tutte
queste sciagure potranno anche farmi fuggire in chiss
quale luogo dove io non possa nuocere, ma nella vita di
ogni giorno sono sordo al mio rimorso.
Per dopo il terribile evento della morte della piccola sal
su un pullman diretto verso la Pennsylvania occidentale.
Non  cos? O adesso sta dicendo che si  sognato tutto?
No, quello che  successo davvero  come l'ho descritto.
Be', quindi nella vita di ogni giorno come nei sogni, non
stava forse fuggendo? Questo non mi sembra essere sordi
al proprio rimorso.
Momenti del genere possono capitare ma non sono caratteristici,
sono accidentali rispetto allo stato d'animo prevalente.
Rimasugli del po' di umanit che posso aver avuto.
Capisco.
Perch la verit  che io scrollo le spalle e tiro dritto. Affabile
come sono, generoso e disponibile come cerco di essere,
alla fin fine non ho sentimenti, nel bene o nel male.
Nelle profondit del mio essere, succeda quel che succeda,
resto freddo, impenetrabile al rimpianto, al lutto, alla felicit,
pur essendo capace di fingere talmente bene da ingannare
persino me stesso. Sto cercando di dire che sono, alla fin
fine, tremendamente insensibile. La mia anima giace in un
profondo, immobile, meraviglioso, imperturbabile, calmo,
freddo lago di silenzio. Ma no, non inganno me stesso. Un
killer, ecco cosa sono. E, ciliegina sulla torta, sono incapace
di punirmi, di togliermi la vita per la disperazione della rovina
in cui ho gettato la vita delle persone, bambine inermi
o donne che amo. Ed  questo che il colossale cantante lirico
marito di Martha non riusciva a capire mentre mi condannava,
magari con la speranza che avessi un'illuminazione
e la facessi finita, [riflette] Naturalmente non lo farei mai.
Insomma, per Martha aveva una bambina adesso, un
surrogato della figlia che aveva perduto.
Io non la vedevo da questa prospettiva. Non era mia intenzione
consegnarle la bambina punto e basta.  solo che
avevo bisogno di aiuto. Per un anno o due. Ero ancora sotto
choc per la morte di Briony. Martha invece prese possesso
della bimba come se fosse il legittimo genitore.
Le diede fastidio?
Non ero in condizione di eccepire. Devo farti il disegnino?
Sei cos duro di comprendonio? Avevo gi ammazzato
una bambina, volevi che ne ammazzassi un'altra? Comunque
ci rincontreremo un giorno. Ha gli stessi occhi azzurri
di Briony. Gli stessi colori chiari.
Aveva ragione il colossale marito di Martha nel sostenere
che lei fosse in qualche modo responsabile anche della
morte di sua moglie?
Non del tutto.
Che significa?
 stato indiretto... non un rapporto di causa-effetto.
E allora come  andata? Si riferisce al parto?
No, non mi riferisco a quello.
Come  morta?
Non voglio parlarne, [riflette] Posso dirti che, dopo aver
ammazzato la bambina avuta da Martha, Andrew accett
una poco remunerativa cattedra di professore a contratto
in un piccolo college statale del West di cui non aveva mai
nemmeno sentito parlare.
Perch?
Perch, secondo te? Perch era lontano. Perch dopo aver
ottenuto il divorzio a Martha piaceva farsi trovare davanti
al palazzo quando lui tornava a casa dal lavoro. Faceva
un tiro di sigaretta, la buttava per terra, la schiacciava
e se ne andava.
Perci agli occhi di lei la colpa era sua. Sua e soltanto sua.
E di chi altri?
Del farmacista, per esempio? Non pensaste di denunciarlo?
Oddio, tu non hai idea, vero?, di come la realt sociale
si cancelli completamente in seguito a una cosa del genere.
Il cervello frastornato dalla consapevolezza che ci che
hai fatto  irreversibile. Denunciare qualcuno? C'era forse
riscatto in questo? Cosa ne avrei ricavato, denaro? Cristo,
non so che parlo a fare con te. Denunciare qualcuno avrebbe
forse riportato in vita la bambina? E chi avremmo dovuto
denunciare? Il pediatra che aveva trasmesso la prescrizione
per telefono? il farmacista che l'aveva evasa? il pony
express che ci aveva consegnato il medicinale? Dov' che
c'era stato l'inghippo? Chi avremmo dovuto denunciare?
Avrei potuto leggere l'etichetta. Avrei potuto denunciare
me stesso. Ero stato io a somministrare il medicinale. Solo
quello Martha vedeva, che ero stato io, indiscutibilmente,
io e nessun altro.
E tu eri d'accordo.
Certo. Ero stato io, punto e basta.
Ed ecco allora Andrew in esilio volontario in questo college
statale alle pendici di una catena montuosa detta dei
Wasatch. All'inizio le montagne mi piacevano. Vi arrivai
ai primi di settembre, un finale d'estate ancora caldo con
tracce di vecchia neve invernale sulle cime. Mi fece capire
in che mondo inumano viviamo. Te ne rendi conto quando
esci dalla citt. Agli americani piace scroccare un passaggio
in quel mondo.
Cos' che stai dicendo?
Scendere da una montagna con un paio di sci ai piedi -
 una corsa gratis, per esempio. Cavalloni del mare, fiumi
d'acqua bianca. Un vento cui tenersi aggrappati. Passaggi
offerti dal pianeta. Tutti pronti a tua disposizione, puoi
salire, scendere, o farti ammazzare.
Capisco. Quindi si rivel un buon cambio di scenario
per te.
Non proprio. Immagino che tu non abbia mai vissuto
sotto una montagna. I Wasatch governavano quella cittadina.
Ne presi coscienza dopo un paio di giorni. Ti alzavi
la mattina ed erano l. Ti fermavi a fare benzina ed erano
l. Erano l nella loro stolida immensit, non potevi che subire.
Eri colonizzato. Negoziavano la luce, dovevano prima
rinunciarci loro perch potesse arrivare a te.
Non capisco.
Erano loro a prendersi la luce, poi la riflettevano gi o la
ingoiavano secondo consuetudine. Era una specie di burocrazia
montana e nessuno poteva farci niente, men che
meno il sole. Il college aveva un accordo con un motel della
zona nei cui miniappartamenti alloggiava i docenti a
contratto. Angolo cottura con piano di lavoro in formica.
Mobili laminati. Tende turchese e ruggine per richiamare
il patrimonio culturale dei nativi d'America. Ecco un altro
effetto delle montagne: favorire la standardizzazione culturale.
Io rappresentavo lo svogliato tentativo del college
di diversificare la propria offerta. Ero il Dipartimento di
Neuroscienze nella sua interezza. Non avevo nessuno con
cui parlare. I miei colleghi, se questo erano, nel loro modo
cortese e distante, facevano venire il latte alle ginocchia.
Mi sentivo solo e infelice.
Un giorno, passando davanti alla palestra del college, un
edificio molto simile all'hangar di un aeroporto, Andrew
vide attraverso le porte aperte una popolazione di sportivi
dediti alla ginnastica e all'atletica leggera: salto in lungo,
salto in alto, ostacoli, lancio del peso, salto con l'asta, cavallo con maniglie, anelli, trave, trampolino elastico. L'impegno,
la concentrazione di ciascuno di loro su ci che stavano
facendo, tutti che si muovevano in uno specifico sforzo
egocentrico ignorandosi a vicenda, gli fecero venire in mente
una coltura di svirgolanti molecole di DNA, convinto che
se avesse aspettato abbastanza quei ghirigori saltellanti e
volteggianti e piroettanti si sarebbero assemblati formando
la doppia elica di un codice genetico. Fu attratto in modo
particolare da una ginnasta, una biondina che si allenava
alla sbarra, oscillando avanti e indietro in quello che avrebbe
potuto essere un costume da bagno intero. Gli pareva
pi umana degli altri, quasi che ricavasse gioia autentica
dall'esercizio. Ma quell'oscillazione era solo una manovra
preparatoria: una volta raggiunta la necessaria velocit, eccola
slanciarsi nella verticale e tenersi ferma a testa in gi,
dritta come un fuso, per poi iniziare pigramente a cadere
all'indietro in un'altra rotazione di trecentosessanta gradi
con nuova emozionante pausa allo zenit. E ancora una rotazione,
poi, in avanti stavolta, come una lancetta d'orologio
impazzita. Andrew, non volendo farsi scoprire mentre
osservava, si allontan rapidamente dopo che la ragazza
ebbe completato l'esercizio con un ultimo giro e un balzo
in aria concluso con un perfetto atterraggio in posizione
semiaccucciata, le braccia tese davanti a s.
Ora che mi torna in mente, una volta vidi una donna eseguire
un salto mortale lanciandosi in avanti e facendo un
tre e sessanta in aria prima di atterrare agilmente sui piedi
nudi. Una cosa che diresti impossibile.
Dove succedeva questo?
Balz in aria non da un trampolino ma dal pavimento di
quella che mi sembrava essere una specie di scuola di danza,
si afferr le caviglie e si raggomitol per completare la
sua straordinaria rotazione aerea. Indossava una canottiera
da uomo a coste e un paio di gonfi mutandoni plissettati,
e non cerc il mio sguardo di approvazione una volta eseguito
l'esercizio. Una donnetta bassa e ordinaria, con i capelli
neri, ma con bei polpacci rotondi e piedi sottili che si
allargavano in corrispondenza del metatarso. L'uomo invece,
presumibilmente il suo allenatore, un tizio grande
e grosso che mi aveva portato a vedere questa cosa disse:
Che ne pensi? E io dovetti proprio dirgli che il numero andava
rimpolpato. La trovata durava appena pochi secondi.
Non  sufficiente per un intrattenimento serale, gli dissi.
Che bisogno c'era di dirglielo? Erano forse affari miei?
Mutandoni? Era un sogno?
Pi tardi venni a sapere che il tizio prendeva abitualmente
questa acrobata con la forza. Per averne la prova
ero stato accompagnato a guardare dalla finestra di un'attigua
camera da letto mentre il tizio si sdraiava su di lei,
schiacciandola.
Questo era il tuo sogno, insomma.
Muori dalla voglia che sia un sogno. Se lo fosse, potrebbe
essere successo dopo che vidi Briony alla sbarra. Se
fosse successo prima, addirittura prima che mi trasferissi
all'Ovest, potrebbe non essere stato un sogno. Ho vissuto
nell'Europa dell'Est, ma tu che cosa ne vuoi sapere?
Ho studiato un anno a Praga. Erano senza soldi, i cecoslovacchi.
Avevano la gigantesca Russia a vegliarli. Gli agenti
della loro polizia segreta avevano l'abitudine di saltar
fuori dai cespugli in tuta celeste e scattarti una foto mentre
te ne stavi seduto su una panchina del parco. Ho vissuto
anche in Ungheria, a Budapest. C' una strada da cui
 arrivata la Seconda guerra mondiale, prima in un senso,
mentre i tedeschi avanzavano e i russi si ritiravano, poi
nell'altro, mentre i russi avanzavano e i tedeschi si ritiravano.
Quell'unica strada perch la guerra potesse scorrerci
avanti e indietro. E in un grande spiazzo, vicino a una
scuola superiore, un'enorme fossa comune, crani e femori
appena sotto lo strato di terra. Perci potrebbe non essere
stato un sogno. D'altro canto, non ricordo questo salto
mortale come si ricordano le cose in uno specifico contesto.
Esattamente dove e quando. Forse perci  stato un sogno.
Tutto quello che posso dire  che me lo ricordo scuro
e rovinato, come un tremolante film muto, e che si svolgeva
in una stanza squallida con i pavimenti scheggiati e le
finestre sporche, e dunque non una cosa successa sia pure
in sogno negli sconfinati spazi a cielo aperto del lontano
West democratico. Ma il legame con Briony attraverso la
ginnastica mi fa ricordare quanto fossimo distanti, non solo
per et e posizione sociale ma anche nel modo in cui pensavamo
la nostra vita o, pi esattamente, le nostre aspettative
di cosa offriva la vita in base alla sua natura per come
la comprendevamo.
Di chi stiamo parlando adesso?
Fu strano vedere sul volto di questa incantevole giovane
universitaria eccezionalmente viva qualcosa di simile a
una luce interiore, un tramite per comprendere la mia umbratile
esistenza parte della quale potrebbe essersi svolta
anni prima in una squallida scuola di danza dove ero stato
condotto a guardare una donna in mutandoni e canottiera
trasformarsi in un missile volante.
Poi la vedesti di nuovo, l'atletica studentessa?
Aveva un nome, sai?
Briony.
La mia futura moglie.
Il primo giorno del corso elementare di Neuroscienze, Andrew
stava scrivendo il proprio nome sulla lavagna quando
il gessetto si spezz in due. "And", non aveva scritto
pi di questo, e quando si gir a cercare il pezzo di gesso
vagante che gli aveva sfiorato l'orecchio urt il leggio facendo
scivolare a terra i libri che ci aveva appoggiato sopra.
Sent ridere gli studenti. E poi Briony, in questa luminosa
aula fluorescente con le montagne che osservavano
dalla finestra, si alz dalla sedia in prima fila e raccolse i
libri e il pezzo di gesso. Non era in blue jeans come gli altri,
indossava un vestito lungo paglierino con le bretelline
e le scarpe da running che portavano tutti. La combinazione
gli strapp un sorriso. Era una snella bellezza dai
capelli color frumento, la pelle chiarissima come se una sua
propriet fosse la luce del sole. Andrew la ringrazi per la
gentilezza e and avanti con la lezione. Lei era seduta con
le scarpe da running puntate una contro l'altra sotto quel
vestito lungo e la testa rivolta verso il portatile mentre digitava
i propri appunti, una studentessa seria, che ascoltava
con la testa china sullo scrittoio della sedia. Andrew
pens alle sue gambe sotto quel vestito.
E poi si accorse che era la stessa ragazza della sbarra.
Buongiorno, classe. Buongiorno, vestito paglierino e scarpe da
running. Oggi inizieremo la nostra indagine della coscienza,
il campo di ogni significato, la condizione necessaria
e sufficiente del linguaggio, l'inizio di ogni buon giorno.
La coscienza, non ci con cui quel buzzurro ebete stravaccato
nella sedia accanto alla tua affronta il mondo, ma ci che rimane
dopo aver cancellato ogni presunzione, sacrificato
gli affetti, dimenticato la famiglia, la scuola, la chiesa e la
nazione in cui avete parcheggiato il vostro essere... dopo
aver buttato via il ciarpame tecnologico della civilt, tagliato
i fili di tutti i circuiti, compresi i collegamenti con i
vostri meccanismi interni, i disturbi intestinali, gli appetiti,
ci che prude, ci che sanguina e produce lacrime, o lo
scricchiolio delle articolazioni quando abbandonate la postura
seduta, quando abbandoni, seppur a malincuore, la tua
emozionata contemplazione a labbra dischiuse di me, di come la
mia voce risuona in te, di come il laser del mio sguardo penetra
i tuoi anfratti, e aleggiate liberi e sconnessi nel vostro
spazio virtuale nero e senza stelle. E cos non avete nulla
su cui fissarvi, nulla su cui far aderire il vostro pensiero,
niente immagini, niente suoni, niente odori, nessuna
sensazione fisica di alcun genere. Non siete in un luogo, siete
il luogo. Non siete qui, siete ovunque. Non siete in rapporto
con qualcos'altro. Non c' un qualcos'altro. Non c'
niente che possiate pensare se non voi stessi che pensate.
Siete nella forra senza fondo della vostra anima.
O incantevole acrobata,  vero, potremmo essere presenza immateriale
nel nostro essere, mere correnti nell'oceano delle nostre
molecole. Ma rincuorati! Lascia che i tuoi desideri pi sfrenati
ti riportino alla terra, alla cultura, alla cittadinanza, alle tue
esigenze corporali. A me. Ho tanto da insegnarti! E l'amore  il
sordo trauma cranico che ci rende insensibili alla disperazione.
Questo non mi sembra l'Andrew che conosco.
Di fronte a una classe sono un'altra persona.
Insomma eri innamorato.
Be', ammetto che ero vulnerabile. Ma lei era davvero
uno splendore. Succede qualcosa nel cuore, sai? Riconosci
la vita per come dovrebbe essere. E che ci che consideravi
vita erano solo le ombre nella caverna.
Quale caverna?
Non hai letto Platone, Doc. Dove vive la maggior parte
della gente, la maggior parte di noi, immaginando che
sia il vero mondo baciato dal sole mentre  solo una caverna
illuminata dai fuochi baluginanti dell'illusione. Briony
era l fuori sotto il sole. Cominciai come mandrillo arrapato,
subii un'istantanea evoluzione in fervente adoratore
e poi, quando si mise male sul serio, sentii che non potevo
vivere senza di lei.
Buongiorno, classe. Buongiorno ginocchio roseo e angolino di
coscia inclinata oggi in minigonna di jeans. Dalla nostra ultima
lezione potreste aver desunto che la mia argomentazione
fosse solo teorica, che ovviamente non c' esistenza senza il
mondo e di conseguenza non c' mente avulsa dalla sua interazione
con il mondo. La coscienza senza il mondo  impossibile,
cos come non c' vista senza la luce grazie a cui
vediamo.  questa l'obiezione, tesoro mio? China sul portatile,
il volto incorniciato dalla cascata di capelli. D'accordo allora,
diamo un'occhiata a questo vostro concreto mondo reale.
Ha una piattaforma nello spazio e questa piattaforma ha
una storia di vita animata. Fin qui nessun problema. Notate,
per, che non sembra esserci una condizione necessaria
o sufficiente per la vita, essa si verifica a prescindere dalle
condizioni. Verrebbe da pensare che necessiti d'aria e invece
no, verrebbe da pensare che abbia bisogno di vedere,
sentire o avanzare a falcate, o nuotare, volare, appendersi
per la coda al ramo di un albero e invece no. Non richiede
forma o dimensione particolari n particolari approvvigionamenti
dall'universo minerale per essere vita, riesce a
farsi a partire da qualsiasi cosa. Pu vivere sott'acqua o su
un granello di polvere, nel ghiaccio o nella ribollente acqua
del mare, pu avere occhi o orecchie ma anche non averli,
pu avere i mezzi per ingerire ma anche non averli, i mezzi
per muoversi ma anche non averli, pu avere un organo
riproduttivo ma anche non averlo, pu essere senziente
ma anche non esserlo, e persino quando  dotata di intelligenza
pu non esserlo a sufficienza, come per esempio il bradipo
scimunito che chiss com' riesce sempre a sedertisi vicino...
quando sbadiglia gli spariscono gli occhi, ci hai fatto caso, mia
fragolina di bosco? Dunque la vita  tassonomicamente senza
limiti ma con un'unica intenzione comune alle sue infinite
variet - siano esse pesci, mosche, scarabei stercorari,
vermi, acari o batteri -, un'unica intenzione che la definisce
in tutte le sue manifestazioni dotate o meno di intelletto:
la patetica intenzione di sopravvivere. Perch ovviamente
non ci riesce mai, vero, mia bonazza boscosa?, perch se la
vita  un'unica cosa definibile che assume una infinit di
forme, dobbiamo allora affermare che si nutre di se stessa.
Che consuma se stessa. E questo non  molto rassicurante
se pensate di dipendere dal mondo per la vostra coscienza.
No? Se la coscienza esiste senza il mondo, non  niente, e se
ha bisogno del mondo per esistere, non  niente lo stesso.
Questi erano i miei esperimenti mentali preliminari: partire
da un sostanziale vicolo cieco filosofico per poi cercare
soccorso nei primi ad aver fornito risposte, Emerson,
William James, Damasio e gli altri. Ma dovetti passare per
nient'altro che un depresso.
Chi era il buzzurro?
Non aveva chance, davvero. Alto, magro, indolente, i capelli
bagnati pettinati all'indietro, tipo Tarzan. Il campione
dell'istituto, il quarterback della squadra di football. Era
fuori gioco dal momento stesso del mio ingresso in scena.
E "bonazza boscosa"?
S, quello fu la distrazione di un momento, un residuo di
pensiero per la mia ragazza delle superiori che era piuttosto
boscosa da quelle parti. Briony no. Briony, per una questione
di comodit quando faceva gli esercizi con il suo body elasticizzato,
teneva il monte di Venere in ordine.
Al college c'erano un sacco di biondine del West ma per lo
pi del tipo smaccatamente riconoscibile, con l'aria frivola
o smaliziata, o forse era la faccia che anticipava troppo
chiaramente il tracollo cosmetico. Briony aveva i lineamenti
delicati, l'aspetto sobriamente aristocratico, avresti detto
che veniva da una villa di campagna nelle Cotswolds
o magari da uno shtetl polacco. Per un motivo o per l'altro
continuavo a incrociarla nel campus. In bici, in coda al
bar, mentre parlava con le amiche. Non significava qualcosa?
Ogni volta che arrivava in aula mi salutava con un
sorriso. Le chiesi se voleva offrirsi volontaria come soggetto
di un esperimento di laboratorio e rispose di s. Perci
una mattina, mentre fissavo il caschetto di elettrodi sulla
sua bellissima testa - non l'avevo rasata, naturalmente,
non era medicina questa, solo un modo per illustrare l'attivit
elettrica del nostro cervello - ebbi il pretesto per ravviarle
i lunghi capelli dietro le orecchie. Inalai la sua limpida
freschezza. Mi sentivo come in un prato baciato dal
sole. Produssi un sommario grafico cerebrale usando un
vecchio elettroencefalografo che mi ero portato dietro trasferendomi
dall'Est. Una specie di macchina della verit,
molto primitiva, ma utile per Neuroscienze 1. Le mostrai
immagini in rapida successione, vidi dove il grafico aveva
un picco, dove era spaventata, dove le tornava in mente
qualcosa, dove aveva fame, dove un'allusione sessuale la
accendeva. Era un esercizio dimostrativo, robetta elementare,
nulla a che vedere con le localizzazioni. Gli altri studenti
si limitavano a osservare e a fare battute. Il buzzurro
era l con uno stupido sorriso di sufficienza sulle labbra.
Decisi che lo avrei bocciato, per quello che contava. Io invece
vedevo cose che i suoi compagni non potevano vedere.
Vidi cose di Briony pi intimamente che se fosse stata
nuda. Non era banale voyeurismo, era cefalico-invasivo, lo
ammetto, ma, in fondo, non tanto logica inferenza scientifica
quanto fantasia di un professore.
Che cosa vedesti?
Tra le immagini che le mostrai c'era un circo giocattolo.
Un circo a una pista con al centro il direttore col cappello a cilindro e i pantaloni da cavallerizzo, donne in tut in
piedi sulla groppa di pony che galoppavano intorno alla
pista e in alto un uomo in calzamaglia appeso a testa in
gi al trapezio e una donna con la stessa calzamaglia aggrappata
alle sue mani. Quella stacc letteralmente il pennino
dal foglio. Mi procur grande imbarazzo che le gioie
di una bambina fossero ancora cos evocative.
E poi la disperazione del mio campo di studi. Devi essere
coraggioso quando ti occupi di scienze. Reagii malamente
alla pubblicazione di un esperimento che dimostrava
come il nostro cervello riesca a prendere una decisione alcuni
secondi prima che ne siamo coscienti.
Questo  allarmante. E tu dissenti?
Sarebbe facile dissentire. Dire "Aspettate un attimo.  ripetibile?
Sta in piedi?". Invece il mio cervello prese in pugno
le redini e si dichiar solidale con i risultati dell'esperimento.
Ce ne saranno di ancora pi sofisticati e verr
stabilito che il libero arbitrio  un'illusione.
Ma di certo
Una mattina mi ritrovai ad abbandonare improvvisamente
il filo della lezione per dire una cosa che non avevo previsto
di dire. Una specie di preambolo a un corso di scienze
cognitive che non avevo ancora organizzato... [riflette]
E che cosa dicesti?
Eh?
Dicesti improvvisamente qualcosa alla classe.
Feci la seguente domanda: come posso pensare al mio cervello
se  il mio cervello che pensa? Questo cervello finge
ossia di essere me che lo penso? Oggigiorno non ci si pu
fidare di nessuno, figuriamoci di se stessi. Io sono una coscienza
generata misteriosamente, e non mi d alcun conforto
sapere che  solo una tra miliardi. Dissi questo, raccolsi
i miei libri e uscii dall'aula.
Uhm.
Cos' questo "Uhm"? Te lo ricordi come mai il grande
Heinrich von Kleist si suicid? Aveva letto Kant, il quale
sostiene che non possiamo mai conoscere la realt. Sarebbe
dovuto venire nel West, il buon Heinrich. Gli avrebbe
risparmiato la vita. Non c' disperazione intellettuale possibile
da queste parti. Dev'esserci qualcosa nelle montagne
e nel cielo. Dev'esserci qualcosa nella squadra di football.
Perci tu con la tua crisi intellettuale eri un'anomalia.
Alla lezione successiva si present un solo studente ed
era Briony. Andammo al centro ricreativo e bevemmo caff.
Era corrucciata, mi guard da capo a piedi con espressione
compassionevole. Mentre la vedo adesso mi rendo
conto che Briony non si tocchicchiava di continuo come
fanno le giovani donne, passandosi le mani tra i capelli,
legandoseli se sono sciolti, sciogliendoseli se sono legati,
tutti quei piccoli gesti come se si guardassero allo specchio.
Briony non faceva nulla del genere, stava seduta immobile,
serenamente presente nel momento senza tracce sotterranee
di vanit. Il semestre era ancora abbastanza agli
inizi perch gli studenti potessero mollare un corso e passare
a un altro e lei sapeva che questo avrebbe potuto procurarmi
dei guai. Naturalmente il preside mi avrebbe fatto
vedere i sorci verdi ma cosa volevi che me ne fregasse
con quella splendida creatura davanti. Mi crogiolavo nella
sua solidariet. Assunsi un'espressione affranta. Briony
allung la mano dall'altra parte del tavolino come per consolarmi.
Non voleva dare a vedere che mi trovava strano.
Era il genere di persona che si sente obbligata a scambiare
due chiacchiere persino con un lebbroso.
Cosa aveva alle spalle?
Alle spalle? I monti Wasatch.
No, intendo dire
Vuoi sapere da dove veniva, questa fanciulla straordinaria,
chi erano i genitori, quale famiglia l'aveva generata?
Esatto.
Perch  importante? Mica nei film ti dicono dove  cresciuta
la gente, a meno che il film non parli del crescere.
Non ti dicono mai da dove vengono i tuoi eroi, chi hanno
per genitori, te li trovi cos come sono, nel momento presente.
Sei chiamato a fremere per loro in base a come vivono
sullo schermo e tutto quello che sai di loro coincide
col tempo in cui stanno l. Nessuna storia, nessun passato,
soltanto loro.
Questo  un film?
Questa  l'America. Dopo aver fatto la nostra reciproca
scoperta andammo a camminare in montagna, io e Briony.
Arrivavi in fondo a una strada e ti ritrovavi all'inizio di un
sentiero. I Wasatch tenevano a ricordarti che c'erano sempre,
persino quando avevi le spalle girate, persino quando guidavi
la macchina in direzione opposta li percepivi.
Cambiavano in continuazione in base alla luce che negoziavano
ma anche alla temperatura, il colorito era come un
cambiamento d'umore, eppure costituivano presenze costanti,
una famiglia di di, bassi monti dalle vette frastagliate,
questo pi alto, quest'altro pi basso, ma tutti collegati,
un'alleanza di venerabili poteri, sfregiati dai sentieri,
implacabili con neve capace di uccidere o spensieratamente
vivi di fogliame primaverile in tutte le tenui sfumature di
verde o di azzurro sempreverde, ma ancora con i rimasugli
giallo-marrone dell'anno prima. E poi la loro pendenza,
il levarsi all'indietro fino alla vetta nel cielo come per
repulsione verso qualcosa che noi supplici avevamo fatto
e li aveva indispettiti, perch coloro che abitavano da un
po' in quella citt sapevano che quei monti li governavano,
li muravano dentro, sapevano di essere il loro popolo.
Briony con i pantaloncini bianchi e la bottiglietta d'acqua
alla cintura e il berretto da baseball con la coda bionda infilata
nell'apertura posteriore, e gli scarponcini da trekking
e i fantasmini e i sodi guizzosi polpacci arrotondati...
Briony si arrampicava davanti a me, energica, e io con
la necessit di tenere il passo - in alcuni momenti temetti
che stesse cercando di staccarmi - non riuscivo a godermi
la contemplazione delle sue gambe e lo splendore dei
suoi pantaloncini bianchi aderenti mentre si issava oltre
un masso, a volte posando la mano a terra per sorreggersi,
o afferrando uno spuntone di roccia, arrampicandosi cos
sempre pi in alto, pi che un percorso una serie di criptici
passi tibetani verso l'accettazione buddista di come sono
davvero le cose quando non ne parli.
Be', era solo una domanda.
Tu manchi di empatia, non capisci quando  il caso di
smetterla di chiedermi certe cose. Non puoi immaginare
cos'era avere lei l senza dimenticare neanche per un istante
la mia inettitudine omicida. Che nell'estasi della felicit
sarei stato massimamente pericoloso. Il dovermi concentrare
momento dopo momento, esaminare le mie azioni, tutto
ci che facevo, vivere nell'attenzione alle minuzie, tenermi
d'occhio ogni minuto della giornata, controllando con
zelo ritualistico tutto ci che facevo pur di non trasformarmi
in Andrew l'impostore. Non riesco pi a parlare con te,
 troppo doloroso. Tu non capisci. Soltanto pronunciare il
suo nome mi annienta. Non sento pi la sua voce.
Tu, con l'orecchio per le voci?
Riesco ancora a evocare le voci di mia madre e di mio padre
dopo tanto tempo dalla loro morte. Riesco a sentirle distintamente
anche se solo per un attimo fugace. Ci che sento 
la loro qualit morale. Il pragmatismo di mia madre. La triste
evasivit di mio padre. Nelle voci ricordate c' la qualit
morale dei morti.  quel che resta di loro che coincide ancora
con loro, quel frammento di voce che restituisce una qualit
morale sebbene della persona non ci sia pi nient'altro.
E invece la sua voce, la voce di Briony, non c' pi, dici?
Non la senti? Forse  per questo che da parte mia non mi
pare di riuscire a coglierla. Sento la tua voce, il tuo provare
ci che pensi di lei e provi per lei.  come se si mettesse
di mezzo, la tua voce. Che aspetto aveva, al di l del fisico
sportivo? Ed era iscritta alla facolt di matematica, giusto?
Vanno insieme, magari, la matematica e la ginnastica. Fare
geometria alle parallele.
Chi ha detto che era iscritta a matematica? Come lo sai?
Non hai detto?
Sei della CIA?
Per favore, Andrew.
Non so perch parlo con te.
Martha  come se la conoscessi, dalla tua descrizione di
come si  comportata. Briony invece non mi arriva.
Era una persona pi giovane, Briony, ancora in divenire.
Ingenuamente brillante. Spontanea. Non si comportava
come se si sentisse particolarmente carina. Aveva l'esuberanza
fisica dei figli ormai grandi. Quando le piaceva
qualcosa le piaceva appassionatamente. Aveva i suoi libri
preferiti, i suoi gruppi preferiti. Si impegnava nello studio.
Riusciva a scrivere una frase grammaticalmente corretta...
lo sai quanto  raro in uno studente universitario? Credeva
nella propria vita, nel proprio futuro.
Capisco.
Martha era, Briony stava diventando. Che razza di strizzacervelli
sei se bisogna dirti anche questo? Hai la crudelt
di uno che vive per interposta persona.  questo che stai facendo,
vero, vivere per interposta persona attraverso me. Io
sono grano per il tuo mulino. Cristo! Non hai una vita tua?
Non esattamente.
Non mi sono chiari i tempi qui. Quand' che tu e Briony
vi siete sposati?
Non ci siamo mai sposati.
Era tua moglie.
Certo che era mia moglie, ma non ci siamo mai sposati.
Non ce ne demmo mai la pena. Non superammo mai l'intenso
sentimento reciproco che si deve superare se ci si
vuole sposare legalmente. Non avevamo bisogno che qualcun
altro ci dicesse che lo eravamo. Eravamo Andy e Bri.
Un giorno andai alla partita di football del sabato e lei era
l, ovviamente, in cima alla piramide delle cheerleader, a
concludere la coreografia con un volo d'angelo in mezzo
a tutte quelle braccia.
Lo sapevo...
Nel frattempo era l pure lui, il buzzurro, con tanto di
casco e imbottiture, a guidare i suoi in uscita dal time-out,
uno sguardo strafottente rivolto agli avversari, a eseguire
uno schema dopo l'altro con serena autorit e far avanzare
efficacemente la propria squadra lungo il campo. Gli vidi
lanciare il pallone in aria per quaranta yard, una perfetta
spirale dritta nelle braccia del ricevitore. Touchdown. Ventimila
persone balzarono in piedi, ruggirono, la banda del
college attacc una marcetta di vittoria, un cretino vestito
da scimmione cominci a ballare come un ossesso di fronte
agli spalti e io mi resi conto di essere entrato in una potente
cultura tribale, e che se volevo tirarla fuori dovevo
studiare qualcosa.
Se non ricordo male hai detto che il buzzurro non aveva
chance una volta che eri entrato tu in scena.
Be', ero pur sempre Andrew, l'uomo dai cupi occhi tristi.
Per quanto fossero provocatorie le lezioni che tenevo, nei
miei occhi balenava un grido di aiuto. Per Briony questo
era uno sfoggio di personalit. L'insegnante vulnerabile
dietro il leggio rappresentava per lei un'esperienza scolastica
nuova. Mi fissava, pendeva dalle mie labbra, [riflette]
Lo sapevo fin dalle superiori che le donne erano attratte da
me. La mia prima ragazza era una patita di zoologia
della Bronx High School of Science. Diceva che avevo gli
occhi di un langur. Dopo la scuola andavamo nel suo appartamento,
quando i genitori non c'erano, e pomiciavamo.
A causa dei tuoi occhi languidi.
Be', quelli e la zazzera di riccioli, anche se ormai hanno
perso il loro colore. Sono sempre stato avvenente di quell'avvenenza
da mascella floscia. E avevo faccia tosta. Ero uno
di quegli studentelli insolenti, sciolti e sprezzanti di tutto.
Il fatto, Doc,  che ho avuto molto successo con le donne.
Con Briony per fu una cosa diversa. Travolgnte. Un improvviso
reset neuronale nel quale mi ritrovai con una smisurata
capacit di amore. Molto pi tardi, quando ormai
vivevamo insieme - anzi, eravamo usciti a cena per festeggiare,
avevamo appena scoperto che era incinta - Briony
confess di aver vissuto a sua volta un'esperienza rivoluzionaria:
Andy, mi disse, un giorno in aula mi sono accorta
che fino ad allora avevo aspettato proprio te. Ed eccoti qui.
C' stato proprio un riconoscimento del genere. Era come
se questa fosse solo la pi recente delle nostre vite, disse.
In quel momento, per, mentre eravamo in cima ai Wasatch,
sapevo solo cosa provavo io. Non era il caso di commettere
imprudenze. Dovevo scoprire altro prima di fare
la mia mossa. Altro di che, non lo sapevo, [riflette]
Come?
Emil Jannings.
Eh?
Non volevo essere Emil Jannings nell'Angelo azzurro. Ti
ricordi quel film? Il professore che si innamora di questa
cantante di cabaret, Marlene Dietrich, e finisce a fare il
clown nel suo sordido spettacolo, gracchiando uno straziato
"chicchirich!". Rinuncia a tutto per sposarla e ovviamente
lei gli mette le corna. La vita del professore  distrutta,
lavoro, dignit, tutto perduto. Una sera si trascina
nella sua aula vuota e muore sulla cattedra. Mi vuoi dire
che non l'hai mai visto?
No.
Almeno lui aveva una cattedra.
Briony non poteva naturalmente essere paragonata a una
decadente cantante della Germania di Weimar. Tuttavia,
io mi sapevo in grado di compiere qualsiasi cosa fosse necessaria
per distruggermi. Immaginavo lei che mi guardava
con una specie di mestizia da fine di tutto mentre facevo
l'equivalente Far West del chicchirich lanciandomi in
picchiata dalla cima della montagna. Seduti a riprendere
fiato - o meglio, ero io che riprendevo fiato - e a bere l'acqua
della bottiglietta, le dissi: Briony, non molte persone
avrebbero potuto convincermi a salire fin quass.
Ma professore, fa bene, e non  contento di averlo fatto?
Non si sente felice? Perch un'arrampicata come questa
mette in circolo gli ormoni buoni del cervello.
Le dissi: Ti prego, non chiamarmi professore, chiamami
Andrew. In fondo mi chiamano cos anche gli altri studenti.
Sorrise. D'accordo, allora, lo far. Andrew. Non so cosa
pensare di lei, ehm, di te, Andrew. Non ho mai conosciuto
una persona come te.
In che senso, dissi.
Boh. Con te non mi annoio. No, non  quella la parola, io
nella vita non mi annoio, ho troppo da fare per annoiarmi
Era vero, aveva le lezioni, la ginnastica, il gruppo delle
cheerleader, serviva ai tavoli nella mensa dei docenti e nel
weekend prestava servizio in una casa di riposo della citt.
ma la tua malinconia, disse, boh,  cos insolita, una cosa
potente, quasi fosse uno stile di vita. Ed  un modo cos personale
di stare di fronte alla classe. Sembra quasi una forza,
come di chi ha un cruccio e lo affronta con coraggio. Quando
invece  soltanto, boh, una visione del mondo molto solenne.
Al che le dissi: Briony, credo che se andremo avanti fin
dove vorrei arrivare, finir per deprimerti talmente tanto
che sarai costretta a sposarmi.
Oh, quanto rise! E io con lei. In quel momento non eravamo
pi studente e insegnante. Dovette accorgersene perch
si fece silenziosa, distolse lo sguardo. Con gesti cerimoniosi
svit il tappo e si port la bottiglietta alle labbra.
Colsi sulla sua gola il pi vago accenno di rossore, [riflette]
S? Dicevi?
No, stavo solo riflettendo. Supponi che ci sia una rete
di computer pi potente di qualsiasi macchina si possa
immaginare.
Che c'entra adesso?
Ricordo che testai l'idea su di lei. E lasciamo pure perdere
la rete, diciamo un unico prodigioso computer. E visto
quello che , supponi che abbia la capacit di registrare e
archiviare le azioni, i pensieri, le emozioni di tutte le persone
viventi sulla terra una volta ogni millisecondo. S, insomma,
come se l'intera esistenza fosse una massa di dati,
questo computer il deposito di tutte le azioni mai compiute,
i pensieri mai pensati, le emozioni mai provate. E poich
il cervello umano contiene i ricordi, questa macchina
registrerebbe anche quelli e tornerebbe quindi indietro nel
tempo pur continuando ad andare avanti con il presente.
Un bell'impegno, anche per un computer.
Non per questo drago. Valuta la possibilit che esistano
cose che non sai, Doc.
La valuto ogni giorno.
Ora ti dico una cosa che forse non sai: il genoma di ogni
cellula umana ha memoria. Sai che significa? In quanto esseri
frutto di evoluzione abbiamo nei nostri geni il ricordo
di tempi lontani, di generazioni passate da un pezzo, il ricordo
di esperienze non nostre. Qui non si tratta di chimere,
te lo potrebbe confermare qualsiasi neuroscienziato. E
ci serve soltanto il codice giusto per estrarre ci che la cellula
sa, ci che ricorda.
Sembra poetico.
Sto parlando di scienza, ti sto dicendo che il mio computer
soppiantatore di tutti i computer capace di ingurgitare le attivit
mentali e fisiche di ogni essere vivente - di, mettiamoci
dentro anche gli animali - potr allora necessariamente
tornare anche indietro nel tempo, spostarsi nel passato con
la stessa facilit con cui segue il presente. Me lo concedi?
Ok, Andrew.
Perci questo significa, questo significa...
S?
... che almeno a livello microgenetico non potrebbe forse
esserci la possibilit di ricomporre un'intera persona a partire
da questi frammenti e ricordi genomici di vite passate?
Non intenderai la clonazione.
No, per la miseria, non intendo la clonazione. Stiamo parlando
di come questo computer potrebbe scoprire il codice
di ogni cellula di ogni cervello umano e ricostituire i morti
a partire dalle loro esperienze. Non  qualcosa di simile
alla reincarnazione? Magari non sarebbe perfetta, quella
persona potresti non vederla sempre, magari allungando
la mano lei sarebbe solo un'ombra di se stessa ma sarebbe
comunque una presenza, e ci sarebbe anche l'amore.
Di chi stiamo parlando adesso?
Che mi aveva preso quando dissi tutto questo a Briony?
Se questo computer fosse stato in grado di arrivare al codice
per leggere la composizione delle nostre cellule, nel momento
della nascita, nel momento della morte, nelle ceneri
della nostra cremazione, nel marcio delle nostre bare, e ovviamente
lo sarebbe stato, visto quello che era, allora avremmo
potuto riavere le nostre bambine perdute, le nostre innamorate
perdute, il nostro io perduto, richiamarli dai morti,
riunirli in una specie di paradiso in terra. Riesci a vederlo?
Be', forse a livello puramente teorico...
Ma se accetti la premessa, la logica  inattaccabile, me
lo concedi?
Te lo concedo.
Per non sai ancora cos' questo computer, giusto? Oh,
Doc, se esistesse un computer del genere potrebbe fare qualsiasi
cosa, indubitabilmente. Voglio dire, chiamiamolo col
suo legittimo nome. E io potrei vedermi restituire la bambina
avuta da Martha. E potrei riavere la mia Briony, e riporteremmo
a casa la nostra bambina e saremmo una famiglia.

 Capitolo 2.

Mi hai chiesto di tenere un diario o un libro di bordo. Scrivere
 come parlare da solo, che poi  quello che sto facendo
con te fin dall'inizio, Doc. E allora dov' la differenza? Scrivo
dalla costa del Maine: stamattina sembra che la nebbia
invernale si sia congelata. Camminare per i campi equivale
a sentire che sposti l'aria con il petto, che lasci dietro di
te lo scricchiolio del ghiaccio e una traccia tubolare della
tua forma. Ma ho bisogno di posti come questo. Qui sono
innocuo. Voglio dire, per quanto ne sappiamo ti metto in
pericolo ogni volta che entro nel tuo studio.
E adesso, pi tardi, il vento si  alzato e soffia la neve
contro la mia finestra, devo accendere la luce. Qui non ho
niente da leggere a parte il volume del proprietario della
baracca con le opere complete di Mark Twain, la M e la T a
rilievo sul dorso screpolato. Il modo di Twain di affrontare
la vita si esprimeva nella volont di spiegare i bambini
agli adulti e gli adulti ai bambini. Non  cos? Oppure di
scrivere dei propri vicini con divertita compassione. Andava
in chiesa per far piacere alla moglie. Aveva investito in
una linotype complicatissima. Frequentava l'alta borghesia di
Boston. Infilzava con perfida astuzia i compiaciuti
"Bramini" che si godevano i suoi discorsi del dopocena.
Additava la consacrata barbarie dei re. Ma sempre, sempre,
lo faceva per ammantarsi di societ. Starsene al sicuro
dentro quella che Searle, un tizio che insegno, chiama
"la costruzione della realt sociale".
E proprio adesso, fragoroso come un tuono, un povero
gabbiano sciocco portato dal vento ha sbattuto la testa contro
il vetro. Scambio sguardi con il suo occhio vitreo mentre
scivola lungo la neve che ricopre la finestra lasciando
uno sbaffo rosso a forma di imbuto.
Un altro giorno: vedo attraverso la nebbia l'ingobbito airone
verde, su uno dei pali piantati in mezzo al mare. Tutto
raccolto in se stesso, un piccolo uccello tetro, uno di noi.
Adesso, pi tardi, il cielo si  fatto freddo e terso, il vento
schiaffeggia l'acqua del mare e io immagino una calda
palude chiss dove piena dei ranocchi saltatori della contea
di Calaveras. Insomma, lo leggi e te la d a bere. Per
me tuttavia, il fantasma sfrenato di Mark Twain si leva dalla
sua infanzia popolana e inveisce contro il mostro imperiale
che egli stesso aveva contribuito a creare.
Vedo in questi momenti della sua scrittura la sua fragile
comprensione della vita, la guardia del dopocena abbassata
e le agognate buone maniere messe a repentaglio
dalla sua autocreazione. E la donna che amava, perduta, e
una figlia che amava, perduta, e allora si guarda allo specchio
e odia l'impostura dei baffi e dei capelli bianchi e del
completo, tutto raccolto nella saggezza da sedia a dondolo
annidata nei suoi occhi torpidi. Lo sconforta che il mondo
possa essere soltanto una sua illusione, e lui null'altro che
una mente errante in una vana deriva attraverso l'eternit.
Vedete la formica, dice, quanto  stupida e inadeguata,
mentre trascina a destra e sinistra un'ala di mosca, trasportandola
oltre i sassi che le intralciano il cammino, scalando
foglie d'erba perch non sa non farlo, e dove pensa di
andare, dice Twain, da nessuna parte, ecco dove.
Un'altra mattina. Sono in spiaggia e il falco pescatore aleggia
vibrante sul mare, i piovanelli zampettano lungo il bordo
schiumoso dell'oceano mentre il furtivo pesce serra aspetta
che la marea li rovesci tra le sue fauci affilate.
Questo sei tu, Dio. E chi avevi detto che era, Giona, che
cavalcava l'ossatura del leviatano? Con le tonnellate di pesci
che scivolano sotto di lui verso il calderone digestivo
mentre pianta un piede su una costola possente, l'altro su
un'altra costola, ed  buio a parte la luminescenza dei pesci
elettrici che cercano una via d'uscita, contro la marea,
contro il risucchio della marea oceanica prodotto dal sasso
luna, contro la torsione diurna del rombante pianeta che
custodisce l'oceano, che a cenni dirige avanti e indietro le
montagne a ritmo metronomico...
... questa terra alla quale ci inchioda la gravit, io, Mark
Twain e la mia flava bellezza fiabesca, il mio tesoro che leggeva
per me, alla luce di una torcia, mentre di notte guidavo
attraverso il continente, leggeva per me le nefandezze
imperiali annotate da Twain negli ultimi anni di vita,
quando la verit del suo umorismo era diventata livida e
nauseabonda, quando alla luce della luna, insieme all'airone
notturno tutto incassato nelle spalle, vedeva che
l'intollerabile mondo non lo si fronteggia efficacemente con
la satira o lo sberleffo.
Perci, Doc, scrivo per dirti che sono d'accordo: la vita -
nel suo essere indecisa, per sempre incompiuta nonostante
il conto dei morti sia astronomico - non  un film. Io nella
mia mente non vedo un'imperatrice di bianco vestita con
due meloni grandi cos che rimbrotta una falange di centurioni
miei sosia con l'elmo a punta e lo scudo e la lancia
e i polpacci avvolti in strisce di cuoio, quei film pieni di
comparse che grondano le loro effusioni in Technicolor sui
fantasmi di un impero antico cos simile al nostro.
Oh, ma com'erano arcani quando non facevano rumore,
con i cartelli degli intertitoli a parlare, le parole scritte che
ci oscuravano la vista per rendere le cose pi chiare. L'intervento
di un misterioso servizio traduzioni che ci connetteva
nella nostra lingua a un mondo d'ombra dove esseri
umani come noi parlavano tra loro portando lo scudo
e l'elmo a punta, oppure lo smoking e la sigaretta nel bocchino
e l'abito da sera di satin aderente al culo, ma da distanze
talmente siderali che non li sentivi, malgrado loro
sembrassero riuscire a sentire se stessi.
Una malaugurata disdetta, che tanta parte della vita sia
stata uno spreco di tempo, aver vissuto senza ardimento o
a disagio sul pianeta delle delizie, degli iceberg che si distaccano
tonanti, degli tsunami che sciacquano i litorali,
della siccit che avvizzisce i campi di granturco, sempre a
disagio in tutto questo, o in cima alle montagne o al largo
del mare, tranne che in citt, una persona seduta nel vagone
della sotterranea tra una vagonata di persone sotterranee,
o che corre sotto un ombrello verso il taxi libero, o va
a teatro o ascolta Mahler o legge le notizie senza reagire...
quello che sembra sempre succedere ad altri altrove. Finch
non  successo a me. Quando alla fine successe a me...
Molto interessante, Andrew. Sorprendente.
S, be', da solo in una baracca sono un'altra persona.
Ti avevo quasi dato per perso.
Non so cosa ci faccio qui.
Posso dirti che, da bambino un pomeriggio d'inverno, Andrew
comparve sulla porta di una sua amica per restituire
il bambolotto che le aveva rubato. La madre aveva insistito
perch lo facesse, bussare alla porta e non offrire una
scusa o lasciar intendere che l'aveva trovato per strada o
qualsiasi altra cosa che non fosse la verit, ma dirle semplicemente
che lo aveva preso mentre lei era girata e che
gli spiaceva e che non l'avrebbe fatto pi. Andrew obbed.
La bambina gli strapp il bambolotto dalle mani e sbatt
la porta. Tornando a casa Andrew scivol su una lastra di
ghiaccio e si ruppe gli occhiali.
Questo era dove?
Montcalm, New Jersey. Una cittadina non ricca quanto
Glen Vale, quella successiva. Vecchie case a due o tre piani,
alcune con il portico vetrato, la maggior parte con giardini
spelacchiati sul davanti e il bisogno di una ritinteggiata
dietro gli alberi stanchi che fiancheggiavano le strade. Capivi
che eri entrato a Glen Vale quando tutto era pi sgargiante,
i giardini ben tenuti, gli alberi pieni e floridi, le case
pi grandi e con pi spazio a separarle. L'America ti dice
sempre quanti soldi ha la gente.
Perch rubasti quel bambolotto?
Per esaminarlo. Era un bambolotto femmina e mi serviva
la conferma di ci che sospettavo.
Da bambino portavi gli occhiali?
Sono sempre stato miope. Perch mi fai queste domande?
Sto cercando di dirti una cosa importante. La mia vita
era disarmonica. Mi ritrovavo puntualmente in un guaio
di qualche genere. Sai cos' la spanciata? Tieni lo slittino
davanti a te, cominci a correre, e quando ha preso velocit
ti butti di pancia e parti.
Sul tuo Flexible Flyer direzionabile.
Bravo, Doc, allora sei anche tu di questo mondo. A
Montcalm non c'erano vere e proprie discese, la mia strada
aveva una pendenza molto dolce e usavamo perci i
vialetti di casa per darci lo slancio, era quella la nostra tecnica,
sfruttare la leggera sopraelevazione, dare la spanciata
a met del vialetto e piegare il manubrio dello slittino per
svoltare a destra una volta arrivati in fondo. Se giravi troppo
bruscamente lo slittino si ribaltava e finivi disarcionato.
Cos non diedi una sterzata troppo secca la volta di cui sto
parlando, ma per gradi, tanto che, a met della mia curva,
avevo finito per trovarmi nell'altra corsia di marcia. Altra
cosa da precisare: era il crepuscolo, l'ora in cui dovresti essere
in casa. Avevi le guance rosse, ti colava il naso, avevi
la neve appiccicata alle sopracciglia, la neve dentro le maniche
e gli scarponcini. Si sent un clacson. Alzai lo sguardo
e mi vidi davanti la dentuta griglia del radiatore di una
Buick berlina. Il tizio aveva frenato e la macchina descrisse
un cerchio perfetto attorno a me di sedere, trecentosessanta
gradi. Fu come una specie di balletto, prima era dietro
di me poi davanti a me, sempre girando in tondo di sedere.
Poi sentii un forte sbem, con la macchina che sbatteva
contro un palo della luce pi avanti. Per tutto il tempo
l'uomo aveva premuto il clacson, un metallico clacson
tritonale, quasi che annunciasse un evento festoso, ma adesso
con la macchina incidentata era una cacofonia continua,
un anticlimax fastidioso. Vidi che aveva colpito il palo abbastanza
forte da piegarlo leggermente. Scesi dallo slittino
e mi avvicinai. Lo aveva colpito dalla parte del guidatore
ed era la testa a premere il clacson, posata sul volante
con le braccia penzoloni lungo i fianchi. Ok?
Ok.
Ci trasferimmo a New York, nel Greenwich Village. Mio
padre disse che cos sarebbe stato pi vicino alla nyu dove
lavorava. Io per conoscevo il vero motivo, che la nostra
famiglia non era pi gradita a Montcalm dopo quell'incidente.
Dissi proprio questo e mio padre mi rispose: Figliolo,
c'erano un sacco di bambini a giocare con lo slittino
e sulla traiettoria di quella macchina sarebbe potuto capitare
chiunque di loro.  solo capitato a te. Non ci credeva
tanto quanto non ci credevo io. Lo sapeva anche lui che se
un bambino aveva qualche possibilit di provocare un incidente
mortale quello ero io.
Tuo padre insegnava all'universit?
Scienze. Biologia molecolare. Diceva che la scienza 
come il fascio di una fotoelettrica, che diventa sempre pi
ampio e illumina una parte sempre maggiore di universo.
Ma via via che il fascio si allarga altrettanto fa la circonferenza
del buio.
Mi pare che sia stato Einstein a dirlo.
Siccome in citt mi sentivo solo e non avevo amici, i miei
mi comprarono un cane, un bassotto. Mi dissero che sarebbe
stata mia responsabilit prendermene cura, portarlo
fuori, addestrarlo per insegnargli a obbedire. Era interessante
cercare di vedere che tipo di cervello aveva. Niente
di che fu la risposta. Pareva che fosse il naso a funzionare
da cervello. Con la funzione primaria, naturalmente, di
elaborare gli odori. Avendo quel cane facevo caso anche
agli altri cani del parco e tutti andavano in giro ad annusarsi
a vicenda e ad annusare i codici urinari che lasciavano
alla base delle fontanelle, dei tronchi degli alberi, dei tavoli
da scacchi e cos via. Come usavano quei segnali non
riuscivo a osservarlo. Forse era solo una specie di conversazione.
Oppure tipo email. Traducevano il segnale olfattivo,
pisciavano la loro risposta e riprendevano il cammino.
Questo era al Washington Square Park, ci veniva un mucchio
di gente con i cani. C'era un recinto per i cani, come
per qualsiasi altra cosa in citt: uno spazio delimitato per
ci che volevi fare.
Ti si direbbe un newyorchese purosangue.
In quel recinto il mio cucciolo, con le sue zampette corte,
cercava di entrare in partita. Mi piaceva vederlo sgambettare
dietro un cagnone che faceva dietrofront e gli sfrecciava
accanto nella direzione opposta ancora prima che lui
riuscisse a girare quel salsicciotto di corpo che si ritrovava.
Come avevi chiamato il tuo cane?
Non me ne ero mai dato la pena. Stavo scoprendo che
non lo stimavo poi tanto. Voglio dire, non potevi nemmeno
insultarlo, segno inequivocabile della sua deficienza mentale.
Qualunque cosa gli dicessi o quanto forte lo tirassi per
il guinzaglio non si offendeva mai. Perci in questa occasione
di cui parlo, stavo attraversando il parco con lui per
tornare a casa un tardo pomeriggio, avevamo un appartamento
dell'universit sul lato ovest della piazza. Il lato
con pi alberi, il che lo rendeva pi buio, pi silenzioso,
con meno gente. Non  un episodio alla Tom Sawyer quello che sto per raccontare.
Un po' lo sospettavo.
Notai sotto una panchina qualcosa che somigliava a una
Spaldeen, una preziosa palla di gomma rosa. Non ne ero sicuro.
Mi inginocchiai per indagare, infilando la mano sotto
la panchina, e dovette essere allora che mollai il guinzaglio.
Un istante dopo il mio cane emise un grido, un acuto
tenorile - un verso strano, innaturale per un cane - e quando
mi guardai intorno vidi il guinzaglio che dondolava a
mezz'aria. Non mi chiesi come mai ma cercai di afferrarlo- un riflesso automatico - e sentii trasmesso al braccio,
come se fosse la pulsazione accelerata del mio cuore, il battito
d'ali del falco che l'aveva ghermito. Ecco cos'era, un
falco coda rossa. Verrebbe da pensare che avrei potuto liberare
il cane con uno strattone, magari tirando gi anche
il falco a meno che non lasciasse la povera bestiolina, ma i
suoi artigli erano conficcati nel collo del bassotto e per un
attimo mi fu chiara l'implacabilit della natura, [riflette] S,
ero in contatto con un'insistente forza ritmica, meccanica e
priva di personalit. Per un attimo tenni il falco bloccato,
sbatteva le ali incapace di sollevarsi. Non posso giurarlo
ma credo che fui tirato in punta di piedi prima di mollare
la presa e vedere l'uccello che schizzava in cima a un albero,
il guinzaglio penzoloni come un rampicante, il mio bassotto
immobile sotto choc mentre il rapace gli schiacciava
il collo contro il ramo e cominciava a beccargli gli occhi.
Perch mollasti la presa, il falco era troppo forte per te?
Quanti anni avevi all'epoca?
Sette, otto, non so. Ma sto cercando di ricordare a che punto
sentii che era inutile. Avevo troppa paura per continuare
a stringere? Mi ero reso conto che il cane era spacciato nel
momento in cui quegli artigli si erano piantati nella sua carne?
Non sono sicuro. Forse, deferente verso il mondo di Dio,
mi ero semplicemente dato per vinto. Feci un passo indietro
per vedere meglio ci che stava succedendo su quell'albero.
Il falco non mi degnava di uno sguardo, la nostra lotta
non aveva lasciato tracce in lui, stava dilaniando il cagnetto
come se io non esistessi. Ricordo il brivido nel sentire il
battito di quelle ali nel mio magro piccolo petto. Ciononostante,
corsi a casa in lacrime. Era tutta colpa mia. Eccotelo.
L'Andrew delle origini. Presumo che le infanzie ti piacciano.
Be', a volte sono istruttive.
Il giorno prima della nostra partenza per la California,
Briony trov un bastardone randagio e volle portarlo con
noi. A proposito di cani.
Quando era questo?
Un sacco di cani per il campus, di propriet di studenti
che li lasciavano liberi e finivano per dimenticarli. Disse
che la guardava con un'aria cos supplichevole che non
aveva potuto resistere. Un cagnone bianco e nero, con le
orecchie lunghe. Se ne stava con le zampe contro lo schienale
del mio sedile e mi strofinava la nuca col muso umido
mentre cercavo di guidare.
Come mai stavate andando in California?
Lo chiam Pete.  un Pete, non credi?, mi disse. Si era
voltata, le ginocchia sul sedile, mentre allungava il braccio
oltre la mia spalla per accarezzare quel maledetto coso. S
s, disse,  proprio il nome per te.
Dal canto mio provavo un amore talmente possessivo
da non sopportare di condividere Briony con nessun altro,
nemmeno con uno stupido cane. Volevo la sua attenzione
esclusiva. Non dissi niente ma mi sentivo offeso, come se
mi avesse invitato ad accompagnarla senza dedicarmi premure
maggiori di quelle che aveva impulsivamente rivolto
al bastardone.
Perch stavate andando in California?
E non era d'aiuto il fatto che il buzzurro ci avesse salutato,
anzi avesse salutato lei, sul marciapiede davanti al pensionato
dove dormiva.
Il buzzurro aveva un nome?
Non so. Duke qualcosa. Come volevi che si chiamasse?
Gli aveva dato un bacio leggero sulla bocca e una carezza
sulla guancia ed era salita in macchina e aveva chiuso la
portiera e si era voltata e aveva agitato la mano mentre mi
allontanavo. Io avevo sentito una voce nella testa: "Gi a
tavoletta!". Come dice il protagonista di qualsiasi film degli
anni Trenta quando sale su un taxi. Una voce nella testa
che definiva il momento: non ero di quella generazione.
Non ero del loro tempo. Non potevo accampare alcun legittimo
diritto su questa ragazza.
Di certo aveva voce in capitolo anche lei.
Ti sto raccontando che cosa provavo. Briony sapeva che
ero divorziato ma nulla di pi. Mi ero ripromesso assoluta
franchezza nei suoi riguardi ma non me la sentivo di dirle
proprio tutto. Chiaramente, ero diventato il suo progetto.
Il suo progetto? Perci non capivi ancora quanto fosse
presa?
Percepivo il suo interesse. Mi sentivo assecondato. Pi di
quello non riuscivo a credere. Non che io fossi senza malizia.
Pi ero tetro pi lei mi prestava attenzione. La cosa
era andata avanti per tutto il semestre. Capitava che ostentassi
la mia disperazione nichilista, trasformando persino
questo in inganno, indossavo la faccia appropriata e intanto
dentro di me sorridevo come uno scemo. Che fatica per
non saltarle addosso. Lei per stava acquisendo il mio linguaggio,
studiava i testi del corso, e dunque ogni frase profondamente
ponderata che usciva dalla sua bocca potevo
accreditarla al mio insegnamento. Briony aveva la perentoriet
intellettuale dei giovani, che fanno proprie le idee imparate.
Aveva persino citato il sistema limbico guardandomi
con occhi interrogativi. Dovevo fermarla immediatamente.
Perch?
I danni al sistema limbico inibiscono le emozioni, tra le
altre cose. Subentra l'indifferenza, la freddezza. Si  vivi a
met. Chi ha subito traumi presenta disfunzioni al sistema
limbico.
Tu ritieni di aver subito un'esperienza simile? Eri stato
traumatizzato?
Solo dalla vita. Senti, quando stavo con Briony non c'era
niente che non andasse nel mio sistema limbico. L'ippocampo
e l'amigdala funzionavano a pieno regime. Esultavano,
applaudivano. Facevano le capriole. Per fortuna,
i testi per il mio corso comprendevano letture di William
James, Dewey, Rorty, e poi gli esistenzialisti francesi, Sartre,
Camus. Lei ci si tuff a pi pari.
Per un corso elementare di neuroscienze?
Be', per quasi tutti era arabo. E quello che capivano non
era di loro gradimento. Non mi risultava una particolare religiosit
tra quei ragazzi, pi che altro Dio era dato per scontato,
come qualcosa di preinstallato nei loro computer. Ma
se c'era una filosofia adatta allo studio del cervello, del materiale
della coscienza, io sostenevo che fosse il pragmatismo
o l'esistenzialismo. O magari entrambi. Sai, niente Dio
nell'uno e nell'altro. Niente anima. Niente fuffa metafisica.
Briony l'aveva capito. Solo che nell'idea di una libert angosciosa
vedeva un pizzico di drammaticit e di esaltazione
umana in pi. Cos aveva optato per gli esistenzialisti. E con
pragmatismo applic su di me le sue conoscenze. Appariva
evidente che io fossi della scuola esistenzialista. Che fossi
al di fuori dell'ambito della psicologia - avevo un'identit
storica. Questo era sembrato cementare il legame tra noi.
Briony era contenta con Andrew l'Esistenzialista. Capitava
che mi desse un bacio sulla guancia. Mi trovava in ufficio
ed entrava con due tazze di caff. Io avrei voluto mettermi
in ginocchio e baciarle l'orlo del vestito. Questa semplice incantevole
creatura del West aveva trovato in ci che stabil
essere il mio esistenzialismo la resurrezione del romantico
ottocentesco: Andrew in bilico sul bordo del precipizio con
il dorso della mano premuto sulla fronte.
Era solo questione di tempo che finissimo a letto. La prima
volta fu nella camera del suo pensionato. Si tolse i vestiti e
si distese e gir la faccia verso il muro mentre mi spogliavo.
Mio dio, stringere questo tremulo esserino tra le braccia...
Da allora in poi venne sempre lei da me, in bici. E ricordo
il giorno che mi svegli all'alba, tirandomi gi dal letto
come una bambina euforica, trascinandomi barcollante
su per le scale fino al tetto del motel per guardare il sole
nascente che illuminava la cima dei monti. Dubito che le
mie tecniche di seduzione fossero mai state dispiegate in
quella terra di cowboy. Avevo portato Briony fuori dal suo
tempo, dal suo spazio, ed ero geloso persino del cane randagio
che aveva fatto salire in macchina.
Perci, da quello che capisco, stavi andando in California
con la ragazza dei tuoi sogni e per un verso o per l'altro
riuscivi a sentirti afflitto.
Stavamo andando a trovare i suoi genitori. Come vuoi
che mi sentissi?
Briony gli diede indicazioni per raggiungere una piccola
cittadina sul mare un'ora circa a sud di Los Angeles. Uscito
dalla Pacific Coast Highway, Andrew imbocc una strada
fiancheggiata da case in formato ridotto dai colori pastello.
Lo stucco era il materiale edilizio predominante. Davanti
a ogni abitazione, un fazzoletto di terra pieno di piante
tropicali in fiore assurdamente esagerate. Forse era la stanchezza
per i due giorni di viaggio. Persino l'entusiasmo di
Briony, mentre additava uno degli angusti vialetti che separavano
ciascun edificio dal successivo, gli risult irritante.
E chi era questa che correva verso la porta d'ingresso, la
spalancava, spariva dentro? Non certo la spettacolare ginnasta
in verticale sulla sbarra con il suo body elasticizzato,
n l'incantevole creatura che si lasciava pudicamente
scandagliare il cervello durante le esercitazioni di scienze cognitive
elementari, n la fidanzata di un uomo pi grande
di lei. Tornare a casa per una della sua et era una regressione
all'infanzia. Andrew rimase accanto alla macchina
con le mani sui fianchi e scrut i dintorni. Niente ombra. Il
manto stradale bianco irradiava calore. Non riusciva a confessare
a se stesso quanto si sentiva nervoso, quanto fuori
luogo, a scortare questa bambina come un vile seduttore.
Capisco che fosse un momento difficile per te.
Gi. Non avrei voluto seguirla. La casa era a due passi
da un muro di contenimento in fondo alla strada. Mi ritrovai
a osservare un pendio tappezzato di vegetazione che
digradava verso una spiaggia tappezzata di esseri umani:
un bruegel di persone a prendere il sole e giocare a pallavolo,
bambini che raccoglievano conchiglie lungo la riva.
Altre persone erano in mezzo al blu dell'acqua, a scivolare
pazientemente sulle loro tavole da surf. Pi in l c'era
il Pacifico, punteggiato di barche a vela. Sopra, in un cielo
caliginoso, un sole sanguinolento con tutte le intenzioni di
tramontare sul mare. L'intera scena mi sembrava innaturale.
Da dove vengo io il sole tramonta sulla terra.
Briony lo stava chiamando dalla casa, sorrideva, agitava la
mano. Andrew si volt e fece caso alla macchina dei genitori
dietro cui aveva parcheggiato, una Mini Minor rossa.
Non se ne vedevano pi tante. Sulla porta, Briony lo prese
per mano. Sono fuori, sul retro, disse. E nel breve tragitto
attraverso la casa per raggiungere il giardino fiorito
Andrew ebbe l'impressione di... come chiamarla... una casa
posticcia? Al piano superiore si saliva da una scala formata
da bassi mezzi gradini, le poltrone e il divano erano muniti
di predellini. In cucina l'isola era gradinata. Tutto ci
che doveva essere usato aveva un accesso graduale, corrimani.
E la casa profumava di pulito, di disinfettante quasi.
Tutto questo Andrew lo percep perifericamente attraversando
l'edificio per arrivare in giardino dove, sorridenti
mentre si alzavano per salutarlo, e niente affatto storpi o
mutilati, trov i genitori di Briony. Io sono Bill, disse lui.
Io sono Betty, disse lei.
Il fatto che fossi un docente universitario gioc a mio favore.
Loro erano gente di spettacolo in pensione, con grande
rispetto per l'istruzione che non avevano mai ricevuto.
E cos amorevoli verso la figlia da fidarsi del suo giudizio.
Nemmeno un sopracciglio alzato per quest'uomo con
il doppio dei suoi anni. Mi diedero un benvenuto caloroso.
Insomma mi ero preoccupato per nulla. Su un piccolo carrello per il t c'erano bottiglie e un secchiello per il
ghiaccio. Chiedi quello che vuoi, ce l'abbiamo, disse Bill.
Bevemmo, Briony seduta stretta a me sul divanetto mi lanciava
occhiate per valutare la mia reazione. Ma Bill e Betty
erano squisiti, avevano il savoir-faire degli attori di lunga
data. L'aspetto ancora giovanile, tenuto conto che si erano
ritirati dalle scene. Difficile capire l'et dei Minuscoli.
Minuscoli?
Non  il caso di trattarli con condiscendenza. "Nani" 
inaccettabile e "persone piccole" non  molto meglio.
Stai dicendo che i genitori di Briony erano nani?
Ma senza farmi sentire.
Caspita. E "Minuscoli" era l'espressione scelta da loro?
Scelta da me. Mica parlavano di se stessi in termini
descrittivi. Uno li guarda ed entra in modalit politicamente
corretto. Devo riconoscermelo, non battei ciglio nel momento
in cui li vidi. Uno dei tanti esempi della velocit
sinaptica del cervello. Probabilmente mi aveva detto cosa
avrei trovato gi mentre attraversavo la casa.
Come mai Briony non ti aveva avvertito?
Non so. Pu essere che mi stesse mettendo alla prova?
La mia reazione una misura del mio carattere? Ma non poteva
essere quello. Briony era incapace di qualsiasi tipo di
sotterfugio. Ed era troppo presente a se stessa per mettere
in atto comportamenti inconsci. Perch mai, poi, avrebbe
dovuto avvertirmi? Stavamo insieme sul serio, perch
una cosa del genere avrebbe dovuto avere una qualche importanza?
Erano i suoi genitori, li aveva avuti davanti agli
occhi fin dal giorno in cui era nata. Li amava. E data l'assiduit
con cui Bill e Betty frequentavano altri loro simili,
era stata allevata in un'aura di normalit, non essendo
l'unica bambina in quella condizione. Mica vai in giro a
giustificarti per tua madre e tuo padre.
Ma quale giovane ragazza, magari anche figlia di genitori
normalmente proporzionati, non anticipa qualcosa allo
scopo di stemperare l'effetto? Un genitore  sempre una
persona che ti mette in imbarazzo.
Be', Briony era cos. Era quella che mi aveva trascinato
fin sulla cima della montagna. Enigmatica sotto ogni punto
di vista. Io poi ero profondamente radicato nel mondo
dei suoi affetti, perch non potevo saperlo gi, senza che
me lo dicesse, che i suoi genitori erano piccini? Cosa posso
dire per farti contento? Durante il viaggio verso la California
aveva regalato il cane a un ragazzo che lavorava nel
motel dove avevamo passato la notte. Sul momento non mi
capacitai che avesse fatto una cosa del genere, dopo averloimpulsivamente portato con noi, averlo chiamato Pete,
darlo via a uno sconosciuto insieme a un paio di dollari per
comprargli i croccantini. Si era inginocchiata e aveva abbracciato
il cane ed era rimasta a osservare con lo sguardo
triste mentre il ragazzo lo portava via al guinzaglio. Forse
 questa l'indicazione che vai cercando. Quando vidi
Briony prendere la madre fra le braccia e stringerla come
faresti con un bambino, quando la vidi inginocchiarsi e abbracciare
il padre, capii come mai aveva avuto quel ripensamento
su Pete il cane. Era un cagnone. Aveva una coda
che ti poteva spezzare uno stinco.
Mi sono appena ricordato... In effetti una cosa me l'aveva
detta, Briony. Mi aveva chiesto di non parlare di politica
con il padre. Le istruzioni dell'ultimo minuto. Ci stavamo
giusto avvicinando alla dimora di famiglia. Mi diede un
bacio sulla guancia. Ah, e... Andrew, per favore, per favore,
niente politica, d'accordo?
Come mai?
Eravamo nell'Orange County, la terra del patriottismo
duro e puro.
Come faceva Briony a conoscere le tue idee politiche?
Mi riesce difficile immaginare due novelli innamorati che
parlano di politica.
Gli innamorati vivono l'uno nella mente dell'altra. Briony
aveva scoperto nella mia un livello di passione civica che le
ricordava i discorsi del padre. Tranne che io ero di un'epoca
diversa.
Capisco.
Non sai tutto di me, Doc, senti solo quello che decido
di raccontarti. Ho sempre reagito alla storia del mio tempo.
Mi sono sempre interessato al contesto della mia vita.
Il contesto.
Gi, che si increspa in onde concentriche e arriva fino
alle stelle. Bill era un ometto brillante e io obbedii alla richiesta
di Briony, anche se non mi sarebbe venuto in mente
comunque, da ospite di quella casa, di mettere in piazza le
nostre divergenze politiche. Ma tra me e lui, direi che ero
io il patriota pi autentico. Se tieni presente il quadro complessivo
non puoi credere davvero alla stabilit di questo
paese. Non quando sai chi lo governa.
Come lo sai tu?
Esatto. Come lo so io.
Bill e Betty non erano nanerottoli sproporzionati, con la testa
o il busto grosso, le gambe corte; erano di proporzioni
perfette, ogni cosa in armonia con tutto il resto. Vivevano
con quello che immaginavo fosse un reddito fisso e dedicavano
grande impegno a vivere scrupolosamente e con
dignit. Bill aveva l'avvenenza delle persone di spettacolo,
i suoi piccoli tratti delicati e gli occhi azzurri ovvia origine
della bellezza di Briony. Era in qualche modo florido,
con una chioma di capelli bianchi ben pettinati all'indietro.
Betty aveva il volto piatto da bambola che pi spesso si riscontra
nei Minuscoli. Vestivano da californiani del Sud
con colori sgargianti, pantaloni freschi di bucato, camicia
e camicetta, mocassini per lui, sandali per lei. Betty era un
po' robusta, ma con i capelli castani portati a caschetto e il
sorriso accattivante e un volto la cui espressione standard
era di solidale partecipazione. Con il loro carattere estroverso
comunicavano proprio la vita da gente di spettacolo
che avevano vissuto. Erano stati in tourne con varie compagnie
di nani artisti, cantando, ballando o partecipando
ai tableau vivant delle esposizioni universali con i diversi
costumi originali a seconda dei padiglioni delle varie nazioni.
Me ne parlarono diffusamente. Si erano esibiti a Las
Vegas. Una parete intera nello studio di Bill era tappezzata
di fotografie, primi piani autografati di intrattenitori che
non avevo mai sentito nominare. Avevano fatto anche un
po' di televisione e lavorato nel circo itinerante dei
Ringling Brothers, c'erano foto di Betty in piedi su un cavallo
al piccolo galoppo, di Bill vestito da mazziere alla testa di
una banda di pagliacci. Mai per spettacoli da baraccone,
disse Bill, non si arriv mai a questo e se ci si fosse arrivati
avremmo rifiutato.
Dimmi, Doc, perch le cose in miniatura ci fanno tenerezza?
Come quelle piccole macchinine di metallo con cui
abbiamo giocato tutti da bambini e che erano modelli di
macchine vere? Quanto era importante per noi che fossero
accuratamente in scala. E che dire dei gatti, i gatti non
mi sono mai piaciuti ma succedeva che giocassi tutto contento
con un micino, mettendo alla prova i suoi riflessi con
uno spago. Ed ecco Bill e Betty. Persone giocattolo, micini
di persone, accuratamente in scala. Il concetto stesso era
affascinante, stare con loro era un susseguirsi continuo di
sorprese. Sembrava quasi di visitare un'altra terra, un posto
esotico del mondo di cui potevi scrivere a casa, se avessi
avuto una casa e qualcuno a cui scrivere. Non  da tutti
sperare di essere un giorno accolti a braccia aperte da
queste persone e trattati da uguali, per cos dire, come se
la cosa non fosse gi di per s buffa.
Perci la tua era la tenerezza di un superiore, di una pi
alta e grandiosa versione di essere umano.
Non necessariamente. Dopo qualche giorno erano diventati
la norma. Seduti tutti e quattro intorno alla tavola,
Briony appariva mastodontica ai miei occhi, aveva indossato
un abito elegante per cena e raccolto all'indietro i
capelli, le arrivavano quasi alle spalle. Un'incantevole ma
goffa Alice nel paese delle meraviglie. Quanto a me, ero
convinto che se mi fossi alzato di scatto avrei sbattuto la
testa contro il soffitto. E le loro voci, di Bill e di Betty, mancando
di timbro, simili al suono di una tromba con la sordina,
a volte erano difficili da sentire, come se stessero comunicando
da una grande distanza.
Quando una mattina Briony e la madre salirono su un
taxi per andare a fare shopping al centro commerciale, Bill
mi invit a prendere il caff nel loro piccolo giardino sul
retro, si accese un sigaro, accavall le gambette e aspett
che io scegliessi un argomento, in modo da potermi dire
che cosa ne sapeva. Aveva una certa perentoriet, quasi un
imperativo interiore a farsi valere di fronte a qualsiasi persona
di statura normale con cui si trovasse. Era una specie
di conversatore rapace, pronto a ghermirti in qualsiasi momento.
Quando accennai che io e Briony stavamo leggendo
Mark Twain ad alta voce scroll la testa e disse: Cosa
ne pensa del finale di Huckleberry Finn, professore? Non
trova che sia un maledetto disastro? Per me rovina tutta
la storia. Quando Tom rientra in scena  Twain che getta
la spugna, che sfodera il suo numero da prestigiatore tanto
per concludere, lasciando per giunta impiccata quella
cosa grandiosa di Huck e Jim che scendono il fiume. Io ne
so un po' delle crudelt della vita e, mi creda,  un finale
vergognoso, con la sua fretta di finire il racconto a tutti i
costi Twain getta alle ortiche quella che poteva essere una
storia grandissima, immortale.
Sapevi, Bill, che aveva smesso di lavorare a quel libro
per sette anni prima di scrivere il finale?
Certo che lo sapevo,  quello che sto dicendo. Non riusciva
a trovarlo e allora disse: Fanculo tutto, voglio togliermi
questa roba dalla scrivania. Altro caff?
In effetti, Andrew, sono d'accordo anch'io con quella
critica.
Gli chiesi del Mago di Oz, se aveva mai lavorato magari
non nel film, il film era di una generazione precedente,
ma in qualche versione teatrale. Prese una boccata profonda
dal sigaro e lo poggi sul posacenere. Professore, lasci
perdere il film, deve leggere il libro. Non l'ha letto, vero?
Mi hai beccato, Bill.
Secondo alcuni  tutta una roba comunista.
Che cosa?
Il meraviglioso mago di Oz. Vede, la morale qual ,  non
appoggiatevi a me, non fidatevi di me, il mio governo 
un imbroglio, avete tutto quello che vi serve per portare
avanti le cose da soli. Tu e i tuoi compagni. Per prendere
il comando vi basta solo armarvi di coraggio, usare il cervello,
tutti sono uguali, tranne qualcuno ai piani alti naturalmente,
e il mondo  ai vostri piedi. Un'allegoria comunista,
secondo alcuni.
Non lo so, Bill. Un'allegoria... non significa forse che tutto
in essa sta per qualcos'altro? E allora chi sono i Mastichini,
e perch la Perfida Strega dell'Ovest, e perch il sentiero 
di mattoni gialli? Dovrebbero stare a significare qualcosa.
Il sentiero giallo, be',  la strada che porta all'oro. La Perfida
Strega, be',  l'Occidente, capisci, ossia noi, e con tutte
quelle scimmie volanti che sono le sue forze militari, se
non fate qualcosa sar ancora pi pericolosa di quel cialtrone
di Mago. E so anche cosa rappresentano i Mastichini.
Mi creda, sono un'autorit in materia.
Voglio raccontarti della festa che diedero la sera prima della
nostra partenza.
Ci fu una festa?
Bill e Betty. Per annunciare il nostro fidanzamento. Per
lo pi Minuscoli tra gli invitati. Hai presente, come a New
York i quartieri diventano greci, italiani, latinoamericani...
che i coreani finiscono a gestire i minimarket, i musulmani
a guidare i taxi... Allo stesso modo quella cittadina aveva
la sua quota di nanerottoli che si guadagnavano da vivere
nel mondo dello spettacolo. Un tizio pi anziano era
seduto in poltrona e veniva ossequiato da tutti gli altri. Lui
s era stato un Mastichino. Forse l'ultimo ancora in vita. Liquori
a fiumi e decibel da uccellini. Naturalmente fu arrotolato
il tappeto e Bill e Betty fecero uno dei loro numeri da
vaudeville, un buon vecchio soft shoe, su un brano di George
M. Cohan, "... perch lei era Mary, Mary, nome pi comune
di cos...". E con che grazia, con che scioltezza, ridendo per
questo o quel passo... Bill che a un certo punto si cimentava
in una specie di tempo raddoppiato e Betty che rivolgeva lo
sguardo al cielo. Uno dei loro amici si era issato sullo
sgabello del pianoforte per accompagnarli e cantare il testo,
nella sua voce da tenore con la sordina, e fu davvero una meraviglia,
io e Briony il pubblico per cui si esibivano, Briony
seduta sul pavimento, accanto a me, le gambe ripiegate, la
faccia splendente di gioia. "Ma per dignit, la societ dir
Marie..." Anche altri si fecero avanti per eseguire i loro classici
numeri, ora una finta conferenza, ora una declamazione
poetica, tutto molto spassoso, e ricordo a un certo punto il
minuscolo pastore della chiesa locale incrociarmi al bar
selfservice e chiedermi che cosa avrei fatto, al posto del presidente,
per i terribili sconvolgimenti del mondo. Risposi che
sarei sceso in guerra per fermarli e lui suo malgrado rise.
A quanto pare ti stavi divertendo.
Be', vidi la gioia di Briony per il numero dei genitori, come
rideva e applaudiva davanti a una cosa che doveva aver visto
un centinaio di volte. Osservarla mi trascin in un analogo
stato di felicit. Come trasmessa da un arco elettrico
da cervello a cervello. Era un'emozione pura, irriflessiva,
spontanea. Mi aveva colto di sorpresa ed era quasi troppo
da sopportare - la felicit. La percepivo come una cosa che
veniva espressa dal mio cuore e mi sprizzava dagli occhi.
E credo che mentre tutti ridevamo e battevamo le mani alla
fine del soft shoe forse singhiozzai di gioia. E quello stato
d'animo mi rendeva indomito, era una sensazione non avvelenata
dall'ansia, in quel momento non ero affatto preoccupato
di poter inciampare, cadere su uno di loro e spiaccicarlo
a morte.
Perci quel freddo, limpido, imperturbabile lago di silenzio...
Ne stavo emergendo, pronto a vivere e a respirare, a grandi
avide boccate di vita. Stavo trovando un riscatto nelle
amorevoli attenzioni di questa ragazza.
Alla fine chiedemmo scusa e Briony mi trascin fino al
fondo cieco della strada. Scavalcammo il muretto in corrispondenza
di un sentiero che portava alla spiaggia tagliando
il tappeto della vegetazione. In spiaggia ci ritrovammo
da soli, non al chiaro di luna, era nascosta la luna,
bens nella fioca luce nebulosa delle citt pi a nord, l'inquinamento
luminoso di Los Angeles che si diffondeva
sul mare. Avevo evitato di fare il bagno di giorno, non volendo
esibire al mondo il mio petto escavato e le mie braccia
secche. Briony mi aveva ovviamente visto nudo, ma la
struttura di una persona in camera da letto di notte quando
la luce predominante  la tua presenza intellettuale non
 quell'immagine vulnerabile che un bianchiccio professore
di scienze cognitive, secco e con la pancetta, trasmette
al mondo su una spiaggia pubblica. Adesso invece niente
poteva fermarmi, scalciammo via le scarpe, gettammo i vestiti
sulla sabbia e ci lanciammo nella spuma dei frangenti,
nel loro sciabordio caldo. Nuotammo insieme nel mare Pacifico,
e ci baciammo, naturalmente, e sentivo la sua pelle
liscia, il turgore dei capezzoli nel mare salmastro, passandole
la mano tra le cosce, stringendole i fianchi, baciandola
mentre avvinghiati l'uno all'altra rotolavamo insieme
nella corrente, raccolti nel ricciolo delle onde.
Quando uscimmo la asciugai con la mia camicia, ci rivestimmo
e ci mettemmo a sedere su due piccoli troni che
avevo costruito con la sabbia. Era un momento di tranquilla
riflessione in cui decisi di togliermi una curiosit. Sulla
parete dello studio di Bill avevo visto, appesi dentro una
cornice, due certificati di naturalizzazione. Bill e Betty non
erano nati qui.
Pap  nato in Cecoslovacchia, disse Briony. Oggi  la
Repubblica Ceca. Mamma  irlandese, di Limerick.
E come si sono conosciuti?
Ah, rise lei, allora non hai mai sentito parlare di Leo Singer!
Con quelle parole, Briony salt su e mi tir in piedi. Cominci
a camminare all'indietro tenendomi per le mani e
mi raccont di quest'uomo che girava l'Europa alla ricerca
di persone come sua mamma e suo pap, ingaggiandole e
addestrandole per farle lavorare nel proprio spettacolo,
i Leo Singer's Lilliputians.
Qui Briony si volt, scatt in avanti e sent il bisogno di
fare la ruota. Quando fu di nuovo in piedi le dissi: Che genere
di spettacolo?
Be', mamma dice che il tema cambiava ogni stagione,
e anche i costumi, ma fondamentalmente era vaudeville,
con canzoni, scenette e numeri come quelli che hai visto
stasera. Attrazioni circensi come i giocolieri e i funamboli,
gente che sapeva suonare il violino dietro la schiena, tutto
quello che ti poteva venire in mente. Il motivo di curiosit
stava nelle loro dimensioni e nella quantit di cose che
riuscivano a fare lo stesso lasciando a bocca aperta la gente
che andava a vederli.
Com'era infervorata mentre mi raccontava questa storia di
famiglia... la viveva, quasi, punteggiando il racconto di verticali,
ruote, balzi con la rincorsa, salti mortali all'indietro. L
sulla spiaggia quella notte al ritmico sciabordio delle onde.
Li port in tourne in tutte le capitali europee e fu cos
che mamma e pap si conobbero. Vivevano nella Lilliputstadt di
Leo Singer.
Allora, Doc, hai mai sentito parlare di questo Singer?
No.
Siamo in due. Ma sta di fatto che a lui si rivolse la MGM
quando ebbe bisogno dei Mastichini per il suo film. Singer
insomma era un trafficante internazionale di Mastichini.
Sento una nota di disprezzo nella tua voce.
Chiaramente un maneggione che infantilizzava queste
persone, ne faceva uno spettacolo, accumulando nel frattempo
una fortuna.
Non dicevi che le cose in miniatura ci fanno tenerezza?
E adesso non se ne stavano forse in California, i suoi genitori,
ritirati dalle scene nella loro confortevole casetta, una
bella famigliola?
Lo so, lo so. Cosa avrebbe riservato loro il futuro nei rispettivi
villaggi se il tizio non li avesse presi con s? Per i
genitori era probabilmente solo un sollievo. Doveva esserci
anche passaggio di denaro, immagino. Bill e Betty saranno
stati giovani, adolescenti o poco pi che ventenni. E quello
diede loro una professione, uno strumento di dignit, mentre
a casa sarebbero rimasti per sempre dei reietti, a malapena
tollerati, derisi o trattati con mortificante indulgenza.
Ma tutto puzza di Europa, sai? Questa sensibilit. Almeno i
Mastichini del film avevano un'identit immaginaria, non
erano nanetti che si esibivano, erano creature di fantasia
acconciate in modo che non somigliassero a se stessi. Non
c'entravano niente con Bill e Betty o gli altri Lillipuziani.
Non credi che questo invece porti scritto sopra "Europa"?
Non so se capisco di cosa parli.
Parlo di servit della gleba, servit debitoria, e di tutte
le loro maledette divise e le guerre monarchiche e le colonizzazioni
e gli autodaf. Stuzzicare gli orsi in catene, ecco
di cosa parlo, la cultura europea del tormentare. Schernire
i deformi, ammazzare gli ebrei. Ecco di cosa parlo.
[riflette] Era cos felice. Perci non dissi niente. Ti ho detto
che le avevo regalato un anello di fidanzamento prima
di partire per la California?
No.
Eh gi. Stavo facendo tutta una serie di cose non da
Andrew. Tenerla per mano in pubblico, essere felice. E
adesso, sulla spiaggia, fare il pagliaccio, provare la ruota,
la verticale, e cadere e rialzarmi con una maschera di sabbia
sulla faccia. Quanto rideva. E come succede ai novelli
innamorati, eravamo altamente infiammabili. La passione
si accendeva per un nonnulla: una risata, l'ardore del momento.
Chiudi gli occhi, mi disse, e la sentii che mi puliva
il viso dalla sabbia. E poi tutto a un tratto mi spinse a terra,
e mentre ero disteso mont sopra di me, bocca contro
bocca, tirandomi gi i pantaloni con veemenza e poi rotolando
in modo che fossi io sopra di lei. Quand' che si era
tirata su il vestito denudandosi? E poi le due paroline: Ficcalo
dentro, disse. Ficcalo dentro!
Non c' bisogno che entri nei particolari, Andrew.
Pu anche iniziare con uno slancio verso l'altro, l'atto
sessuale, ma poi sul cervello cala il buio, come una citt in
blackout, ed entra in funzione un precervello antidiluviano
che sa soltanto di dover muovere il bacino.  senza dubbio
un comando innato risalente al Paleozoico e potrebbe
essere la base di tutto il tambureggiamento.
Tambureggiamento?
Sto cercando di dire che non sei al massimo dell'allerta
in quei momenti. Come se quanto ti resta della mente umana,
quel po' di fioca coscienza, si fosse localizzato da qualche
parte nelle profondit del tuo essere testicolare. Ecco
perch non sentii il motore e non capii immediatamente il
motivo per cui la spiaggia sembrava volare via nella tempesta
di sabbia che avevamo intorno. Poi per guardai negli
occhi di Briony: erano accecati da un bianco terrore -
di me, o della innaturale luce abbagliante sopra di noi?
Continuo a chiedermelo da allora. Certo, la fotoelettrica,
certo, il frastuono delle pale dell'elicottero che falciavano
l'aria. Ma dato quello che doveva succedere in seguito,
non sono mai riuscito a convincermi che non fosse terrore
di me, di quel rutilante essere del Paleozoico con cui aveva
giaciuto. In ogni caso, capii immediatamente che la situazione
era incongrua. Le coprii la faccia con una mano,
per nasconderla a loro, tenendola nascosta col mio corpo,
mentre con l'altra tentavo l'impresa di tirarmi su i pantaloni.
Forse ti  nota la faccenda delle spiagge di notte, nella
California del Sud, che erano pattugliate.
Credo di aver sentito qualcosa del genere.
Gi. E l'altoparlante che arrivava tra il ruggito del rotore...
Non ci si pu credere quanto bassi nel cielo si erano
piazzati appena sopra di noi, i piloti di questo mostro nero
simile a un insetto, che ci puniva con gli schizzi di sabbia,
incombente su di noi che balzavamo in piedi e ci davamo
alla fuga, io tenendo la camicia sopra la testa e loro
inquadrandoci nel fascio luminoso, accusandoci di imprecisati
ma orrendi misfatti, di aver bestemmiato la vita civilizzata,
di aver contaminato un prezioso santuario di bambini
innocenti e giocatori di pallavolo.
E poi la luce si spense e quell'accidenti si alz in volo
congedandosi con una sventagliata di sabbia in faccia
mentre io e Briony, impalati, ci proteggevamo gli occhi
con le braccia. Qualche istante dopo fu come se non fosse
accaduto niente, la notte era silenziosa, e allora Briony
scoppi a ridere e mi guard e rise ancora scrollandosi la
sabbia dai capelli e scuotendo il capo, affrontando l'umiliazione
come le donne in particolare imparano a fare, con
riso rassegnato e una specie di spallucce e i palmi comicamente
sollevati.
La corsa ci aveva portati al limitare della spiaggia da dove
si proiettava un frangiflutti di massi impilati, e in un incavo
della struttura, dalla parte della terra, occhi senza corpo
in formazione sparsa scintillavano dall'oscurit. Briony
disse che era una banda di gatti selvatici che vivevano l
da sempre, a quanto ricordava lei. Sibilavano in agguato.
Ci eravamo avvicinati troppo e il sibilo ci avvolse come la
tela tessuta da un ragno. Fu allora forse che cominciai ancora
una volta a pensare a qualcos'altro al di l di me stesso.
Tipo cosa?
Tipo questo paese di sole eterno e popolazioni di nani e
polizia del cielo.
Il mattino dopo, mentre stavamo per ripartire, ero accanto
alla macchina, stavo salutando e Betty mi teneva le mani,
le faceva ondeggiare delicatamente su e gi in segno di affetto.
Siamo tanto felici che abbia trovato te, Andrew. Vogliamo
solo il meglio per la nostra bambina. Non ci sono
parole per esprimere l'amore che abbiamo per lei.  il trionfo
della nostra vita.
Lo ammetto, stavo sperando che questi fossero i suoi genitori
adottivi. Come mai, secondo te? Non mi ero ancora
ripreso del tutto dalla notte sulla spiaggia e l, adesso, sotto
il sole opprimente, mi venne una sensazione di nausea
mentre cercavo di farmi una ragione dei bizzarri avvenimenti
della vita del mio vero amore. Erano queste le circostanze
fondanti di Briony, la marcavano, erano sue, si era
formata a partire da esse, e l'immagine che avevo avuto di
lei fino ad allora - la mia splendida studentessa col vestitino
lungo baciato dal sole e le scarpe da running - era incompleta
se non addirittura illusoria. S, lei, fedele alla grande
tradizione americana, stava affrontando l'universit con le
proprie forze - un finanziamento del college qui, un prestito
bancario l -, Bill e Betty non potevano ovviamente aiutarla
pi di tanto, e dunque Briony era davvero fuori dal
nido, una persona autonoma. Io per non volevo che fosse
cresciuta in questo ambiente, in questa cittadina, tra queste
persone, che ogni giorno della sua giovinezza uscendo dalla
porta avesse visto questa strada immutabile di piccole
case intonacate a stucco e vasi di fiori ricoperti di conchiglie
nei piccoli cortili, che fosse cresciuta con l'asfalto slavato
di queste strade senza ombra. Com' evidente, una vita
capace di arrostire un cervello perfettamente funzionante.
La immaginai bambina scendere in spiaggia e giocare nella
sabbia, raccogliere conchiglie sulla riva del mare, giorno
dopo giorno, anno dopo anno. Fu l'ignobile sensazione
di un istante, prima che la scacciassi dalla mente: che tutto
questo della California fosse un imbroglio. Briony usc dalla
porta col suo zaino e sorrise, magnifica come sempre, e
io sentii che in qualche modo ero stato fregato.
Be', ora sono pi tranquillo. Con tutto questo amore, mi
stavi diventando una persona noiosa.
Cerca di capire. Lo so che per te  difficile, ma fai finta di
essere me. Tutta la faccenda era stata uno choc. Non ti saresti
sentito in qualche modo rinnegato? Era me che amava
o qualcosa in me che le era fin troppo familiare? Lo aveva
intuito il primo giorno di lezione quando scrivendo il
mio nome sulla lavagna mi si era spezzato in mano il gessetto
e avevo fatto cadere i libri dal leggio? Era stata lei a
raccogliere tutto, con un sorriso comprensivo. Cresciuta in
questo sole eterno, tra questi fiori mostruosi, i suoi genitori,
diciamolo, due scherzi della natura, si era cibata del bizzarro,
dell'innaturale. Era questo che conosceva, questa la
sua quotidiana realt sociale. E allora chi avrebbe potuto
trovarsi, da chi sarebbe stata morbosamente attratta se non
da qualcuno di adorabile quanto un goffo scienziato cognitivo
depresso da morire, che di l a poco avrebbe consolato
della nichilistica disperazione delle sue lezioni?
Sento una nota di disprezzo verso te stesso.
Davvero?
Un'altra versione del tuo non essere degno di questa ragazza.
Prima c'era Andrew l'anacronismo allo stadio del
football e adesso l'opposto, il fin troppo adeguato
protomostro che cade a fagiolo.
Ho detto che fu la sensazione di un momento. Abbiamo
sensazioni momentanee che non si trasformano in gesti
concreti, giusto?
Giusto.
Non penserai che sarei stato talmente stupido da rinunciare
all'amore della mia vita a causa di un momentaneo sospetto
che in realt era un rituale di autodenigrazione, vero?
Immagino di no.
Lei si era staccata, giusto?, e adesso mentre ripartivamo,
con i genitori che salutavano dalla porta di casa, scoppi
in lacrime. Era come se avesse detto ciao per l'ultima volta.
Credo dipendesse da me.
In che senso?
Con me presente non riusciva pi a fingere di non essersi
emancipata. Poteva amarli, essere grata nei loro confronti,
ma non negare che fossero di un mondo non pi suo.
Che cosa avevi fatto?
Li avevo incontrati.
Briony era una superba atleta ma senza la forza, la muscolatura
femminile. Era un fuscelletto. Gli arti, saldi e armoniosi,
non erano tonici come lo sono persino quelli di una
ballerina. Al punto che tutta la sua attivit fisica mi sembrava
non naturale, data la corporatura, ma pi frutto di
una determinazione, di una disciplina autoimposta. Perci
da dove le venisse, perch sentisse il bisogno di piazzarsi
in cima a una piramide di cheerleader, roteare attorno a
una sbarra, correre, saltare, allenarsi per uno scopo diverso
da una intensamente fisica gioia di esistere, dubito che
lo sapesse persino lei. Dopo aver avuto la bimba continu
a fare jogging spingendo la carrozzina, [riflette]
S?
Solo una volta il suo risoluto atletismo la trad. Eravamo
tornati all'ombra delle montagne. Per dimostrarle che
non ero completamente digiuno di sport comprai un paio
di racchette da tennis e andammo a fare due tiri nei campi
del college. Avevo giocato un po' a Yale; non per Yale, a
Yale. Non avevo mai preso lezioni ma chiss come mi raccapezzavo
e con la mia dinoccolata calma e agilit riuscivo
a scattare di qua e di l e arrivare sulla palla, avevo un signor
dritto e un meno affidabile rovescio, sapevo fare il pallonetto
liftato e in caso di necessit potevo contare su una
discreta smorzata. Il gioco era nuovo per Briony ma quando
mi offrii di darle qualche suggerimento, come impugnare
la racchetta, come posizionare il corpo nel dritto, nel rovescio
eccetera, lei non mostr alcun interesse. Riteneva di
poterlo capire da sola. E di fronte all'evidenza che non ce
la faceva - con la palla che finiva fuori, oltre la recinzione
o contro la rete, o la racchetta che andava a vuoto e lei che
correva a destra e a sinistra senza un attimo di tregua (nonostante
cercassi sempre di indirizzare la palla in modo che
potesse rimandarmela) - alla fine perse la pazienza, sbatt la
racchetta per terra e usc dal campo, imbronciata. Era
la prima volta da quando stavamo insieme che la vedevo
fuori dai gangheri.
Ci furono altre occasioni?
Durante la gravidanza, non ricordo a che mese. Ebbe
delle perdite e la cosa la terrorizz. Chiamai il medico con
lei che si mordeva le nocche. Appurammo comunque che
non era niente di grave. Ma quella volta sul campo da tennis...
Mi sono sempre chiesto, da allora, se per esibizionismo,
magari, non avessi tirato qualche palla l dove sapevo
che non poteva arrivare.
[riflette]
Non ti ho mai raccontato del servizio militare. Sotto le
armi, alla fine del periodo di addestramento c'erano le manovre
notturne. Io dovevo fare la guardia al perimetro e
invece mi addormentai nella buca. Fui svegliato da un ufficiale.
A me assegnarono un centinaio di flessioni con un
Garand sulla schiena ma il mio sergente di plotone, il responsabile
della mia condotta, era un militare di professione
e fu degradato, [riflette] Una volta ero a una festa tra
docenti universitari e mi stavo esprimendo con enfasi nella
stanza affollata, agitando le braccia per sottolineare questa
o quell'opinione. Il dorso della mia mano centr la mascella
di una collega in piedi accanto a me, sulla destra. La professoressa
cacci un urlo e si accasci a terra. Tutte le conversazioni
si interruppero. Corsi nella cucina dei padroni
di casa e mi misi a tastare l'interno del freezer alla ricerca
di ghiaccio, scostando e tenendo sollevati un paio di bottiglioni
di vodka. Il marito della donna mi era venuto dietro
baccagliando e quando mi girai rimasi talmente sorpreso
che mi lasciai sfuggire di mano i bottiglioni e gli ruppi il
piede. Nell'arco di un minuto avevo fatto fuori un'intera
famiglia, [riflette] Studiavo biologia a Yale. Un giorno in
laboratorio stavamo facendo un esperimento con gli anemoni
di mare...
Andrew, basta.
Eh? Basta cosa?

 Capitolo 3.

Posso dirti: lo scorso weekend Andrew ha deciso di andare
a trovare la figlia.
Di!
Come sai mi stavo trattenendo, trattenendo, e il fatto
che tu non abbia mai tirato fuori l'argomento, non mi abbia
mai spronato a farle visita n chiesto, buttandola l, se
mi fosse mai passato per la mente
 una cosa alla quale dovevi arrivare da solo, di tua iniziativa,
con il tuo sentimento.
Perfetto.
In fondo, non mi hai nemmeno detto come si chiama.
Willa. Si chiama Willa. Avevo lasciato il certificato di nascita
a Martha in modo che non ci fossero equivoci in proposito.
Il nome l'aveva scelto Briony come omaggio a suo
padre.  carino, vero? Willa.
Molto carino.
Pensa per alle difficolt. Che cosa le avrei detto? Perch
ero venuto, a quale scopo? Non lo sapevo nemmeno io. Volevo
riprendermela? E se s, sarebbe stata la cosa migliore
per lei? E se fosse tornata con me, sarebbe prima o poi
ricomparso Andrew l'impostore mettendola chiss come in
pericolo? Mettendo in pericolo la sua bambina? E se era
venuto solo per una visita, che cosa avrebbe pensato lei,
sarebbe riuscita a rapportarsi in qualche modo, lo avrebbe
considerato come il padre che non la vedeva da quando
era una bambina di pochi mesi sul sedile di un'automobile?
Un uomo che avrebbe detto ciao e sarebbe sparito
di nuovo? Per non parlare di Martha, gi tanto che non mi
sbattesse la porta in faccia.
Ci sono alcuni aspetti legali cui a mio avviso potresti
appellarti. Non sono un avvocato ma la consanguineit
prevale sempre. La paternit comanda, a meno che non si
dimostri che la persona non  idonea. Un ubriacone, un
senzatetto, un criminale, cose del genere.
Cose del genere?
In questo paese non si danno via i bambini come se fossimo
ancora nel Medioevo. Quando lasciasti Willa ci fu
niente di scritto? Consultaste un legale, firmaste niente,
tu e Martha?
Ero disperato. Avevo bisogno di aiuto. Avevo pensato
al suicidio.
Ah s? Questa  nuova.
Ero arrivato al punto che parlavo con Briony come se fosse
viva. Prendevo istruzioni da lei: come scaldare il latte
artificiale... leggevo le etichette ma chiedevo a lei se avevo
capito bene. E lei mi spiegava tutto. Mettiti la frugoletta
sulla spalla per farle fare il ruttino dopo averle dato
la pappa. Le servir qualcosa di pi pesante per l'inverno
che viene. E quando sar ora delle vaccinazioni, mi raccomando
portala dal pediatra. Rideva, la mia Briony, vedendomi
nella dimensione domestica, avevo allucinazioni in
cui mi compariva accanto, come da viva, e un istante dopo
era una minuscola figura che faceva la ruota, la verticale,
il salto mortale sul tavolo della cucina. Oh, Dio. E tu vuoi
farmi consultare un avvocato?
Non prendesti una donna che ti aiutasse in casa?
Non avevo alcun aiuto, non poteva nemmeno venirmi
in mente di prendere qualcuno, avevo Briony. Ottenni un
permesso dal lavoro, congedo di paternit non retribuito.
E poi la follia si dissolse e andai a chiedere aiuto. Avevo
disperato bisogno di aiuto. Andai da Martha.
Per la verit  stata una decisione impulsiva, quella di
Andrew, gli si  manifestata come se fosse partito un fusibile
nel suo incessante arrovellarsi sull'opportunit o
meno di andare a trovare la figlia. Era seduto nello studio
a leggere un articolo scientifico, l'ennesima teoria su come
il cervello diventa mente. Nel caso specifico si avanzava
l'ipotesi di potere un giorno realizzare un manufatto capace
di imitare il cervello e la cui attivit neurale fosse in
grado di produrre coscienza. Questa affermazione, proveniente
non da un racconto di fantascienza pulp di quelli
che aveva letto negli anni dell'adolescenza ma da un insigne
neuroscienziato su una rivista scientifica, era talmente
scioccante che Andrew  saltato sulla poltrona come se
avesse preso la scossa, rendendosi conto nello stesso istante
che la radio era sintonizzata sulla trasmissione del sabato
pomeriggio dal Metropolitan Opera House. Si  messo
ad ascoltare e ha capito che il Boris del Boris Godunov
stava morendo. Gridava, lo zar, cantava il proprio lamento, la
propria preghiera, e infine moriva con quella parola
in russo sussurrata che sembrava raschichev, ras-chi-chev, e
poi il colpo sordo a indicare che era crollato sul palco del
Metropolitan. E poi questo leitmotiv meravigliosamente
dolente a sancire che s, lo zar Boris era kaputt.
Andrew non ricordava, dopo, se aveva sentito le campane
di Mosca suonare a festa per la morte del tiranno, perch
in un attimo era gi uscito, infilandosi il giaccone mentre
correva a prendere un taxi per Union Station e saltando
su un direttissimo Washington-New York.
Giunto a New York, ha tagliato a piedi verso Grand Central
e in un negozio della stazione ha comprato un animale
giocattolo per la sua Willa, un buffo cagnolino meccanico
con gli occhi mobili, che dopo essere stato caricato camminava
ondeggiando sulle zampette. Immaginava che un animale
sarebbe stato il regalo pi sicuro per la bambina, che
ormai aveva tre anni. A qualsiasi bambino di et compresa
tra uno e dieci anni sarebbe piaciuto un animale giocattolo.
Vedi, Doc, tutto mi  tornato in mente di getto... la casa
di Martha, il colossale marito di Martha... non che pensassi
che fosse proprio il Boris morto quel pomeriggio - avevo
l'impressione che non facesse pi parte dei pezzi da novanta
della lirica - ma la casa, la scena, Martha che sale le
scale con la mia bambina in braccio. Era come se non fosse
passato neanche un momento e mi trovassi ancora di fronte
alla loro porta a pulirmi gli occhiali dalla neve. E mentre il
treno pendolari procedeva traballando in direzione di New
Rochelle, non avevo pi timori su come sarebbe andata la
mia visita, non ero pi in balia dell'indecisione, a creare scenari
infausti nella mia mente. Stavo andando a trovare mia
figlia! Provavo affetto per Martha e per il marito di Martha,
scoppiavo di gratitudine verso queste persone che avevano
preso sotto la loro ala la figlia mia e di Briony. E scoprivo
che mi piaceva persino quella sballottata corsa in treno.
Non mi dire che la cosa  finita male.
Naturalmente.
Arrivando a casa di Martha, Andrew ha subito capito che
c'era qualcosa che non andava. Tutti gli altri viottoli e accessi
carrabili della strada erano stati spazzati, mentre la
propriet di Martha non era stata toccata. Pagato il tassista,
Andrew si  ritrovato con i piedi affondati in quindici
centimetri di neve. La caratteristica di Martha, una delle caratteristiche
che la contraddistinguevano, era l'impeccabile
gestione domestica. Se una cosa non funzionava, a prescindere
da quanto fosse importante, lei doveva farla aggiustare
immediatamente. Chiamava giardinieri, idraulici, elettricisti,
falegnami, imbianchini, riparatori di tetti, piastrellisti,
imprese di pulizie, vetrai e tecnici dalle specializzazioni
esoteriche. Si occupava con grande scrupolosit di dettagli
come i copriserratura in ottone delle porte. Adesso erano
le otto di sera di un lugubre giorno di novembre. Nel vicinato
le luci erano accese mentre la casa che Andrew aveva
di fronte era illuminata fiocamente come se fosse in corso
una specie di seduta spiritica. Non so come mai gli  venuta
in mente questa cosa. Ha percorso a fatica il viottolo
fino alla porta d'ingresso e l'ha trovata accostata, [riflette]
S, vai avanti.
Mi ha chiamato l'impostore.
Chi?
Il colossale marito di Martha.  stato quello il suo saluto.
Ah, ha detto, ecco l'impostore. Il nomignolo che mi aveva
dato quando avevamo bevuto insieme il giorno in cui avevo
portato la bambina alla loro porta. Che io fingevo soltanto
di essere un bravo essere umano generosamente disposto
verso il prossimo, mentre in realt ero una persona
pericolosamente falsa, congenitamente insincera e un omicida
-  cos che mi aveva inquadrato. Andrew l'impostore.
E, come ti ho gi detto, non era lontano dalla verit. In
quel momento per, quando mi ha chiamato l'impostore,
ho riconosciuto il ritratto sopra il camino in soggiorno.
Raffigurava il marito di Martha nel suo pi grande ruolo
quando era ancora in attivit: Boris Godunov. Be', tu ovviamente
conosci la storia di Boris Godunov.
Confesso con vergogna che
Boris  una specie di Riccardo III russo. Ammazza il legittimo
erede al trono, lo zarevic Dmitrij. Gli taglia la gola,
al ragazzo, e si proclama zar. Da allora vive nel tormento
per ci che ha fatto. Disturbo postraumatico da stress.
Ok.
Cos passano gli anni e un monaco profittatore, Grigorij,
rendendosi conto di avere all'incirca la stessa et del defunto
zarevic si adopera per ammassare un esercito al confine
tra la Polonia e la Lituania. Avanzer poi verso Mosca
annunciandosi come lo zarevic Dmitrij, il legittimo erede
al trono. Boris Godunov riceve assicurazioni sul fatto che
l'uomo  un impostore, che il vero zarevic!: continua a essere
defunto, ma perseguitato dal rimorso e imbevuto di superstizione
religiosa non riesce a convincersi che sia cos e
muore. Questa  la storia.
Interessante. Ma perch
A parte l'innocente, lo stolto in Cristo, il folle santo: il
Pazzo di corte che si sente intonare un lamento per il triste
destino della Russia mentre cala il sipario. C'erano un sacco
di folli santi in Russia all'epoca. Anche in Shakespeare
ci sono i Folli, ma non particolarmente santi. Un pazzo
russo  automaticamente santo. Era ubriaco, ovviamente.
Il Pazzo?
Il colossale marito di Martha. Stravaccato in poltrona
con indosso i paramenti da zar, detronizzato come Boris
Godunov, detronizzato come marito di Martha. Perch io
lo sapevo che lei non c'era, non con la casa in quelle condizioni.
Non con lui in quelle condizioni. Non sapevo che
i cantanti lirici si tenessero i costumi. Non se li tengono,
vero? Eppure lui era l con quella sontuosa veste ricamata
e la corona fatta a maglia che sfoggiavano, tempestata di
gioielli e con la piccola croce in cima. Ha sollevato il bicchiere:
All'Impostore, ha detto, guardandomi, e poi, siccome
ha avuto un colpo di singhiozzo, il braccio gli  scattato
all'indietro e il contenuto del bicchiere ha descritto un
bell'arco in aria centrando il suo ritratto sul muro, inondando
il viso truccato da Boris Godunov, tanto che il dipinto
sembrava versare lacrime.
 successo davvero tutto questo?
Cosa?
Tu che di punto in bianco ti precipiti a New Rochelle perch
hai sentito il Boris Godunov alla radio e poi trovi questo
simulacro zarista ubriaco fradicio.
Non sono arrabbiato con te per avermi fatto questa domanda
visto che a stento riuscivo a crederci io stesso mentre mi
trovavo in quel soggiorno buio, che tra parentesi
non era neanche riscaldato, il che poteva essere il motivo
per cui il colossale marito di Martha si era messo quei pesanti
paramenti con tanto di cuffia di lana per corona. Del
resto, perch non poteva aver ascoltato con amarezza anche
lui la stessa trasmissione del sabato? Gli stavo davanti
e lui mi guardava con occhi torpidi e arrossati. Era smagrito,
non pi la figura minacciosa di un tempo. Un tempo
era stato un grosso, gibboso lamantino d'uomo, enorme
e liscio. Non pi. Il doppiomento, la faccia larga, la testa
grossa, tutto assottigliato adesso, la fisionomia, con il profilo
della mandibola che pareva la forcella di un tacchino e
le guance scavate e gli occhi che mi guardavano fisso, apparteneva
a un uomo molto malato. Mi sono scoperto furioso,
totalmente insensibile, e gli ho parlato come si parla
a un ubriaco.
Dov', dov' Martha, accidenti a te, dov' mia figlia?
Faticosamente si  alzato in piedi e ha cominciato a cantare
la scena della morte nella sua roca voce di basso, le
braccia protese verso di me.
Sono corso di sopra, ho guardato in tutte le stanze. Un
lettino vuoto, cassetti aperti vuoti, armadio a muro vuoto.
Nella camera principale un letto sfatto, armadio con solo
gli appendiabiti appesi. Per terra qualche cartaccia. Un orario
dei pullman ripiegato. Ras-chi-chev. Ras-chi-chev. [riflette]
Senti, vorrei correggere l'impressione sbagliata che posso
averti dato a proposito dei miei sentimenti per Briony.
Aspetta un attimo. Cos'hai fatto allora?
Eh?
Dopo aver scoperto che Martha se n'era andata.
Ho preso l'ultimo treno per Washington. Quella povera
spugna ne sapeva meno di me di dove poteva essere. Non
riusciva a dirmi nemmeno da quanto tempo se n'era andata.
Guardandomi attorno avevo avuto l'impressione che
fosse da un pezzo. Ovviamente la bambina era pi al sicuro
con lei. Martha aveva abbandonato il pianoforte. Era
ancora l nello studio, segno per me che adesso la sua vita
era Willa. Ma non c'era fretta, non si trattava di un'emergenza,
se non avessi impulsivamente affrontato quel viaggio
sarei stato davvero all'oscuro di tutto. Perci, relativamente
parlando, mi sentivo abbastanza aggiornato.
E la cosa ti dava un minimo di sollievo, a tuo avviso?
Be', perch no? Non mi vergogno di dirlo. Cosa c' di
pi scoraggiante del biasimo negli occhi di una bambina?
Prima o poi sarebbe arrivato, inevitabilmente. Solo non sarebbe
stato adesso. Ma stavo cercando di dirti una cosa.
S?
Vedi, io ero l, sulla porta aperta. Insomma, per un uomo,
un cantante lirico vestito da Boris Godunov e ubriaco fradicio
che canta la propria parte in soggiorno... cosa poteva
esserci di pi ragionevole, per Boris, che vedere nel tizio
in piedi sulla soglia l'impostore Grigorij, con il suo esercito
polacco-lituano, pronto a strappargli la corona? Sulle
prime avevo pensato che stesse parlando di me, e forse era
cos, ma in qualche modo adesso mi stava anche mettendo
dentro l'opera. Io ero il falso pretendente al trono, capisci?
Era ubriaco fino a quel punto?
Ubriaco o no, era dentro l'opera e vedeva me nei panni
del nemico. Anche con un certo fondamento, essendo
io l'ex di Martha. E s, aveva proprio trovato l'espressione
giusta, mutuata dalla storia della lirica russa grazie forse
a una comprensione pi profonda. Alla radice Andrew
 l'impostore, ok? Il falso pretendente.  questo che vuoi
sentirti dire? Mi hai fatto perdere il filo. Voialtri non dovreste
farlo.
Ma questo  importante, non credi? Non ti ha mandato
su tutte le furie?
Senti, lui lo sapeva che mi occupavo di scienze cognitive.
Non era ottuso. Quando sono andato via ormai cantava
a squarciagola, seguendomi fin sulla porta. Non saltare
perci a conclusioni affrettate. A me spiaceva per lui, se
devo dirti la verit. Mi ha dato un bacio sulla testa. E poi
si  messo in ginocchio implorando la mia benedizione. 
quello che fa Boris nell'opera, implora la benedizione del
Pazzo santo che nella sua mente rappresenta la Russia intera.
Perci non ero pi solo il pretendente al trono. Mi era
stato assegnato il nuovo ruolo di Pazzo santo. Oppure mi
stava riconoscendo da Impostore a Impostore. Mica poteva
tirarsi fuori proprio lui che fingeva di essere il legittimo
zar. Tu non c'eri. Sotto sotto eravamo fratelli.
Quindi alla fine  stato un armistizio, mi stai dicendo
questo? Sei stato assolto dall'essere Andrew l'impostore?
Siamo tutti Impostori, dottore, anche tu. Specialmente
tu. Perch sorridi? Fingere  il pane quotidiano del cervello.
 quello che fa. Riesce persino a fingere di non essere
se stesso.
Ah s? E che cosa sa fingere di essere, tanto per fare un
esempio?
Be', per lunghissimo tempo, e fino all'altro ieri, l'anima.
Forse ti ho dato un'impressione sbagliata a proposito dei
miei sentimenti per Briony. Salvo quel momento in California
mentre ripartivamo da casa dei suoi, e magari qualche
altro, il mio amore fu puro e semplice come mai nei miei precedenti
rapporti con le donne. Non ti ho raccontato dei miei
legami, alcuni apparentemente solidi. Mai per semplici.
Prima del matrimonio con Martha?
E dopo. Il problema in ogni relazione  che ero sempre me
stesso. Con Briony invece ero la persona che avevo sempre
sognato di essere. Pur congenitamente incapace di essere
felice, ero, con Briony, felice. La felicit consiste nel vivere
la quotidianit della vita e non sapere quanto sei felice. La
vera felicit deriva dal non sapere che sei felice,  una serenit
animale, una via di mezzo tra appagamento e gioia,
la stabilit dell'io risolto nel mondo. Naturalmente mi riferisco
alla vita nel mondo occidentale sviluppato. Un'umile
dedizione al trantran quotidiano, la soddisfazione per il
tuo, la squisitezza del sesso e del cibo e delle giornate di
sole. Non  soltanto che ami la persona che ami, ami il mondo
cos com'. Una sensazione indotta forse dall'endorfina,
l'oppiaceo del cervello. Lo so, eccola di nuovo, la direttiva
cefalica. Ma chissene! Mentre attraversavamo il paese
c'erano montagne innevate per gli sciatori, rapide per i
rafter, passaggi a scrocco ovunque si posasse lo sguardo. Un
giorno ci ritrovammo a costeggiare un campo dove, in lontananza,
si era dato appuntamento un gruppo di ascensionisti.
Accostammo per guardare questa languida flottiglia di
navicelle spaziali arcobaleno che salendo avevano raggiunto
il proprio giocondo senso del tempo e dello spazio. Discutemmo
dell'ipotesi che siano gli americani, pi di qualsiasi altro
popolo, a capire cos'hanno da offrire la terra e il
cielo. In quei momenti la vita era ci che era e nient'altro,
era esattamente ci che appariva, senza nulla dietro. Un'imperante
fede nel futuro, tutte le sinapsi accese come a produrre
una musica metafisica e tu che esisti beatamente nella
consapevolezza che il consueto mondo cos com'  l'unica
realt. E ovviamente, niente pi senso di colpa. Niente pi
paura, la paura che era il tuo vecchio io. Tutto questo, voglio
dire,  ci che Briony faceva per me. Il mio piacere per
ogni cosa in ogni dove durante quel viaggio era sostanzialmente
la gioia di stare con lei, il fatto che lei fosse con me.
Tutto di lei, le sue premure, come ti interpellava con gli occhi,
con la sua risata, la semplicit delle attenzioni che rivolgeva
a se stessa... Non era una che si truccava, mai in
ghingheri, i capelli tenuti in ordine con la spazzola, a volte
legati, a volte no. Gi solo la disinvoltura con cui se li sistemava
lasciava trapelare i diversi aspetti del suo essere.
Quando restavamo in silenzio durante un tratto di rettilineo
che proseguiva per miglia e miglia, si metteva seduta a
gambe incrociate o cercava musica alla radio. Era lei a decidere
la musica, aveva stabilito che avevo tanto da imparare,
il che era vero, io mi ero fermato ai Beatles e ai Grateful
Dead. (Ah, mi disse, intendi i Dead.) Non temevo per lei,
Briony non sarebbe mai stata una vittima dell'impostore.
Avevo chiuso con lui. Avevo subito una metamorfosi, mi
avviavo a diventare un Pazzo santo.
Ma come ti dicevo, stavamo attraversando il paese e io ero
l'Andrew nuovo, non pi in ansia, non pi preoccupato per
lei. Tutto era meraviglioso. Scarpate di roccia rossa, campi
di grano sconfinati, cittadine addossate a un'unica strada
polverosa, un diner sperduto dove avanzavi lungo il banco
dei piatti pronti e portavi alla cassa quello che preferivi,
un cartello sul muro ad annunciare: "Fai da te, servizio rapido
e cortese". Un parcheggio per roulotte sotto una tempesta
di sabbia, il vento che sferzava i fili del bucato, un
motel con un dinosauro viola sul tetto, piccole chiese battiste
di legno, una serie apparentemente infinita, tutte con
il versetto del giorno sulla facciata, citt sorte prima della
guerra civile dove ville dai colonnati maestosi erano ombreggiate
da querce sempreverdi. Ad Atlanta ci fermammo
in una libreria e comprammo una sporta di Mark Twain e
sull'interstatale chi non guidava leggeva ad alta voce... Facevamo
a turno, Briony guidava bene, non con frenesia ma
nemmeno a passo di lumaca. Vedevo Mark Twain nei suoi
occhi mentre passavamo sotto le monotone luci ambrate della
strada, e lo vedevo baluginare nella sua immaginazione...
Ah, ecco il tuo Twain. Huckleberry Finn immagino.
Il principe e il povero. I due ragazzi si scambiano l'identit,
il principe diventa il povero e il povero il principe. A
Briony piaceva l'aspetto romantico della cosa, il messaggio
di Clemens che gli aristocratici non hanno niente pi
degli altri se non la presupposizione del loro essere aristocratici.
Ma il romanzo  pi di una parabola democratica:
 un racconto per neuroscienziati. Data l'ispirazione,
chiunque pu calarsi in un'altra identit perch il cervello  lesto, sa farsi da parte in un attimo. Sar anche marchiato
dall'individualit, ma lascia che i neuroni comincino
ad accendersi e voil, il gioco  fatto.
Non mi  chiara la tempistica del vostro viaggio. Briony
si era laureata? Se non sbaglio hai detto che era al terzo
anno quando vi incontraste. Eri stato riconfermato per il
successivo?
Ricordo che stavamo percorrendo la New Jersey Turnpike,
i pennacchi delle raffinerie alle nostre spalle e nelle orecchie
il ringhio degli autotreni incolonnati, e all'orizzonte
sulla sinistra gli aerei che planavano verso le piste di atterraggio
del Newark Airport e poi i campi di erba bruciata
irrigati da rigagnoli di letame e quello che pareva un avvoltoio
sospeso sull'autostrada poggiata ora su pilastri di
calcestruzzo che sostenevano con la loro stazza le furiose
intenzioni del traffico, le luci bianche che ci venivano incontro,
le luci rosse che ci invitavano ad avanzare, e quando
le lanciai un'occhiata Briony aveva lo sguardo fisso davanti
a s, chiaramente stordita dalla massa accecante di
informazioni, non era propriamente paura quella nei suoi
occhi ma pi una virginea reazione all'inatteso. Mi chiesi
in quel momento quanti anni ti beccavi per aver trasportato
una giovane donna da uno Stato all'altro con propositi
immorali. Cos' che mi stavi chiedendo?
Quando succedeva questo, e se per seguirti Briony aveva
abbandonato gli studi.
Briony era iscritta a insegnamenti sia del terzo sia del quarto
anno quando arrivai. Si laure a gennaio, senza che ci fosse
alcuna cerimonia di consegna. Poi continu a svolgere i suoi
vari lavori mentre io portavo a termine l'anno di contratto.
Ogni tanto veniva a fare l'uditrice e con lei seduta in prima
fila mi sentivo stimolato a dare agli studenti solo buone notizie,
che le neuroscienze compivano grandi progressi quasi
giorno dopo giorno. Ero positivo, sempre proiettato verso
un futuro risolto di scoperte fondamentali... Il cauto ottimismo
dell'aula, il presupposto di qualsiasi corso di scienze
era questo: che alla fine saremmo arrivati alla verit. Mi rifacevo
a Whitman, il quale sapeva meglio di chiunque altro
ci che siamo e cantava il "corpo elettrico". Che piacere per
quei fanciulli scoprire, corpo come cervello e cervello come
corpo, che le cose trovavano un senso. Ovviamente non dicevo
che era un poeta. Per non rovinare tutto.
Eccoci insomma. L'avevo sottratta alla sua vita organizzata,
portata via dalla sua sbarra, per trasferirci a New York.
Devo dire che Briony si innamor della citt. Dopo un po'
trovammo casa al West Village. Un appartamento in un ex
magazzino con ingresso a scivolo e grate alle finestre, ascensore
cigolante, vecchi pavimenti di legno mai pi lucidati.
Tre stanze, molta luce, strade alberate, magnifici negozi
nel quartiere e ovviamente i negozianti che fecero tutti
la sua conoscenza, il forno italiano all'angolo con il pane
fresco in vetrina, l'alimentari coreano, la caffetteria, l'edicola.
Perch Briony era carina, socievole, allegra, cordiale,
faceva domande, scaldava tutti quei newyorchesi musoni
i quali, con loro stessa meraviglia, ricambiavano. Andrew,
mi disse, tutto quello che ti serve  qui, non devi prendere
la macchina per andare al centro commerciale, quand' che
hanno inventato questa cosa! E andavamo a piedi dappertutto,
voleva esplorare, arrivavamo a Chinatown, facevamo
una passeggiata fino a Washington Square, dove ero vissuto
da piccolo, divenne una buona conoscitrice della citt.
Come vi mantenevate?
Io avevo un contratto con un editore di libri scolastici per
realizzare una specie di eserciziario di scienze cognitive.
E poi divenni consulente esterno delle collane scientifiche
della stessa azienda. Leggevo libri e proposal. Briony invece
dava ripetizioni di matematica. Aveva messo qualcosa in
internet e in men che non si dica si ritrov con pi clienti
di quanti ne volesse - ragazzi delle superiori, ragazzi delle
medie - a testimonianza delle condizioni dell'istruzione
in America. Insomma ce la passavamo bene. Questo prima
della bambina, intendiamoci. Quando nacque, l'anziano
fornaio italiano ci fece consegnare una torta, i coreani spedirono
un cesto di frutta, tutte le vecchiette del quartiere
avevano seguito la sua gravidanza, era la giovane madre
incinta di tutti, e quando un giorno di primavera Briony
port fuori Willa per la prima volta, con un marsupio, era
incredibile come continuasse a riversarsi gente in strada,
sembrava quasi che la stessero aspettando, fu una specie
di processione regale, Madre con Bambina, non poteva fare
tre metri senza che qualcuno la fermasse tutto oooh e aaah.
E tu?
Be', io ero l, naturalmente, sospeso sullo sfondo. Non
avevo mai legato con i vicini quanto lei. Mi limitavo a esibire
un sorriso stampato sul volto, senza proferire parola e
passando pi o meno inosservato. Voglio dirti per quanto
era stupendo guardare Briony che allattava la nostra piccola,
le guance rosse di felicit, gli occhi sulla bambina e poi
su di me con un'espressione di totale appagamento, come
a proclamare in quell'istante la magnificenza della vita. E
stava tutto nei suoi occhi, la mia adorata moglie ventiduenne,
che aveva avuto la forza di rivoltarmi come un guanto,
trasformarmi in qualcosa che somigliava a un normale,
funzionante cittadino del mondo, [riflette] Ah, Dio.
Ci sono dei kleenex sul tavolino laggi.
Cos adesso sai perch sono qui.
Gi.
 una specie di carcere, la mente del cervello. Abbiamo
questi misteriosi cervelli da un chilo e mezzo scarso che ci
sbattono in prigione.
 l che sei?
Lo so da parecchio tempo. Sono in isolamento, un'ora in
cortile per gli esercizi della memoria. Tu sei uno psichiatra
statale, giusto?
Be', ho l'abilitazione, se  questo che intendi.
E io che pensavo fossimo compagni di viaggio, noi due.
Che tu facessi la strada insieme a me. In effetti non ti ci vedo
a viaggiare. Immagino che non sei mai stato a Zagabria.
Zagabria?
Ero in un parco della citt dove ogni cespuglio e ramoscello
fiorito era identificato con una targhetta su un supporto
di metallo piantato nel terreno. Dovevi chinarti per
leggere il nome latino. Mi trovavo l con la donna che aveva
fatto il salto mortale da fermo.
Capisco.
Era una prostituta, ovviamente. E perch dissi al protettore
che il suo numero era troppo breve per sostenere l'attenzione
del pubblico un'intera serata, proprio non lo so.
Forse ero ubriaco. Forse il salto mortale sembrava da fermo.
Uno scricciolo di donna, pacata, avvezza alla sottomissione.
In lacrime, ma sorridendo, mi chiese di portarla via
da Zagabria, proprio l nel parco in un freddo pomeriggio
autunnale con i piccoli cespugli catalogati con cura come
se quella fosse davvero una parte civilizzata del mondo
che non aveva mai visto la guerra e la cui popolazione locale
non odiava i serbi e i bosniaci, e che non si era ridotta
a uno Stato fantoccio dei nazisti durante la Seconda guerra
mondiale. Quel silenzioso parco meticolosamente classificato,
con il vento che soffiava sul nostro sentiero le foglie
dell'autunno, lo vedevo come la pretesa, in nome della
civilt, di negare la storia brutale del luogo.
Che ci facevi da quelle parti?
Andavo a zonzo. Avevo deciso di fare un giro dell'Europa,
in autostop insieme ad altri yalini, ma uno alla volta
eravamo andati ognuno per la sua strada e io ero finito
a Zagabria. Nell'hotel, un vecchio in smoking suonava il
pianoforte. Brani americani di anni e anni prima come se
fossero i successi del momento. My Blue Heaven, How High
th Moon, Mr Sandman. E in un modo rigido e goffamente
non sincopato che rivelava la sua ostinata formazione classica.
Persino Martha riusciva a suonare uno swing come si
deve se era in vena. Essendo l'unico americano, immagino
che la performance fosse per me. Una saletta buia con i
tendaggi rossi, poltrone e ottomane con la forma del sedere
impressa nelle imbottiture. Pochi clienti seduti con aria di
attesa, i drink intoccati nei bicchierini, il cameriere mezzo
appisolato in un angolo. Sembravano tutti in combutta, il
protettore grande e grosso, il pianista, gli avventori - tutti
l a dimostrare che quello era il posto dove stare, questo
alberghetto di terz'ordine in una citt tristemente anonima
che non suscitava interesse nemmeno in chi ci viveva.
E non fu l'unica, l'acrobata...
L'unica a far che?
A chiedermi di portarla via.
Perci questo non  un sogno.
Ci fu una donna a San Pietroburgo che mi chiese la stessa
cosa. Non ricordo come la conobbi. Forse all'Ermitage.
Indossava collant bianchi, una ragazza angelica con i collant
tenuti su dalle cosce generose. Le cui gambe in collant
bianchi puntavano verso il cielo con precisione quasi militare
e poi si allargavano, aprendosi come un compasso.
Perch mi racconti tutto questo?
Perch me lo ricordo. Perch non voglio parlare di quello che
 successo. Era chiaro ovunque andassi che ero uno
squattrinato. Uno studente con lo zaino, pelle e ossa e perennemente
in ansia. Eppure le persone fanno questo, quando
vi vengono spinte. Con il mio passaporto americano ero
una risorsa. Perch mi guardi in quel modo? Sto cercando
di dirti che prima di sposare Martha mi ero concesso le
mie brave avventure con il genere femminile.
Capisco.
Con un matrimonio e diverse storielle alle spalle non
vivevo nell'illusione. Non ero io, cio, che attribuivo a
Briony la sua bellezza morale, la sua naturale, spontanea
virt. C'erano davvero. Niente in lei era frutto di esercizio
se non forse le sue giravolte. Per me era stata una Rivelazione.
Non solo a causa della morte della bambina avuta
da Martha, ma perch da giovane, da universitario, ero
stato stupidamente, arrogantemente insensibile, non ancora
astutamente il risolto impostore e killer accidentale, ma
semplicemente un buzzurro di quelli indolenti come certi
miei compagni di studi.
Capisco.
A Yale ebbi anche una ragazza fissa. Mi rifiutai di sposarla.
Cos la relazione termin come doveva alla fine dell'universit
e lei se ne and in Spagna, credo che fosse, con la
sua laurea in letteratura comparata, una bella ragazzona
con gli occhi scuri, e non molto tempo dopo ecco che mi arrivano
per posta le foto del suo matrimonio. Lo sposo non
solo era uno scienziato cognitivo, mi somigliava pure. Cos
che quando mi scrisse, qualche anno pi tardi, per dirmi
che stava per lasciarlo, capii che era davvero tutto finito
tra noi due. Stai sorridendo.
Gi.
Ma c' poco da ridere. Fu una cosa molto intensa, ci eravamo
finiti dentro e non avevamo modo di uscirne. Rimase
incinta mentre facevamo il terzo anno. Ne parlammo per
alcuni mesi, mesi furtivi e sconfortanti. Poi per ebbe un
aborto spontaneo. Successe una sera quando ero con lei nel
suo appartamento. Mi chiam dal bagno. L'acqua della tazza
era color prugna e, rannicchiato con le ginocchia contro
il petto, ci galleggiava il mio minuscolo sosia. Pi piccolo
di un topo ma inequivocabilmente di famiglia, con la mia
stessa testa a cupola e la fronte aggrottata in un'espressione
severa, tutto che confluiva nella punta del mento. Per nulla
soddisfatto il mio erede, con lo sguardo ripiegato su se
stesso ovviamente.

 Capitolo 4.

Lo so, quando una donna partorisce, il marito passa in secondo
piano, bisogna aspettarselo che prevalga il legame
madre-figlio e il marito si ritrovi spodestato.
S, a volte succede.
Be', successe in maniera delicata con Briony e la nostra
bambina, quella materna fissit di attenzione, ma bast a
preoccuparmi. E se ci fosse stato dell'altro? Notai che appena
lasciavo in giro le mie cose - giornali, libri - Briony
le prendeva e le metteva dove secondo lei dovevano stare.
Aveva un allarmante senso dell'ordine. Di certo, col passare
del tempo, le nostre differenze sarebbero aumentate.
Cominciai a pensare al futuro, che con gli anni il divario
di et si sarebbe sentito di pi. Decisi di iscrivermi in palestra
e fare esercizio.
Non ci credo.
S s, entrai nel mondo degli add, dei pett e dei quad.
Niente parole di due sillabe in quella trib. Detestavo il posto,
tutti questi eroi con la cintura da sollevamento intorno
alla vita che tiravano su bilancieri carichi di pesi grossi
come tombini, grugnendo e urlando, e poi mostravano
i muscoli e si pavoneggiavano della propria magnificenza.
Non riuscivo a trascorrerci pi di qualche minuto, facendo
questa o quella macchina per quindici rip: non ripetizioni,
rip, e come mai quindici fosse il numero perfetto rimase
per me sempre un mistero. Ma Briony approvava, secondo
lei era una buona idea che facessi attivit fisica, che mi alzassi
dalla scrivania e mi tenessi in forma con quelle macchine.
Ti svaga il cervello, sai, mi disse, con un tono vicino
all'impertinenza che non le avevo mai sentito. Come se
non le avessi insegnato il nesso cervello-corpo.
Tu ritieni, Andrew, di poter avere a volte reazioni eccessive?
Nel XIX secolo il lavoro era fisico. Fabbri, falegnami, manovali,
contadini, costruttori di dighe, scavatori di fossi,
posatori di binari, macellatori di bestiame. La gente non
aveva bisogno di trovare il modo di fare esercizio. Sai che
cos' la Maratona di New York?
Certo.
Se mai mi decidessi ad affrontare seriamente una ricerca
di neuroscienze... be', il tema sarebbe il cervello condiviso.
Come per le formiche, come per le api.
Perch?
Il cervello di un formicaio  il formicaio. Il cervello di
un alveare  l'alveare. E anche noi abbiamo le grandi illusioni
collettive e la pazzia delle folle. Il tizio che ha scritto
questo sapeva pi di quanto sapesse di sapere.
Ti riferisci alla bolla dei tulipani?
Perch i banchi di pesci cambiano direzione all'istante,
come un'unica entit? Perch gli stormi di uccelli, senza un
leader, volano in formazioni diverse con maggiore precisione
di un corpo di ballo? Pensa alle guerre. Come finiscono
per diventare inevitabili e una volta iniziate si estendono
sempre di pi. O alle bizzarre pratiche innate in qualsiasi
gruppo religioso a prescindere dal dio cui rende testimonianza.
E alle persone che vanno al parco la domenica. Perch
il giorno per il parco dev'essere proprio la domenica?
Perch le famiglie stanno insieme nel giorno di riposo eccetera
eccetera. Abbiamo le citt e ci abbiamo messo dentro
i parchi per ovvie e sensate ragioni.
No, Doc,  un parco vero solo la domenica, ha bisogno di
un gran numero di persone per rispettare la propria definizione
di parco, perch un parco  un parco soltanto quando
organizza una colonia di esseri umani e il fatto che la cosa
sia temporanea non deve farci trascurare che  ripetitiva.
Andrew
Il cervello collettivo  qualcosa di potente. Ma non reggiamo
di certo il confronto con le formiche, con le api. Loro
hanno un cervello-nuvola feromonico, direttive chimiche
per ogni cosa: sesso, guerra, ricerca del cibo. Tra qualche
milione o miliardo di anni, con il pianeta bello che abbrustolito
e la razza umana estinta, saranno le formiche a regnare,
o magari i moscerini della frutta, o magari gli uni e
le altre, e avranno propensione per l'archeologia, strisceranno
sulle rovine delle nostre citt, sistemeranno le nostre
ossa, metteranno in mostra i nostri resti nei musei di storia
naturale, voleranno attraverso le finestre aperte dei nostri
scheletriti appartamenti, risaliranno i vani dei nostri ascensori,
esploreranno i nostri lunghi tunnel sotterranei nel tentativo
di capire chi eravamo e che ci facevamo con queste
nostre caverne d'acciaio e pietra impilate una sull'altra, e
sulle strade e sulle piste degli aeroporti con queste protesi
arrugginite per spostarci da un posto all'altro.
Stai ipotizzando che sopravviveranno a noi?
Il cervello collettivo del formicaio  al di fuori del corpo
di qualsiasi singola formica.  la gassosa identit chimica
di un formicaio che regola il comportamento di ogni formica.
Cos che guardandole ti viene da pensare che sanno
cosa stanno facendo. O perch lo stanno facendo. Pu essere
anche che il cervello del formicaio conferisca a ogni
formica un'intelligenza che altrimenti non avrebbe. Questo
mi interessa. E le possibilit di sopravvivenza aumentano
in misura esponenziale.
Mi sembra di ricordare che citavi Mark Twain sulla stupidit
delle formiche.
Quello riguardava una formica in particolare che si era
allontanata per iniziativa personale. Ciononostante, lei, la
formica, era capace di trasportare tre o quattro volte il proprio
peso. Non vedevo niente di paragonabile negli energumeni
che sollevavano tombini nella mia palestra.
Perch stiamo affrontando questo discorso?
Noi, quasi per invidia, facciamo pallide imitazioni del cervello
di gruppo. Ci consegniamo temporaneamente a una
pi vasta mente sociale e obbediamo ai suoi diktat allo stesso
modo in cui i singoli computer cedono le proprie risorse
alla rete che li collega. Forse aneliamo a qualcosa di simile
alla condizione in cui si trovano questi altri esseri - le formiche,
le api - per i quali il pensiero  esternalizzato.
Pensiero-nuvola, uno bermensch chimico. Il che ci porta alla politica.
Non sono convinto che tu sia serio.
Conosci Emerson?  quella che Emerson, avendo in mente un suo
tipo di essere, chiama erroneamente "superanima". Lui la
romanticizza, ne fa un elemento costituente del
pensiero etico che rimanda a Dio. Mentre in realt aspira
soltanto a una specie di genio feromonico universale.
Davvero, Andrew, stai pensando sul serio di affrontare
questa ricerca?
Per non parlare dell'abbigliamento. Persino Briony portava
i jeans. Persino io. O del nostro gergo, del fatto che un
modo di dire prende fuoco e raggiunge ciascuno di noi, tutto
a un tratto indispensabile, onnipresente, finch non si spegne
con la stessa rapidit con cui  comparso, [riflette] Eh?
I tuoi progetti per il futuro.
Non farmi ridere, Doc. Ti sto parlando della fine della
mia vita.
Ci stavamo preparando per uscire. Una domenica mattina,
una meravigliosa mattina di maggio, dovevamo fare
un brunch in questo posticino francese in Sullivan Street.
Briony era in pieno ottavo mese e si muoveva piuttosto lentamente,
cos mentre la aspettavo accesi il televisore nuovo
che avevo acquistato per sancire che eravamo una famiglia.
Casualmente davano un documentario sulla Maratona
di New York. Eccoli i maratoneti, a colori, che fluivano
attraverso il Verrazano Bridge a migliaia. Per un attimo
ebbi l'illusione che Briony fosse tra loro. Invece mi comparve
accanto, come se si fosse materializzata dallo schermo.
Ogni idea di uscire per il brunch fu messa da parte, tanto
era rapita.
Si tratta, del resto, di un'immagine impressionante, questa
legione di runner che avanzava come un'onda di marea lungo il
ponte argenteo, queste migliaia di individui che fanno
tutti la stessa cosa nello stesso momento, un nutrito manipolo
di esseri umani che si sottopongono alla prova di correre
quarantadue chilometri e rotti senza stramazzare a terra
privi di vita. Devo ammettere che c' qualcosa di davvero
puro e ascetico nella maratona, con il suo rimando all'antichit.
Come riesce a spronare le persone a fare una cosa
che non ha ricompensa se non nell'averla fatta. Sono previsti
ovviamente premi in denaro per i maratoneti di caratura
mondiale che vengono da altri paesi a tagliare il traguardo,
un uomo e una donna, indistinguibile il genere con
quei pantaloncini da running e la maglietta a coste con il
numero e le scarpe da running e i corpi vigorosi, che arrivano
al traguardo ore prima della massa, [riflette] Non ne
sapeva niente, mia moglie. Perci fu come se tutti quei corridori
stessero per spazzarci via, trascinarci con loro, travolgerci
nella loro marea.
Era davvero cos portentoso? Delle persone che correvano?
Lo sapevo prima ancora che lo dicesse lei, Briony che
su due piedi giura di correre la prossima maratona. Con
un risoluto s della testa. Con i pugni stretti forte. Questa,
d'altronde, era la ragazza che avevo visto per la prima volta
mentre roteava intorno a una sbarra. Dovetti sorridere
- guardatela, matura come un'anguria e pensa gi di cominciare
ad allenarsi due minuti dopo il parto - solo che
lei non scherzava e si risent con me che non la prendevo
sul serio. Voglio farlo, Andrew, e lo far. Tu di' quello che
ti pare, tanto non c' altro da aggiungere.
Non era la prima volta che Briony sembrava una bambina
ostinata che si fissa su una cosa senza sentire ragioni.
Mi venne da pensare che ogni tanto Bill e Betty dovevano
aver avuto le loro belle gatte da pelare. Aveva gli occhi incollati
allo schermo. E quando l'immagine pass dalla testa
della corsa al gruppone, con il pubblico che incitava e
porgeva bicchieroni d'acqua dal marciapiede, un corridore
che zoppicava, un altro che boccheggiava da un'altra
parte, la tensione sui volti di alcuni di loro, la concentrazione
che ti faceva capire come non vedessero e sentissero
che l'asfalto, il calpestio robotico dei propri piedi... be',
guardai Briony e rimasi mortificato nel vedere le lacrime
che le solcavano le guance. Era seduta sul divano, protesa
in avanti come se si stesse svolgendo qualcosa di religioso.
Non era dunque il caso di mettersi a discutere. Quando la
trasmissione fu finita la abbracciai e non dissi una parola
su quanto fosse irrealistico l, in giugno, pensare, con
la bambina in arrivo da un momento all'altro, che potesse
riprendersi abbastanza in fretta e trasformarsi nei pochi
mesi prima di novembre -  a novembre che la organizzano
- in una maratoneta capace di correre per cinque
borough e quarantadue chilometri su ponti, salite e viali.
Le dissi soltanto che io e la bambina l'avremmo aspettata
al traguardo di Central Park.
Willa ebbe l'accortezza di nascere pochi giorni dopo. Quanto
tempo pass prima che Briony si mettesse a fare la sua corsetta
in quelle mattine d'estate con la carrozzina che sfrecciava
davanti a lei? A volte le accompagnavo in taxi fino
a Central Park e mi sedevo accanto alla carrozzina mentre
Briony correva intorno al bacino idrico. Leggevo, prendevo
in braccio la bambina quando si agitava, le davo il biberon:
ero senza paura. E dopo un po' ecco Briony, raggiante
di salute, ridente, le braccia lucide, la maglietta bagnata di
sudore, e mentre beveva dalla bottiglietta d'acqua, la testa
piegata all'indietro, studiavo l'incanto del suo collo, la peristalsi
della sua gola. E poi proprio l sulla panchina sotto
il sole apriva il reggiseno per l'allattamento e dava il seno
alla bambina, ed erano madre e figlia, un sacramento della
natura nel verde del parco tra le famiglie a passeggio, i
cani che abbaiavano, i marmocchi sui monopattini, il venditore
ambulante di palloncini.
Stai descrivendo un idillio.
Com' che le primipare acquisiscono all'istante la competenza
per essere madri? Si attiva qualcosa che  da sempre
presente nel cervello. E l'organizzazione. Chiss come,
Briony trovava il tempo per tutto: la bambina, le ripetizioni,
accudire l'anziana nostra vicina di casa. Tra luglio
e agosto, nei giorni pi caldi usciva di casa all'alba e faceva
una corsa come si deve, il numero giusto di chilometri,
dieci, quindici, prima che la gente cominciasse ad andare
al lavoro. Puntava verso Downtown dove ci sono i palazzi
con gli uffici e ne trovava uno dove salire le scale di corsa,
si sparava venti, trenta piani come allenamento di forza.
Immagino che tu approvassi tutto questo.
Ma certo. Non stavo forse facendo palestra? Eravamo
una squadra, compresa Willa ben decisa a vedere la madre
gareggiare nella maratona. Briony si fiondava fuori dalla
porta e a malapena i suoi piedi toccavano terra. Le gambe
sembravano essersi allungate, era come la levitazione che
vedi nella danza classica, [riflette]
S?
Avevo comprato anche un telefono con la segreteria incorporata.
"Pronto, Briony? Bri, ci sei? Sono Dirk! Ho avuto
il numero dai tuoi."
Il suo ex fidanzato? Il giocatore di football?
Briony era uscita. Stava dando ripetizioni.
Glielo riferisti?
Certo che glielo riferii. Lei lo richiam e accett di vederlo
a pranzo. Mi spieg che aveva trovato lavoro in una
finanziaria a Downtown.
Niente pi football?
Diceva che non sarebbe mai riuscito a entrare tra i professionisti.
Era laureato in economia e suo padre aveva conoscenze
a New York.
E tu che cosa sentivi?
Sentivo che a letto la notte lei si stringeva a me come
aveva sempre fatto. Sentivo che la bambina che avevamo
messo al mondo era nella culla accanto al letto. Sentivo il
battito del cuore di Briony nel mio petto come fosse il mio.
Perch mi fai queste domande - l'amore della mia vita non
era forse degno di fiducia,  questo che stai pensando? O
che lo pensassi io? Era tutto nel suo leggiadro, sincero, incantevole
giovane viso senza traccia di furberie, di segreti:
che aveva preso una decisione, che adesso aveva la sua famiglia.
Ma loro due erano vecchi amici, e perch no? Non
ne parlammo nemmeno.
Perci non fu un problema.
Il giorno fu il problema. Fu il giorno. Fu la mattina del
giorno in cui avrebbero dovuto vedersi per pranzo il problema.
[riflette] Si potrebbe dire cos. Si svegli pi tardi
del solito perch Willa aveva avuto una notte agitata. Cos
erano quasi le otto quando usc per la sua corsa. Sarebbe
stata una giornata piena. Dopo aver corso i suoi chilometri
si sarebbe fatta una doccia, avrebbe indossato qualcosa
di adatto per un pranzo al ristorante, si sarebbe accertata
che la vicina di casa stesse bene e dopo il pranzo con
Dirk avrebbe avuto due ore di ripetizioni pomeridiane.
Insomma s, era una giornata piena, [riflette] Mi diede un
bacio sulla guancia: Willa a met mattina prende un vasetto
alla mela, mi disse, e part sul percorso abituale: seguendo
l'Hudson fino all'Esplanade, tagliando per Liberty
Street, con magari una fermata al World Trade Center per
farsi qualche rampa di scale, e da l tornando verso nord
lungo la Broadway.
"Briony, non si fa pi. Devo annullare." Qui una risata si
tramuta in singhiozzo. "Non mi spiacerebbe cos tanto se
potessi vederti un'ultima volta. Ma dovresti essere quass
e non lo vorrei mai. Non lo vorrei mai. O anche solo parlarti...
Ci sei, Bri? Pronto? Oh, Dio.  la segreteria."
Andrew, che stai dicendo?
Ti sto facendo Dirk alla segreteria telefonica. "D'accordo,
prof, lascio un messaggio.  sua la voce, giusto? Sono
sul telaio della finestra in questo momento. Pi in l non
posso andare. Altezza spaventosa. Il calore ... in piedi
sull'acciaio nudo... Non  bello che la sua segreteria registri
questo messaggio? Perch di certo per me  la fine. Perci
io sono finito ma tutto il resto andr avanti compreso lei,
specialmente lei, professore... Non abbiamo l'udito buono
come quello dei pipistrelli, n la vista dei falchi. L'ha detto
lei, se lo ricorda? C' un limite a ci che possiamo sapere.
Si ricorda? E allora, avrei voluto chiederle all'epoca, come
cazzo fa a essere sicuro che Dio non esiste? Sentiamo con
che stronzata risponde."
Era cos in vena di conversazione... da saltargli in mente
una cosa del genere?
Ti sto citando le sue parole. C'erano pause in cui il rombo
dell'inimmaginabile catastrofe copriva tutto il resto. Poi
tornava la sua voce, come da molto lontano. "Per quello
che so sul lanciarsi da grandi altezze, sar morto... ancor
prima di toccare terra. Di certo lo spero. Lo spero proprio.
Non sar come volare? Voler, sar in volo libero. Meglio
cos, perch qui brucia come l'inferno. Credo sia arrivato
il momento, l'acciaio - auhl - mi sta sciogliendo le scarpe.
Solo un passo avanti, perch no, perch no. Mi metto
il telefono in tasca cos lui sentir il mio volo, lo conserver
per i posteri, ne far l'argomento di una lezione: Come
 morto lo spasimante di Bri. Professore, vecchio coglione,
me l'ha rubata con i suoi discorsi da saputello. Ma senta
una cosa: veda di assicurarle una bella vita, di vivere per
lei, altrimenti torner dall'aldil per tormentarla. Abiter
quel suo cazzo di cervello."
Buon dio
E poi sentii la lingua di fuoco alle sue spalle come il soffio
di un mostruoso respiro e credo adesso, avendo ascoltato
al punto che non ho bisogno di ascoltare per sentirle, credo
di sentire anche le voci di quelli che erano con lui al novantacinquesimo
piano mentre bruciavano vivi, le loro grida
ultima traccia biologica delle ossa in fiamme, un bizzarro
macabro coro indistinguibile infine dal ruggito dell'incendio,
dallo stridere scricchiolare raggranchiarsi dell'acciaio
straziato, dal fumo oleoso di fiamme che dal fumo rivampavano,
scoppiando di nuovo in fiamme. E poi sento l'aria
nella sua resistenza a un corpo che cade,  come un motore
a reazione sempre pi forte e pi acuto e non dura che
qualche secondo prima di cessare di essere rumore, prima
che io senta soltanto l'assenza di qualsiasi rumore seguita
dal bip della segreteria che chiude la chiamata.
Insomma fu quella mattina.
Gi.
Che facesti poi?
Niente.
Non capisco.
Niente! Il tempo di tornare a casa, notare la lucina che
lampeggiava ed era tutto finito. Cristo, Doc, in che paese
eri quel giorno? Chi in tutta la citt non cap al volo cos'era
successo? Dov'era Briony, dov'era mia moglie! Ero uscito a
cercarla con la bambina in braccio. La chiamavo per nome.
Aspettavo che svoltasse l'angolo e comparisse. Nella confusione,
camion dei pompieri, gente che si trascinava per
le strade, urla, sirene, era come se tutto quello l'avesse inghiottita.
Dov'era? Avrebbe pensato a Willa prima di tutto.
Sarebbe tornata all'istante per assicurarsi che la bambina
stesse bene. No? E allora dov'era?
Oh, Andrew...
O era forse intrappolata l! Rientrai in casa e trovai una
vicina disposta a restare con la piccola. E poi corsi in direzione
di Downtown. Ovviamente non potevo avvicinarmi.
Una delle torri si era accartocciata su se stessa. Le persone
in cerca di scampo mi passavano accanto barcollando,
persone coperte di cenere, come cremate ma con la forma
non ancora sbriciolata. Mi parve di vederla. Briony! La fermai:
questi occhi mi guardarono da una maschera grigia,
luminosi occhi terrorizzati come unica parte viva di lei, di
questa donna. Cercai addirittura di scrollarle la cenere dal
viso. Che cosa fa? mi disse. Vada via! Era inutile, i nastri di
delimitazione erano gi stati stesi, i paletti... polizia, pompieri,
ambulanze, lampeggiatori, il gracchiare delle radio.
Aspettai in prossimit di un incrocio, aspettavo di vederla
tra le facce in fuga. E poi capii che era una vana speranza,
stabilii che se fossi corso a casa l'avrei trovata l... e invece
trovai solo la lucina lampeggiante della segreteria. Si
era istintivamente lanciata verso il luogo del disastro, buttandosi
tra le fiamme, essendo per natura sempre sollecita
a prestare soccorso? Non lo sapevo. Solo in seguito, bazzicando
le stazioni di polizia, la confusione mentale arriv
a farmi supporre che era Dirk che avrebbe voluto salvare,
salire novantacinque rampe di scale e portarlo in
salvo, catastroficamente, follemente, appassionatamente.
Nei miei momenti cupi pensavo che era andata cos. Solo
che lei forse non sapeva nemmeno dove lavorava. Dovevano
pranzare da qualche parte nei dintorni. E comunque,
che differenza faceva? Lui aveva fatto la radiocronaca della
propria morte, ma era il silenzio di Briony a legarli nella
mia mente. Era come se la loro morte simultanea, uno
all'insaputa dell'altra, potesse essere interpretata come una
curiosa fusione dei loro destini - la loro trasformazione in
innamorati dalla sorte avversa. Ma questo solo se mi metto
anch'io nel quadro.
Non lo farei fossi in te.
Non fu mai rinvenuto nulla in cui si potesse riconoscere
Briony. [riflette] Con che serenit l'ho detto.
I vicini vennero a saperlo perch la conoscevano. Riempirono
la casa. Presero in braccio la bambina.
C'erano per strada questi manifesti ovunque, uno sopra
l'altro, su ogni muro, ogni staccionata, sulle cassette della
posta, sulle cabine telefoniche e nelle stazioni della metropolitana,
con le foto di facce intensamente vive, facce impossibile-che-siano-morti.
Nome, et, visto l'ultima volta.
Numeri di telefono a pennarello nero. Avete visto questa
persona? Chiamate questo numero. Chiamate vi prego. Andai
in giro ad affiggere la foto di Briony. Nome, et, vista
l'ultima volta. Volevo che la gente vedesse la sua faccia.
Sapevo che non serviva a niente ma lo ritenevo necessario.
L'avevo scattata al parco, mi sorrideva. Avevo un raccoglitore
con le sue facce, un centinaio di copie, stampate
in una copisteria, e andai in giro ad attaccarle. Apparteneva
a quella comunit dei visto l'ultima volta, i loro nomi e
indirizzi, qualcuno che li amava. Chiamate vi prego. Apparteneva
a quella comunit del ci che resta di loro.
E accanto alle stazioni dei pompieri, o contro le recinzioni
dei cortili scolastici, o sui cartelli sotto i pali della luce,
c'erano i reliquiari improvvisati delle loro foto, o i disegni
dei loro figli, annidati fra ramoscelli di sempreverdi e incorniciati
da candele e mazzi di fiori, e petali dentro ciotole
d'acqua. Ci volle un altro paio di giorni prima che trovassi
fiori davanti alla nostra porta.
Sopportai quello che potei sopportare. Non riuscivo a
dormire. Mi stendevo sul letto e aspettavo il rumore della
chiave che girava nella toppa. Le donne del vicinato mi
aiutarono per un paio di settimane. Dopodich mi ritrovai
da solo. Willa mi guardava con gli occhi azzurri della
madre. In un silenzioso rimprovero, avevo l'impressione,
pur sapendo che non poteva essere vero. Agitata a volte,
guardava oltre me, cercava Briony. Dondolavo la carrozzina
avanti e indietro. E poi a novembre organizzarono
la maratona per testimoniare la volont dell'intero paese
di non lasciarsi sconfiggere. Era arrivato il freddo. Cadeva
la neve. Ed eccomi l a imbacuccare Willa, spingendo i
piedini nella calzamaglia, le braccia nel maglioncino, e poi
il berretto e la tutina e la coperta e tutto il fagotto sul sedile
della macchina.  un procedimento complicato, preparare
una bimba di pochi mesi per farla uscire in inverno.
E dopo che l'avevo stretta con la cintura e avevo acceso il
motore mi fu chiaro che cosa avevo in mente: l'avrei portata
da Martha.

 Capitolo 5.

Ciao, Doc, se sono qui sul versante di una montagna affacciato
su un fiordo  per allontanarmi il pi possibile da
te. Nella baracca in cui mi trovo non ho nemmeno i libri
di Twain per ingannare il tempo. Nemmeno qualcosa di
Knut Hamsun. Ho un tavolo, una sedia, una branda, un lavandino,
un fornello da campo e un water. Compatta come
la cella di un carcere tranne che dalla soglia vedo i monti
norvegesi che incorniciano questa valle di acqua ghiacciata:
di tonalit pi scure dei Wasatch, sono neroverdi,
pi chiusi in se stessi rispetto ai cugini del West screziati
di sole, pi gibbosi, e pi pacati. Quando piove  allora
che faccio la doccia. Con frequenza regolare si spinge da
queste parti una nave da crociera, grande come un giocattolo,
silenziosa da quass ma come se volesse affermare il
compiacimento del popolo che rivendica questi fiordi come
suo patrimonio nazionale. Se grido sento di nuovo la mia
voce uno o due secondi dopo, debolmente, e forse soltanto
nella mia fantasia. Lo faccio per convincermi che non
sono solo. Canto parecchio, anche, mi tornano in mente le
parole dei vecchi successi della Hit Parade. A mia insaputa,
il cervello ha immagazzinato decine e decine di testi in
connessione neurale con le melodie. Pronuncio le parole e
mi sovviene la melodia. Non si pu avere l'una senza le altre.
Ho anche uno specchio di latta sopra il lavandino e ci
guardo dentro in modo che ci sia qualcun altro oltre a me.
Lo faccio perch l'ha fatto Wittgenstein. Colui che comprese
cos bene gli inganni del cervello pensante. Ma scrutare
dentro se stessi  pericoloso. Si passa attraverso infiniti
specchi di autoalienazione. Anche questa  farina del sacco
del cervello, che non devi conoscere te stesso.
Sto scrivendo tutto questo anche se qui non c' la posta ed
 possibile che tu non lo legga finch non sar tornato, te
l'avr consegnato di persona e mi sar seduto a guardarti
mentre leggi. Se mai lo far. Ho capito perch mi hai fatto
quelle domande intanto che rivivevo la cosa... mentre ne
parlavo e ripetevo il messaggio d'addio in segreteria collegato
al mio cervello, e poi il messaggio d'addio di Briony
trasmesso come in un film muto, la sua faccia intensa che
mi parla con parole che non riesco a sentire, l'otturatore
che si chiude intorno a essa, l'apertura che si contrae fino
a diventare una punta di spillo e infine il nero... Visto che
tutto quello che sei riuscito a tirar fuori  stato: Avevo informato
i genitori di Briony? Eh s,  stato proprio da te, il
pragmatico che sei, che tiene le cose tutte in ordine, aspettandosi
che la gente faccia ci che  logico e giusto. Che
viva secondo il manuale. E Bill e Betty, mi hai chiesto, non
avresti dovuto fargli una telefonata? Dando per scontato
che non l'avessi fatto. In realt si erano attaccati al telefono
quasi nel momento stesso in cui successe, con le loro
distanti voci da tromba con la sordina. Non  ancora rientrata,
risposi, ma non vi preoccupate, vi far chiamare...
cercando di mascherare l'incrinatura della mia voce.
Potessi impazzire, sarebbe meglio della sanit mentale di
questa cogitabonda solitudine. Me and my shadow... Dancing
in th dark. Ho un grosso coltello da pane che ogni tanto
guardo. Lui mi guarda a sua volta.
Morirono poco dopo. Bill di un ictus, Betty semplicemente
consumata. Bare piccoline per loro, un'urna di cenere anonima
in rappresentanza di Briony. L'intera famiglia mortificata
dalla facilit della sua trasfigurazione.
Vuoi che te lo restituisca?
No, tienilo.  stato scritto per te.
In ogni caso, mi fa piacere che tu sia tornato. Non sapevo
che fossi appassionato di musica pop e che ti piacesse
cantare.
Be', in un fiordo sono un'altra persona.

 Capitolo 6.

Andrew liquid il mobilio, diede disdetta del contratto di
affitto e lasci New York. Ormai era la citt di Briony. La vedeva
correre per le strade, girarsi a guardarlo, svoltare un
angolo. Inoltre non si trovava lavoro. Tra gli annunci della
"Chronicle of Higher Education" aveva letto di un posto da
tutor in scienze cognitive alla George Mason University ma
il colloquio non and bene e intu che non ne sarebbe scaturito
niente. Insomma eccolo a Washington, a pensare che
magari poteva condurre uno studio sul cervello collettivo di
un governo ricorrendo al modello del formicaio. Ma l'unico
posto che riusc a trovare fu quello di supplente di scienze in
una scuola superiore. Lo accett. Tempo un mese e uno degli
insegnanti di scienze ebbe un infarto e cos ecco Andrew
con lo stipendio da supplente e le ore da tempo pieno. Prese
un monolocale e divenne un washingtoniano. Gli sembrava
consono all'idea della propria vita come causa persa essere
retrocesso dall'universit a una scuola superiore statale.
Causa persa? Possiamo approfondire l'argomento?
Posso dirti che l'edificio della scuola era fatiscente. Vernice
scrostata ovunque, mobili malridotti, bagni non funzionanti,
crepe nelle lavagne come se ci fosse stato un terremoto,
tapparelle che o non scendevano o non salivano,
l'atmosfera stantia della polvere e della muffa. Andrew divenne
popolare fin dal primo momento, quando si sedette
in cattedra davanti alla classe e lentamente cominci a inclinarsi
fino a sparire, la sedia, ci aveva fatto caso quando
ormai era troppo tardi, aveva soltanto tre gambe. Malgrado
le risate, diversi alunni gli furono subito accanto, chi aiutandolo
a rialzarsi, chi arrivando con una poltrona da ufficio, e
Andrew cap che non era stato un loro scherzo. Anzi, forse
a causa delle disastrose condizioni della scuola, insegnanti
e studenti sembravano come appartenere a una fratellanza
di indomiti. I ragazzi appiccicavano i loro disegni a pastelli
sui buchi delle pareti, dipingevano i loro murales di storia,
preparavano il loro musical di fine anno, non facevano
mai mancare il tifo alla loro squadra di basket. Insegnanti
e studenti si davano del tu e tutti pranzavano nella stessa
mensa, visto che negli anni la sala riservata ai banchetti
dei docenti era diventata un deposito di attrezzature rotte:
proiettori, registratori a cassette, televisori, classificatori,
banchi, sedie, un pianoforte verticale cui mancava la met
dei tasti. Andrew ricevette il programma di biologia. Era
abbastanza semplice e cos approfitt della classica dissezione
della rana, con annesso ripasso di Galvani - la zampa
di una rana morta che toccata con una sonda metallica si
agitava come se l'animale fosse ancora vivo -, per indirizzare
gradualmente la classe verso alcune nozioni elementari
di neuroscienze. E pi si allontanava dal programma,
pi loro si appassionavano, ragazzi e ragazze, compresi i
fidanzatini inseparabili. Uno degli alunni salt sulla pedana
dell'aula studio e si port il pugno alla bocca, come se
fosse un microfono: "Dorsale! Ventrale! Rostrale! Yo, fratello,
tu sei solo mentale...!".
Ma questa scuola non era per caso dove stavi andando
con il caff e il giornale la mattina in cui una voce ti chiese
di sistemare la zanzariera della porta?
No, all'epoca avevo un ufficio in un ex locale lavanderia
nel seminterrato della Casa Bianca.
Un locale lavanderia nel seminterrato della Casa Bianca.
S s. Che disdetta abbandonare quei ragazzi. Mi tenevano
a galla. Erano l'ancora di salvezza del mio spirito. I
topolini bianchi nel labirinto che avevo costruito - quanto
gli piacevano... Osservare come il cervello di un topolino
scopre il mondo. Ah, e il dilemma del prigioniero. Classico
da primo anno di scienze cognitive. Quello li entusiasm
davvero. A due criminali, su cui non ci sono prove sufficienti
per la condanna, viene detto separatamente e a turno
da un astuto detective che l'altro lo ha tradito confessando
tutto. Per cui a ciascuno  offerta una scelta: tradire
a sua volta o tenere il becco chiuso. Se entrambi tradiscono
si buscheranno, mettiamo, dieci anni ciascuno. Se uno
solo tradisce, si buscher cinque anni mentre quello che non
ha tradito se ne buscher venti. Se nessuno dei due tradisce
verranno scarcerati entrambi. Qual  allora la migliore
strategia per i due criminali? Ciascuno di loro deve cercare
di capire se l'altro lo tradir o no, e come  meglio comportarsi
nei due casi. Ripetemmo il gioco diverse volte con
dei volontari che a turno uscivano in corridoio. La classe
fischiava i traditori, li prendeva in giro. Applaudiva invece
quando entrambi prendevano la decisione di non tradire.
Sembra proprio che in quella scuola avessi trovato la tua
dimensione.
Avevo in effetti un forte legame empatico con il posto,
con l'insegnamento ai ragazzi, con la partecipazione a quel
periodo esuberante della loro vita. Ne ero sorpreso. Dalle
otto alle tre dimenticavo me stesso. Non c'era niente dietro
di me, nessun ricordo.
Eppure decidesti di andartene.
Insegnavo da nemmeno un mese quando, nel bel mezzo
dell'ora di lezione, un gruppo di persone piomb in aula
senza essere annunciato, il preside in testa. Tre o quattro
tizi in giacca e cravatta con cavetti a spirale che gli finivano
nell'orecchio, fotografi con le loro macchine, quelle che
mi sembravano un paio di giornaliste della carta stampata.
Nessuno disse niente finch non si apr di nuovo la porta e
un uomo si intrufol dentro fermandosi sulla soglia mentre
alle sue spalle, entrando con passo baldanzoso e un gran
sorriso, il presidente degli Stati Uniti interrompeva la mia
lezione sulla lettura della mente.
Per la miseria. Che ricorrenza era?
Nessuna ricorrenza, solo una sessione fotografica, la solita
messinscena. Scrisse il proprio nome sulla lavagna lesionata.
Disse agli studenti che era orgoglioso di loro perch
tiravano fuori il meglio dalle circostanze, perch non
abbandonavano la scuola e non si lasciavano scoraggiare
dalle condizioni in cui vivevano. Che cos diventavano pi
forti, venivano temprati come l'acciaio, e che questa era una
gran bella cosa, sottintendendo insomma che la povert gli
faceva bene. I ragazzi erano allibiti, non risero nemmeno
quando gli si ruppe il gessetto. Ad alcuni di loro disse di
avvicinarsi e farsi una foto insieme a lui. Mai in un'aula
scolastica era sceso un silenzio pi assordante. Io, nel frattempo,
a forza di sgomitate ero stato spinto fino alla finestra.
Con il sole alle spalle sperai che non mi riconoscesse.
Perch mai avrebbe dovuto riconoscerti?
Prosegu, senza rendersi conto del paradosso quando
spieg che lui e gli studenti erano vicini di casa. Fu tutto finito
in cinque minuti, la stanza si svuot con la stessa fulmineit
con cui si era riempita. Mentre per lui si girava per
andarsene, il sole fu coperto da una nube e io divenni visibile.
Mi vide. La sorpresa momentanea sul volto, le sopracciglia
che scattavano in alto, il passo interrotto a met mentre
il suo cervello elaborava. La sua circonvoluzione fusiforme.
La sua cosa?
La matassa del lobo temporale che riconosce le facce.
Stai dicendo che il presidente sapeva chi eri?
Perch no? Eravamo stati compagni di stanza a Yale.
Compagni di universit?
Be', s Doc, Yale  un'universit. Dove fra l'altro mi ero
preso la colpa al posto suo un paio di volte. Una settimana
dopo che la sua visita alla mia classe  finita sui giornali,
vengo a sapere dall'ufficio del preside che al termine
della giornata di scuola trover ad attendermi una macchina.
Non posso dire che fossi stupito. Vengo condotto alla
Casa Bianca, dove un Marine mi fa il saluto militare sul
cancello e una segretaria, dopo avermi accolto sulla porta,
mi accompagna, passando davanti ai ritratti dei presidenti
morti, a una riunione con uno dei vicecapi di gabinetto.
Niente presidente?
Qualcosa di ancora peggio. Vogliono nominarmi direttore
dell'ufficio di Documentazione Neurologica della Casa Bianca.
Incarico che comporter il monitoraggio degli sviluppi
della neurologia in tutto il mondo e alla fine la costituzione
di una commissione di scienziati cognitivi con il compito di
formulare una politica di ricerca nel campo. Il lavoro  remunerato
con un modesto stipendio da funzionario governativo.
Per la miseria. Cos all'improvviso
Non avevamo mai sentito parlare di quell'ufficio e per un
motivo molto semplice: era stato appena istituito e sarei stato
il primo a dirigerlo. Tu capisci, la mia non era nemmeno
lontanamente una fulgida reputazione nelle scienze cognitive,
perci il primo pensiero fu che il mio vecchio compagno
di stanza mi stesse facendo uno dei suoi scherzi, [riflette] Anche
perch il governo doveva essere impegnato a fondo nella
ricerca neurologica e la cosa doveva andare avanti da tempo.
Dici?
E di, Doc, hai l'espressione
Quale espressione? Tutto questo  nuovo per me.
Di chi fa finta di non conoscere una cosa di cui invece
sa tutto. Non credi che sia importante per un governo
prevedere come reagiranno le persone, specie gli stranieri,
a tutta una serie di stimoli? O generare immagini a RM di
una mente sotto effetto di allucinogeni? O come manipolare
la plasticit cerebrale? O un centinaio di altri aspetti
mentali che possono essere utili a un governo?
Lavaggio del cervello, intendi?
Il lavaggio del cervello  roba da anni Cinquanta. Non
so perch parlo con te. Comunque, l'offerta era sufficientemente
concreta e non una burla. Volevano solo tenermi d'occhio.
Avrei scoperto che era stata un'idea di Nocepescolo.
Nocepescolo?
 cos che lo chiamava il presidente. Il responsabile della
campagna elettorale. Del quale si diceva che fosse il cervello
del presidente. Mi chiedevo quanto ne fosse rimasto
per poterlo addirittura suddividere.
Nocepescolo.
O a volte Susinello. Basta che fosse qualcosa di pelato.
Capisco.
Come mi sarei reso conto in seguito, a nessuno, men che
meno al presidente, importava se facevo davvero ci che
il lavoro richiedeva. Il punto erano le imminenti elezioni.
Il timore che venissi scovato da qualche giornalista e raccontassi
delle nostre disavventure universitarie, che erano
state pi d'una. Come il fattaccio del Bunsen. Io non avevo
mai reso dichiarazioni pubbliche sul mio famoso compagno
di stanza ma significava forse che avrei continuato
a non farlo? Eccomi qua adesso, riemerso dal suo oscuro
passato e divenuto motivo di preoccupazione per l'intero
staff. Dovetti firmare un impegno di riservatezza: in quanto
designato dal governo sarei stato punibile per legge se
avessi divulgato informazioni. Guardai il foglio chiedendomi
se firmare. Era una vera e propria museruola.
Per accettasti.
Come potevo ignorare l'appello del presidente? [riflette]
No, non  questa la verit. Era come se si fosse materializzato
dal nulla, come se le curve delle nostre vite - la sua
cos proiettata in alto, la mia che sprofondava verso l'emisfero
della depressione - avessero disegnato un cerchio
perfetto fino a sovrapporci nello stesso luogo nello stesso
momento. Sembrava ineluttabile.
Devo dire che mi stupisce il fatto che tu non abbia accennato
a niente di tutto questo prima d'ora.
Perch?
Be',  a dir poco insolito ritrovarsi il vecchio compagno
di stanza all'universit presidente degli Stati Uniti. Un genere
di storia con cui puoi guadagnarti inviti a cena per
tutta la vita.
Vuoi insinuare che me la sto inventando?
No, certo che no. Mi chiedo solo perch aspettare tanto
prima di tirarla fuori.
Io non vivo per interposta persona, Doc. Non ho detto
niente prima, rifletto adesso, perch stavo parlando di cose
per me pi importanti.
Ok.
Che poi quello l non  uno di cui vantarsi, giusto? Non
ho votato per lui e non sarei certo andato a cercarlo di mia
iniziativa. Non sarebbe nemmeno saltato fuori in queste sedute
se non nel dopo... nel dopo... [riflette] Buttare l qualche
nome famoso alla fin fine serve a compiacersi di se
stessi, no? Il fatto per che fosse il mio compagno di stanza
a me non d proprio alcun compiacimento. Forse se ne
avessi accennato all'inizio, come se non fosse l'ultima cosa
al mondo di cui avevo voglia di parlare.
No, no, ti credo. Tu sei qui, no?
Sono politicamente informato, Doc. A parte tutto quello che ti sto raccontando di me, sono un cittadino sensibile
alla storia del proprio paese. Il mio compagno di stanza
non era arrivato dov'era arrivato esattamente grazie al
canonico metodo elettivo. Sapevo come erano andate le
cose dall'insediamento in poi: la guerra che aveva scelto,
la sua avversione per la scienza. Sapevo tutto di lui e della
statura delle persone che lo circondavano, [riflette] Erano
state fatte analisi. Bastava leggere il giornale. Quei voli
non avrebbero dovuto esserci. C'erano di mezzo i servizi.
Vuoi dire che la colpa  sua?
Chi sono io per incolpare qualcuno di qualcosa? Lui per
era inetto, irresponsabile, con le idee totalmente confuse.
Ero convinto che avesse portato nella mente federale una
spossatezza funesta. In base alla teoria che il presidente che
abbiamo  il paese che abbiamo. Valeva la pena studiarci
su, non credi? Disperavo da tempo di poter mai produrre
un'opera originale nel mio campo. Ipotizzare l'esistenza
di qualcosa come il cervello di un governo... Be', mi pareva
che fosse in qualche modo un'opportunit.
Assolutamente ragionevole.
No, tu non capisci. Tenevo nel portafogli una foto di
Briony e della nostra bambina. Sono sotto il sole, al parco,
Willa seduta in braccio a Briony come in trono, e sono rivolte
verso di me, madre e figlia, due bionde, ridono, emergono
dalla fotografia per riempirmi gli occhi
S?
Cos firmai l'impegno di riservatezza e divenni il capo
dell'Ufficio di Documentazione Neurologica nel seminterrato
della Casa Bianca. Intendevo passare alla storia, agire. Fare
un exploit che sarebbe indiscutibilmente stato la mia fine.
Che cosa stai dicendo, Andrew?
Ed era a questo che mi ero deciso la mattina in cui aspettavo
il verde all'incrocio con il caff e il giornale.

 Capitolo 7.

Pronto, Doc? Ti sto parlando dal loro vecchio telefono a
parete, di quelli con la manovella. Mi senti?
S, Andrew, forte e chiaro.
Per quanto possano essere vecchie e decrepite le cose, 
una vita che sembra di loro gradimento. Incredibile. La locale
compagnia telefonica deve avere gli anni di questa casa.
E quel camioncino senza sponde, con il cambio a quattro
marce, le gomme lisce e la vernice corrosa dalle intemperie...
una specie di oggetto d'arte. Cos in paese ci vanno
a piedi. Anch'io. Non parliamo del paese, tristi negozietti
immersi nella semioscurit che sono l da sempre, eppure
ci trovi quello che ti serve. La ferramenta - il titolare ripara
anche i tetti, io continuavo a raccogliere tegole nel cortile
e allora gli ho lasciato l'incarico di venire a dare un'aggiustata.
C' una perdita, tutto quello che fa la vecchia 
metterci sotto un secchio.
E la porta-zanzariera?
Ah, quella l'ho riparata io. Non era la zanzariera il problema
ma uno dei cardini, quello di sopra che veniva via
dal telaio. Ma ho tirato gi tutto e ho fatto un bel lavoretto,
cardini nuovi, zanzariera nuova. Poi certo il telaio  molle,
spugnoso, quindi il vero problema sono i tarli. A tempo
debito, a tempo debito. Ne ho di roba da sistemare. Una finestra
che non si apre, un pavimento che scricchiola. Non
sai quanto  bello concentrarsi su queste cose, la soddisfazione
di usare le mani, trovare una soluzione nel piccolo.
Cos pensi di restare l per un po'. Mi chiedevo dove fossi.
C' qualcosa in questo posto. Hai presente come certi posti
ti si fissano in testa senza un motivo? Voglio dire, non
 uno Schloss in montagna. Non  una finca sotto le palme.
Mi hanno dato una stanza dietro la cucina con un materasso
sul pavimento, a parte questo mi ignorano. Nessuna
curiosit per chi sono, da dove sono venuto. Intuisco che
non mi guardano nemmeno quando sono girato di spalle.
Ho dunque tutte le ragioni per sentirmi innocuo qui.
Nessun motivo per non sentirmici - voglio dire, non posso
mica fare del male a persone con le quali non ho rapporti.
Ti ringraziano mai?
Senti, chiamavo per chiederti una cosa. Lei disegna. Credo
di avertelo gi detto.
Eh?
La bambina, la piccola. Scende dallo scuolabus sulla strada
a doppia corsia, si fionda lungo il viottolo sterrato, butta
la cartella sulla sedia in cucina e si siede al tavolo con le
sue matite colorate, i suoi pastelli, e l'album da disegno,
e disegna. Non vuole fare altro. La vecchietta le porta un
bicchiere di latte e lei  troppo presa a disegnare per berlo.
Mi stai ascoltando? Mi senti?
Come se fossimo nella stessa stanza.
Quando percepisce che la sto guardando attraverso la
zanzariera scarabocchia il disegno cui aveva dedicato tanta
cura - impugna la matita e distrugge quello che ha fatto.
Allora forse non dovresti guardarla. I bambini si imbarazzano
per le cose che ritengono importanti per loro. Ci parli?
Non le ho mai detto niente. C' pochissima conversazione
in questa fattoria. Il loro  un rapporto tra mimi, la
vecchia e la bambina. Sembrano capirsi a vicenda e capire
cosa bisogna fare in ogni momento - quando uscire per
andare a scuola, quando mettersi a letto - senza parlarne.
Io sono diventato uguale a loro. So quando entrare per il
caff della mattina, so quando lavorare a un progetto, so
quando si cena, so augurare la buonanotte con un cenno
del capo.  come un film muto in questa casa.
Hai detto che ti ci senti a tuo agio.
Fino a ora. Ieri sera, dopo che erano salite di sopra per
coricarsi, sono andato in cucina. Lasciano una luce accesa.
E ho guardato il disegno che aveva fatto durante il giorno
sul suo album. La bambina. [riflette]
Andrew? Sei ancora l?
Disegna bene, molto meglio di quanto penseresti possa
disegnare una della sua et.  molto brava. Sono tutte cose
del circo. Acrobati, trapezisti, funamboli, piramidi umane.
Ragazze col tut in piedi su un cavallo che fa il giro della
pista. Tutte figure piccoline, perfettamente armoniche.
Andrew?
Stanno arrivando. Devo riagganciare.

 Capitolo 8.

D'accordo, se  la mia vita da universitario che ti interessa:
mai mi sarei aspettato di ritrovarmi lui come compagno di
stanza. Con quel cognome, figurarsi. Io, invece, lo studente
che doveva chiedere il finanziamento. Ma il college vietava
qualsiasi trattamento di favore - una matricola era una
matricola e basta. Lui rideva della mia goffaggine. Finivamo
spesso nei guai, una coppia di disadattati, [riflette] Immagino
fosse solo una questione di tempo prima che ci ritrovassimo
di nuovo insieme.
Cos' il fattaccio del Bunsen cui accennavi?
La nostra stanza era un centro di aggregazione sociale.
Veniva gente. In gran parte per lui, ovviamente, ma anch'io
nel campus divenni uno conosciuto - una specie di Sancho
Panza, per cos dire. Devo essermi reso conto a un certo
punto che senza di lui non avevo identit. Dato che lui era
quello che era, io ero quello che ero. Lo mandava in bestia
che riuscissi a portare avanti lo studio. Stavo alla scrivania
a sgobbare per un esame e lui non lo sopportava, mi trascinava
in qualche bar. Lo dico a suo credito, frequentandolo
diventai pi spavaldo con le ragazze e giunto al terzo anno
avevo una relazione piuttosto seria. Ma vicino a lui ti sentivi
spinto a essere un pagliaccio, a trovare il modo di farlo
ridere. Non soltanto io ma anche altri ragazzi, quel desiderio
di soddisfare le sue aspettative. E ogni tanto, dopo
qualche birra, veniva a galla la sua vena malvagia, perch
ce l'aveva, [riflette] Succedeva che con le sue scempiaggini
finiva per ferire qualcuno. O umiliarlo. Aveva voti pessimi,
non apriva mai un libro. Non che non avrebbe potuto
fare di meglio con un po' di applicazione. Era un bastian
contrario. La sua era una presa di posizione.
E quindi questo incidente col Bunsen?
Nel laboratorio di chimica inorganica. Mi trovavo proprio
dove era successo, con un frammento di cannello conficcato
nella guancia e il sangue che mi colava lungo il mento.
Era esploso qualcosa, non so cosa ma la stanza era piena di
fumo, i ragazzi tossivano, strillavano, si era attivato l'antincendio
a spruzzo, in un attimo il laboratorio era diventato
un campo di battaglia. Fu divertente, per la verit. Il
professore, che arriv di corsa agitando le mani per scacciare
via il fumo, diede per scontato che il colpevole fossi
io. Non protestai.
Be', non mi sembra una cosa da cui potevano sentirsi minacciati
in un'elezione a trent'anni di distanza.
Be', non era l'unica. Ogni tanto gli davo ripetizioni.
E allora?
In diretta, per cos dire. Mentre facevamo l'esame.
Capisco.
Ecco. Ma perch rivelare proprio adesso particolari che
avrebbero messo in cattiva luce anche me? Con una carriera
accademica da sostenere. Se carriera si pu chiamare.
Logico.
Per l'incidente del Bunsen mi beccai un semestre di punizione.
E un invito ad andare a casa sua per le vacanze
di primavera.
Un'occhiata gelida della formidabile madre, una stretta
di mano moscia e distratta del padre. Questo ricordo.
Il figlio sembr accettare i loro sgarbati e sbrigativi saluti
come una cosa normale. E mentre io me ne stavo impalato
con il mio zaino, il personale correva di qua e di l con
una certa premura. Tutta la casa fremeva per i preparativi
della cena e l'arrivo dei relativi ospiti. Posso dirti che io e
il mio compagno di stanza fumammo al piano superiore
di un enorme appartamento bifamiliare esteso per tutto il
piano dell'edificio e senza nemmeno l'ombra di un libro.
Andrew guard dalla finestra, una di quelle finestre fisse
con il telaio in bronzo, e tutto ci che riusciva a vedere
era, al di l dell'ampia strada deserta, un edificio identico
a quello dal quale immaginava di stare osservando un
riflesso di s immerso nell'ombra. Erano condomini progettati
in modo da sembrare strutture per uffici, opere architettoniche
a celebrazione della cultura dominante. Non
aveva mai visto una citt come quella, spalmata su una distesa
completamente pianeggiante. Arsa dalla calura nel
brillio del pomeriggio, e con i suoi infiniti parcheggi tutti
completi sotto un cielo rovente e, nel centro cittadino,
questi caratteristici grattacieli ricoperti di vetro scuro. Andrew
era convinto che non si potesse parlare di citt se non
c'erano stradine strette piene di gente e di negozi, clacson
che strombazzavano, marciapiedi traboccanti e vita notturna
fino alle ore piccole. L dopo il tramonto tutto era
immobile, i semafori continuavano meccanicamente a dirigere
un traffico inesistente. I due universitari furono invitati
a cena quella prima sera e fatti sedere all'estremit
di un enorme tavolo piazzato sotto tre sfolgoranti lampadari.
Persino io capii che il vasellame era della porcellana
pi fine, con argento massiccio e calici dallo stelo sottile
che racchiudevano la luce come piccoli soli dorati. E
questo era giusto il loro pied--terre. Sedevamo nei posti
umili insieme ai segretari e ai lacch delle attivit di famiglia,
nessuno dei quali era interessato a conversare, uno
schieramento di tapini che subivano in silenzio la propria
inferiorit mentre all'altro capo si svolgeva il ricevimento
ufficiale, in un susseguirsi di brindisi. Era una cena colorata,
in effetti, tutti questi sceicchi e principi con le loro
keffiyah e lunghe tuniche firmate, uomini senza donne, con
i baffi, la barba, solenni, impressionanti, e in effetti vestiti
opportunamente di cotone per quel deserto. Ma quando
giunse la fine e tutti si alzarono per spostarsi in massa
dalla sala da pranzo, questo  ci che voglio raccontarti:
Andrew calpest per sbaglio lo strascico - se era uno strascico
- di uno dei principi. La tunica si strapp, un lembo
si apr ed ecco proprio di fronte a me questa gamba pelosa.
Indossava una scarpa da running. Le cose che ci ricordiamo.
Un istante dopo il mio compagno di stanza mi trascin
oltre una porta laterale, mi fece correre su per una
scala di servizio saltando i gradini a due a due finch non
raggiungemmo il suo appartamento e ci lasciammo cadere
sui letti ridendo.
Il mattino dopo uno dei segretari mi disse che dovevo andarmene.
Il delfino esoner lo chauffeur e con lo sguardo
afflitto mi accompagn lui stesso in aeroporto. Portava
il loro cognome, l'aeroporto, e sopra le scale mobili campeggiavano
enormi ritratti del padre e della madre. Ci vediamo
l, disse, insolitamente mogio. E Andrew comprese
di essere rimasto coinvolto per un istante nelle dinamiche
familiari, con il ruolo di protagonista inatteso del disagio
nel quale il suo compagno di stanza si dibatteva.

 Capitolo 9.

Ecco dunque che hai parte dei miei ricordi, nel caso avessi
dubitato di me.
Non ho dubitato di te.
Rimasi sorpreso nel ritrovarlo uomo di mezza et. A
meno che tu non abbia visto qualcuno giorno per giorno,
nel qual caso i cambiamenti sono impercettibili, ci vuole
un po' prima che l'immagine si dissolva.
Non avevi visto fotografie, interviste in televisione, discorsi?
Non  la stessa cosa che imbattersi in una vita a distanza
cos ravvicinata. In seguito, mentre me ne stavo seduto
a far niente nello Studio Ovale, riconobbi la stessa smorfia
della bocca prima della chiusa di qualche barzelletta idiota.
Quella era rimasta uguale. E la tracotanza, sempre la stessa.
Gli occhi invece, un po' spaventati gli occhi. Come se
si fosse reso conto di cosa era diventato. I capelli di uno
scialbo grigio canna di fucile, un po' pi radi sul cocuzzolo.
Quanto agli altri, Cenerotto e Rumfellone, erano piccoli
uomini, intendo piccoli fisicamente, uno rosso di faccia,
arcigno di bocca, l'altro impeccabilmente vestito e sbarbato,
l'istinto di un pavone, ma di persona entrambi pi piccoli
che in foto, questo era interessante.
Chi, scusa?
Era un suo gioco - sottile, davvero - un segno del suo
affetto, una specie di titolo onorifico, o magari un marchio
come quelli dei manzi, perch era anche un modo per farti
capire che ti possedeva, che sapeva che cosa eri in essenza.
Come con Nocepescolo. Per cui i due uomini chiave della
sua amministrazione, quelli che mandavano avanti la baracca,
erano Cenerotto e Rumfellone.
E tu chi eri?
Timbr anche me, con il suo sorriso accattivante. Io ero
Androide.
Capisco.
Inspiegabile, come se uno dei dendriti ramificati nel suo
cervello fosse pi sveglio dei miliardi di altri. Perch io ero
davvero Androide, senza dubbio. Dammi un colpetto di
nocca, senti il rumore metallico?
Insomma eccoti l.
Non chiedeva mai ad Androide qualcosa di lui, cose personali,
come gli era andata la vita, se era sposato, quelle domande
le fai se hai un minimo di curiosit. Era come se fossimo
ancora a Yale.
Be', avevano probabilmente svolto indagini sul tuo passato.
E perch avrebbe dovuto darsi la pena di leggere il rapporto?
Comunque, fatto sta che eri l.
Gi, nello sconcerto generale. Perch dovevo essere anzitutto
un gioco. Di buon mattino il primo giorno che ero
l mi convoc nello Studio Ovale.
Siediti laggi, Androide, e non dire una parola. Non alzare
lo sguardo, non fare caso a niente. Tieni, leggiti un
giornale. Fai finta di essere dal dentista. Cos mi sedetti in
disparte mentre lui sbrigava gli affari della mattina, ricevendo
membri dello staff, tenendo riunioni, la mia presenza
sempre avvolta nel mistero. Come se non sapesse che
ero l, come se fossi un'illusione degli altri. Magari ero dei
servizi segreti, sebbene mi mancasse il physique du rle.
Tuttavia, se sembrava non notarmi lui, nessuno poteva dire
bah. Quanto si divertiva a mantenere il volto impassibile.
E a te lo scherzo piaceva?
A te sarebbe piaciuto, al posto mio? Lo scherzo era che
non avessi un nome. Ero come un'ombra proiettata da lui.
Quasi fossi ancora il suo compagno di stanza. Dopo un paio
di giorni cos, come tutto a Washington la cosa fin sui giornali.
Che il presidente aveva uno sconosciuto nel suo studio
fu riportato dallo "Spectator", un foglio settimanale a
quattro pagine solo per abbonati: uomo misterioso alla
casa bianca! Allora siamo in due, comment il presidente.
Fu Cenerotto a buttare gi la replica della Casa Bianca per
il portavoce del governo. Ovviamente a nessun giornalista
era permesso di avvicinarmi. Secondo la versione ufficiale
ero un caro compagno di universit in visita solo
per qualche giorno. Nonostante il fondo di verit i blogger
non se la bevvero. Ero per il presidente quello che
Clyde Tolson era stato per Hoover. Oppure il presidente
era gravemente malato e aveva bisogno della costante assistenza
di un medico. Questo non lo si poteva tollerare:
il capo di gabinetto disse che dovevo sparire. La mia presenza
arrecava danno all'immagine del presidente come
leader del mondo libero. Oltre a creare problemi di sicurezza
nazionale. Non che avessi mai sentito niente di particolarmente
interessante, parlavano tutti come sulla carta
stampata... Sta di fatto che fui rispedito nel mio ufficio
nello scantinato, l'ex locale lavanderia. Quando il presidente
aveva voglia di rilassarsi, sgattaiolava laggi senza
farsi vedere da nessuno.
E questo tuo Ufficio per la Documentazione Neurologica
presso la Casa Bianca? Perch non veniva mai citato?
Che il consigliere scientifico del presidente non ne sapesse
nulla? Men che meno la CIA e la NSA. Sarebbero partite
raffiche di note. Dimissioni. Magari sarei stato costretto
a svolgere il lavoro che in teoria dovevo svolgere. No, era
un segreto da non divulgare assolutamente. Ricorda che il
punto era di far s che tenessi la bocca chiusa.
Idea di Nocepescolo.
Gi. Come agli altri, non gli piaceva vedermi di sopra.
Una mattina lo sentii urlare. Mentre entravo nello Studio
Ovale lui usc come una furia, occupando quasi per intero
il vano della porta. Ma il mio vecchio compare voleva
che prendessi il caff, in modo da potersi girare i pollici e
chiacchierare di qualsiasi cosa tranne l'essere presidente.
La sua guerra non stava andando bene. Aveva invaso la nazione
sbagliata. Non puoi immaginare l'ansia che produce.
Incredibile.
Che cosa  incredibile? Credi che mi stia inventando tutto?
No,  solo che
Feci notizia per un paio di giorni prima che tutto improvvisamente
e misteriosamente sparisse. Dov'eri tu all'epoca?
Proprio tu, fra tutti. Se no  nel dossier, ci dev'essere.
Quale dossier?
E di, Doc, abbi almeno un po' di rispetto. Lo sai che cos'
la lettura della mente nel gergo delle scienze cognitive? Non
si tratta di un mago su un palco che si lavora il suo pubblico.
No?
No. La lettura della mente  ci che, nella giunzione
temporo-parietale destra del cervello, ci permette nelle nostre
relazioni sociali di sapere per deduzione, per istinto, che
cosa stanno pensando gli altri. L'umore che hanno - felicit,
noia, qualsiasi cosa. La lettura della mente  il nostro
modo di caratterizzare la sensibilit umana, come capire, per
esempio, quando qualcuno fa finta di non sapere una cosa.
Mi spiace che tu abbia questa impressione.
Il "Post" e il "Times" erano arrivati fino alla mia vita passata:
due matrimoni, un lutto, un divorzio, una figlia affidata,
un'altra morta in tenera et. Finii per apprezzare il giornalismo
d'inchiesta.  come scrivere i necrologi, c' tutto tranne
il sentimento. Avevano scoperto la mia media universitaria:
3,25, una specie di assoluzione a mio modo di vedere. E una
vecchia fotografia sul giornale dell'universit, i due compagni
di stanza con il sorriso smagliante e le braccia intorno alle
spalle in prima pagina sul "Post". Mi resi conto per la prima
volta che, a parte i miei riccioli, eravamo due gocce d'acqua.
C'era quasi una somiglianza di famiglia, almeno all'epoca. Io
per non ero invecchiato altrettanto bene. Tu sai senz'altro
qualcosa di tutto questo. Altrimenti perch sono qui?
Buongiorno classe. Buongiorno, rosso di faccia e arcigno
di bocca. Buongiorno, inamidato di camicia e ondulato di
chioma. Stamattina parleremo di coscienza. Da dove viene?
Che fa tutto il tempo? Briga? Cerca vantaggi? Come impara a
comportarsi, con miliardi di neuroni che si auto-concepiscono in
circuiti neurali e si modificano correggono
riconfigurano moltiplicano in risposta all'esperienza
del mondo esterno da parte dell'organismo in un processo
di selezione naturale o di darwinismo neurale, per dirla
con Edelman? Ci sei compreso anche tu, bellimbusto
guerrafondaio? Sei forse il culmine evolutivo di questo lavorio
cerebrale? Crick, invece, propende per il ruolo del
claustro o magari del talamo. Abiurate la claustrofobia. Ricordate
Fort Talamo! In ogni caso non avete l'anima. Ma
non ce l'hanno neanche Edelman e Crick. N ce l'ha l'arcigno
qui, anche se sarebbe disposto a uccidere pur di dimostrare
il contrario. Ma quella  la finzione del cervello.
Dobbiamo andarci cauti con i nostri cervelli. Prendono le
decisioni prima di noi. Ci conducono all'acqua ferma. Rinunziano
al libero arbitrio. E la cosa  ancora pi bizzarra:
se tagliate un cervello a met, emisfero sinistro ed emisfero
destro continueranno a funzionare autonomamente
senza sapere l'uno cosa fa l'altro. Ma non state a pensarci,
tanto non siete voi a pensare. Limitatevi a seguire la vostra
stella. A vivere dando per scontata la vita costruita socialmente.
Aborrite la scienza. Credete pi o meno in Dio. Dimenticatevi
gli errori commessi. Offrite le vostre giustificazioni
allo specchio del bagno.
Li disprezzavi proprio quegli uomini, vero?
Cenerotto e Rumfellone erano sedicenti strateghi mondiali.
Avevano alle spalle schiere di ideologi e gladiatori
da think tank. Il presidente era il presidente e basta. Rapporti
complessi legavano i tre e in certi momenti lui doveva sentirsi
soverchiato e surclassato. Ogni volta che seguiva
i loro dettami, per quanto persuasivi e in linea con
il suo istinto, doveva esserci del risentimento, non credi?
Mi rendevo conto che stava usando me come un pungolo
con cui infastidirli, facendomeli esaminare, sapendo che
era un affronto costringerli ad ascoltare le mie lezioni sugli
sviluppi della neurologia nel mondo. Diceva sempre
cos: Androide (con un sorriso furbetto), parlaci degli sviluppi
della neurologia nel mondo.
Be', signor presidente, in Svizzera stanno realizzando
un megacomputer a imitazione del cervello umano. Lentamente
ma assiduamente, stanno costruendo circuiti capaci
di ricalcare le sue capacit sinaptiche, neuronali. Per
quanto il nostro cervello possa essere complesso, il numero
di elementi che lo fa funzionare  finito. Ci significa
che  solo una questione di tempo prima che si arrivi a un
cervello extracorporeo funzionante.
 vero?
La stessa domanda che mi fece Cenerotto con un sorriso
sarcastico. Non  un vecchio film di fantascienza che ci
sta proponendo, per caso? Il presidente ne aveva fin sopra
i capelli di Cenerotto e Rumfellone, uomini da lui nominati
ma che in sostanza erano arrivati a soppiantarlo nelle
decisioni importanti. Cos il suo scherzo successivo fu di
annunciare che ero un neuroricercatore impegnato in uno
studio sul cervello degli uomini di potere come loro. Con
tutte le cose che avevano da fare, una guerra da portare
avanti, lui si trastullava alle loro spalle.
I vostri cervelli hanno un bell'aspetto, disse. Come un
promettente campo petrolifero.
I due non si facevano problemi a mostrare la propria irritazione.
Ai loro occhi il presidente era una specie di delfino
che mancava di spessore, per non parlare di una ragionevole
capacit di attenzione. La certezza della propria superiorit
intellettuale mal si conciliava con il fatto che lui apparteneva
agli storicamente eletti e loro no. Lui poteva anche ostentare
un passo presidenziale prima di salire sul suo elicottero ma
non dava l'impressione regale che sentivano avrebbero dato
loro se fossero stati al suo posto, [riflette] In altri paesi erano
uomini come questi a organizzare i colpi di Stato.
Vedesti tutto questo?
Quando sei in una stanza con il presidente degli Stati Uniti
diventi un buon osservatore. La mia presenza mandava quei
due su tutte le furie. Al punto che pensai di seguire davvero
l'idea del presidente e condurre un esperimento mentale.
Erano convinti che li stessi mettendo sotto il microscopio
e allora perch no? Quando mai nella storia degli Stati
Uniti un privato cittadino aveva avuto un'occasione simile?
Ma dovevo essere rapido. Poteva funzionare solo fintanto
che il presidente non si fosse stufato. Il che non mi dava
molto tempo.
Quella di Cenerotto e Rumfellone era una carriera tutta
interna all'apparato governativo. Le loro menti erano collegate
a circuiti neuronali ben consolidati che trovavano
espressione nel lessico della guerra, della detenzione, della
tortura fisica, del potere politico, del gossip sociale, del
sesso e del denaro. Cos mi schiarii la voce, diedi a entrambi
un taccuino e una penna e illustrai il dilemma del prigioniero.
Ovviamente non li feci uscire dalla stanza come
avevo fatto con i ragazzi del liceo, dissi semplicemente a
ognuno, in privato, senza che l'altro potesse sentire, di immaginare
che il presidente era a conoscenza del loro complotto
per rovesciare il governo, perch il complice lo aveva
tradito. L'alternativa era tacere o tradire a sua volta. La
decisione avrebbe avuto maggiori o minori conseguenze
punitive nelle mani del procuratore generale. Entrambi
avrebbero dovuto mettere nero su bianco la scelta di tradire
o non tradire il complice.
E acconsentirono?
Come bambini cui sia stato assegnato un compito. Si sedettero
alle due estremit di uno dei divani dello Studio
Ovale, dandosi le spalle mentre si ingobbivano sui rispettivi
taccuini - con la fronte corrugata, ora chiudendo gli occhi,
ora grattandosi la testa - profondamente assorti nella riflessione.
Li avevo ammoniti a non guardarsi ma avrei anche
potuto farne a meno. Era teoria dei giochi, in fondo. Se tradisci
il complice sei nei guai, perch hai ammesso una colpa,
ma se tu non tradisci e l'altro s, quello se la cava mentre
tu finisci al fresco per un mucchio di anni. Soltanto se
nessuno dei due tradisce l'altro le accuse vengono ritirate.
E come and?
Questi uomini avevano svolto tutta una serie di incarichi
in diverse amministrazioni. Adesso avevano raggiunto
i vertici massimi. Come ci erano arrivati? Chi sapeva meglio
di loro come funziona la politica? Ragion per cui tanto
l'uno quanto l'altro, immaginando il miglior esito possibile
per se stesso, non aveva altra scelta che tradire.
Come se la rise il presidente quando gli consegnai i due
taccuini sui quali avevano trascritto le rispettive decisioni.
Scontatissime, comment.
Ti facesti notare l, eh?
Ma non mi illudevo. Lui aveva bisogno di una spalla, di
un compagno, ma per quanto tempo? Mi regal una di quelle
bandierine che a loro piaceva tanto indossare sul risvolto
della giacca, in modo che si sapesse che erano patriottici.
Ah s?
Me la appunt come fosse una medaglia. Adesso ero uno
dei buoni. Anche se and a finire che il mio lavoro come direttore
dell'ufficio fantasma di Documentazione Neurologica
presso la Casa Bianca non dur nemmeno tre settimane.
Eppure una vita intera, per cos dire.
Gi. Un pomeriggio, prima di andarmene a fine giornata,
il presidente mi mostr la Lincoln Bedroom al primo
piano. Lincoln non ci aveva mai dormito, ovviamente,
non era nemmeno una camera da letto quando aveva abitato
l. Che cos'era, uno studio? Ma comunque, dal pesante
mobilio d'epoca vittoriana e dai voluminosi tendaggi
sembrava quasi che Lincoln avesse potuto dormirci davvero.
Salutai gli inquilini
Gli inquilini?
Be', sai, era l che il presidente sistemava i finanziatori
pi importanti regalando loro una notte di emozioni. Erano
una coppia abbastanza tranquilla, niente affatto sconvolti
dall'essere in compagnia del presidente, lui di qualche
decennio pi grigio di lei. Stavano giusto svuotando le
valigie. Quando lo guardi, il denaro non ti sembra altro che
umano. Ci radunammo tutti intorno allo scrittoio dove, sotto
vetro, era conservata una copia del Discorso di Gettysburg.
Insomma ti muovevi con agio all'interno della Casa
Bianca.
Della giovane moglie notai che era alta e con un bel personale,
ma la faccia era come ceramizzata, in qualche modo,
gli occhi saettavano su di me senza in apparenza accorgersi
che ero l. Un'aurea cascata di capelli rigidi e lucenti come
rivestiti di ceralacca. Se ci fosse stata Briony con me si sarebbe
sentita in soggezione, la mia povera bambina, ma
solo per un attimo. Era un intero aspetto della vita americana
di cui non sapeva niente. D'altro canto, guardando
la semplice bellezza acqua e sapone di Briony e la purezza
che risplendeva nei suoi occhi, questa donna sarebbe precipitata
nello sconforto per aver passato tutta la vita a esibire
una sofisticatezza che non le apparteneva.
Capisti tutto questo solo guardandola?
Pensare a Briony mi dava tutta una serie di vantaggi percettivi.
Era come se qualcosa della sua mente fosse ancora
vivo in me.
Questa  scienza cognitiva?
Non direi.  pi dolore.

 Capitolo 10.

Teneva la scrivania proprio ordinata, il presidente, pochi
documenti allineati sotto una piccola palla di vetro con la
neve, usata come fermacarte. Agitavi la palla di vetro e la
neve scendeva su un bambino lanciato con lo slittino lungo
un pendio. Avevo cominciato a sentirmi in pena per il
mio vecchio compagno di stanza. Gli toccava convivere
con la propria inettitudine. Dalla mia finestra del seminterrato
vedevo arrivare una processione pi o meno costante
di auto blu: generali e ammiragli, diplomatici, ministri,
dignitari stranieri in visita, tutti da ricevere perch di lui
si diceva fosse il leader del mondo libero. Invece sembrava
pi a suo agio durante quelle serate di premi artistici
in cui c'era qualcuno che cantava e medaglie che venivano
consegnate a registi, drammaturghi e attori. Fui invitato
anch'io a una di quelle cerimonie e mi sedetti in fondo
dove nessuno faceva caso a me.
Cominciava a piacermi, il mio ruolo alla Casa Bianca, ora
che avevo accettato i gradi di tenente nella piccola guerra
tra il presidente e i suoi pi stretti consiglieri. Era come
se nello Studio Ovale si dovesse onorare l'imperante conflittualit
del mondo esterno. Era come se nei loro rapporti
reciproci dovessero essere simboleggiate le guerre che
stavano conducendo. Riflettei che  il conflitto a renderci
umani. Come sia praticato con zelo religioso in ogni sua
forma, dai dibattiti in punta di fioretto agli stupri e ai saccheggi,
dai colpi bassi in politica agli assassinii. Le nostre
risse notturne fuori dai bar, le nostre discussioni manesche
in lussuose camere da letto, i nostri bisbigli feroci davanti
a un giudice divorzista. Avevamo genitori che picchiano i
figli, bulli tra i banchi di scuola, killer arrivisti in giacca e
cravatta, automobilisti che si tagliano la strada a vicenda,
passeggeri che si spintonano sulle porte della metropolitana,
nazioni che fanno la guerra, che sganciano bombe,
che invadono spiagge, golpe militari all'ordine del giorno,
le infinite sparizioni forzate, i diseredati che muoiono
nelle loro tendopoli, le crociate di pulizia etnica, le guerre
di droga, gli attentati terroristici e tutta la violenza in ogni
forma tollerata da questa o quella religione in qualche parte
del mondo... e come intrattenimento, esseri umani dalle
tendenze suicide, genocide, politicide che assistono ai loro
amati incontri di kick boxing e ai combattimenti tra galli o
si giocano lo stipendio al tavolo da blackjack per poi tornare
a dedicarsi al lavoro di fare le scarpe alla concorrenza,
di truffare, imbrogliare, avvelenare... e gli appassionati
amanti del loro tempo che si danno battaglia nel proprio
piccolo universo di sesso, uno che turgidamente lo vuole,
l'altra che con stizza lo rifiuta.
Hai dimenticato niente?
Perci ero stato condotto l, pensavo, per dare un minimo di
soddisfazione al mio vecchio compagno di stanza nella
sua curiosa lotta con Cenerotto e Rumfellone. Solo che
c'era un paese da governare e quelli erano i pi stretti consiglieri
del presidente, il quale tutto sommato aveva bisogno
di loro quanto loro di lui. Cos, dopo qualche altro aggiornamento
di Androide sugli sviluppi della neurologia
nel mondo, rilevai un cambiamento nelle dinamiche - ero
l da un paio di settimane. A un certo momento un giorno
avevano tutti e tre la stessa espressione sul volto, lo sforzo
di non ridere, e compresi allora che, secondo la migliore
tradizione della diplomazia, era stata stipulata una nuova
alleanza. Adesso ero solo contro il triumvirato e lo scherzo
lo stavano facendo a me - i tre coalizzati per mettermi
un cappello da buffone di corte con i campanellini - e tutto
questo mentre il mondo aspettava la prossima guerra
civile, il prossimo crollo del mercato, il prossimo attentato
kamikaze, il prossimo tsunami, il prossimo terremoto, la
prossima fuoriuscita di materiale radioattivo dalla prossima
centrale difettosa... questo gioco di vedere quanto sarebbe
andato avanti Androide con il suo spettacolo prima
di rendersi conto che era lui il loro crudele passatempo,
che si stavano prendendo una pausa, tutti e tre, proprio l
alla Casa Bianca, e io, il Pazzo, il buffone, stavo portando
un po' di comicit nella loro cupa, conflittuale, frenetica
giornata di governanti del mondo.
Cos arriv quel momento di consapevolezza, era ora di
fargli vedere con chi avevano a che fare. Tenni l'ultima lezione
di Androide sugli sviluppi della neurologia a livello
internazionale. Spiegai che il grande nodo per le neuroscienze
 capire come il cervello diventa mente. Come quel
gomitolo di lana da un chilo e mezzo scarso ti fa sentire
un essere umano. Dissi che ci stavamo lavorando e che se
a loro stava a cuore la vita, o la vita come la conoscevano,
avrebbero fatto meglio a tagliare qualsiasi finanziamento
pubblico alle neuroscienze, dirottare le risorse sul bilancio
della difesa. Pi razzi, mine antiuomo, cacciabombardieri...
tutte queste cose che vi piacciono tanto, dissi. Perch
se riusciremo a scoprire come il cervello ci d una coscienza,
avremo scoperto come si replica la coscienza. Tu questo
lo capisci, vero Doc?
Lo capisco.
Emb, intende computer che parlano?, mi disse Cenerotto. L'ho
visto al cinema. Certo, computer, risposi, e animali sviluppati geneticamente in modo che abbiano pi della
coscienza primaria degli animali. Abbiano emozioni, stati
d'animo, memoria, desiderio. Vuole dire tipo quelli della
Disney, intervenne Rumfellone, e scoppiarono a ridere.
Risi anch'io. S, dissi, e con tutto questo la fine del mitico
mondo umano che abbiamo dall'Et del Bronzo. La fine del
nostro dominio. La fine della Bibbia e di tutte le storielle
che ci siamo raccontati finora.
Andrew, tu lo pensi davvero?
Quanto erano isolati quegli uomini. Imperiali nella loro
individualit, questi campioni della standardizzazione culturale
al governo di uno Stato. Vivevano, apatici, infallibili.Erano esperti di conflitti e non si aspettavano altro. Gli
dissi che mi deprimeva stare nella stessa stanza insieme a
loro. Il presidente mi guard: intendevo anche lui? Vivete
tutti tranquilli e beati all'interno della realt sociale - guerra,
Dio, denaro - che altri hanno inventato molto tempo fa,
dissi, e prendete queste cose per pura e semplice esistenza.
Un gran bel discorso tirai fuori.
Evidentemente.
Erano indifferenti alla vita, dissi, erano fulgidi esempi
dell'inadeguatezza umana, dissi, e dissi loro che parlavo
da autorit in materia. Poi tirai un bel respiro e feci una
verticale.
Una che?
Fu pi forte di me, mi reggevo gi sulle mani quasi prima
di rendermene conto. Forse fu l'immagine di Briony a
testa in gi sulla sbarra - la prima volta che l'avevo intravista
- ad animarmi, avendo il mio cervello deciso che era
questa la cosa da fare, un gesto mimetico per dare compimento
a Briony proprio l nella Casa Bianca. Questa almeno
 la mia interpretazione oggi. All'epoca forse non fu
che un gesto di ispirata follia. Oppure soltanto il mio cervello
che diceva se  un buffone che vogliono, se  un Pazzo
che vogliono, un Pazzo avranno. O magari mi premeva
soltanto uscire da quel posto.
Insomma la facesti sul serio?
Per l'appunto. Non avevo mai fatto una verticale vera
e propria prima di allora. Nello Studio Ovale ero un'altra
persona.
Posso dirti che mentre era l che traballava, con le braccia
che gli facevano male, i piedi che andavano avanti e indietro
come le spole di un telaio, Andrew si ritrov a piangere,
o per lo sforzo o per l'immagine che aveva nella testa,
Briony sorridente, i suoi limpidi occhi azzurri che lo
valutavano nella loro salda innocenza. Che cosa gli stava
dicendo? Sentii la sua voce, la sua voce senza suono: Vado
a correre, Andrew. Willa a met mattina prende un vasetto
alla mela.
E la porta si chiude e poi l'arco del suo leggiadro balzo
nel fuoco.
Credo stessi gemendo, con il sangue che mi martellava
le tempie, ma mi sembrava una questione d'onore restare
a testa in gi il pi a lungo possibile. Loro, il presidente
e Cenerotto e Rumfellone, si erano alzati dalle rispettive
poltrone, Cenerotto era passato dietro la scrivania del
presidente e sbraitava al telefono. Cedetti proprio in quel
momento, atterrando non dalla parte in cui bisogna cadere
ma dolorosamente, con un tonfo, e credo ora che quasi
simultaneamente un paio di Marines in uniforme da parata
mi stessero tirando in piedi e torcendo le braccia dietro
la schiena. Perci in un modo o nell'altro fu una giornata
all'insegna dello sforzo fisico per me.
Evidentemente s.
Cos' che hai detto?
Confermavo.
Ma fu pi di quello. Dubito che qualcuno avesse mai fatto
una verticale nello Studio Ovale della Casa Bianca. Davvero
fu un trionfo. Mi ero per un attimo sollevato dalla mia
tipica umilt, dal mio essere un cittadino qualunque, e con
un gesto di rovesciamento avevo conquistato l'uguaglianza
con questi governanti del mio paese. Io conoscevo il futuro
e loro no. Forse da tutto quello che ho detto della mia
vita non hai capito che non ero privo di una marcata coscienza
politica. Mentre ero l, ridotto all'impotenza dai
due Marines, Cenerotto e Rumfellone stavano decidendo
della mia sorte. Ordinarono il mio arresto. Rumfellone dicendo
che avevo minacciato la vita del presidente. Portate
questo pazzo fuori di qui, disse.
Pazzo santo, per la precisione, dissi io.
 questo che ti sentivi di essere?
Cos'altro potevo essere se il mio vecchio compagno di
stanza era l'impostore? Perch questo, indubitabilmente,
era. E mai pi io sarei stato un'altra persona a seconda delle
circostanze. Sentivo il mio cervello che diventava me -
eravamo compiuti, risolti in una cosa sola. Mentre venivo
accompagnato alla porta, mi girai e dissi quello che avrebbe
detto un Pazzo santo: Tu sei solo il peggio fino a ora, c'
ben di peggio a venire. Forse non domani. Forse non l'anno
venturo, ma tu ci hai mostrato il sentiero per la Selva
Oscura. Immagino che stessi interpretando Dante in quel
momento. Al mio compagno di stanza non piacque sentire
quelle parole. Eddi, Androide, disse ad alta voce, rilassati.
Mi stava chiedendo di ritrattare? Si aspettava la mia benedizione?
Ma come avrei potuto? Ci che rende santo un
Pazzo  che piange per la sorte del proprio paese.
Tenni la schiena dritta, rivolsi un cenno del capo alle
guardie e loro mi portarono via.
Allora, Doc, da quant' che sono qui?
Un bel po'.
E non vuoi dirmi dov' questo posto?
Non posso.
Non  casa.
Come fai a saperlo?
Dall'aria. C' una certa morbidezza nell'aria. Ti porta il
fermo, squisito sapore di terra che c' nell'aria della primavera.
Non l'ho mai provato nel Nuovo Mondo. Credo sia
una campagna di basse colline e fiori di campo e pergolati.
Non vedo oltre i muri ma nel cortile per gli esercizi sento
gli uccelli e non sono gli uccelli di casa. E poi c' luce fino
a tarda sera. Penso sia nell'Europa mediterranea che mi avete
scaricato e non  male, la tortura  tutt'altro che dolce ma
sta solo nel ricordo di quanto mi  successo... a parte parlare
con te non ho nessuno n mi  stato assegnato un avvocato
e vengo trattenuto senza processo ed  ormai a tempo
indeterminato.  una pena celeste, capisci? Sono condannato
a ruotare insieme al pianeta, a contare i soli, le lune, le
stagioni... Pensi che abbia minacciato la vita del presidente?
No, per la verit.
Eppure io non ti accuso di eseguire gli ordini e di essere
una nullit. E sai perch?
Perch?
Senza te con cui parlare starei ancora peggio di cos.
Non ti devi preoccupare.
Nonostante abbia l'opera omnia di Mark Twain sullo
scaffale penso come posso impedire alla mia mente di andarsene?
E se la mia mente se ne va, quanto passer prima
che se ne vada anche il paese?
Insomma stai dicendo che c' un legame.
La mia mente  trafitta da visioni, sogni, dalle azioni e
dalle parole di persone che non conosco. Sento voci senza
suono, i fantasmi si levano dal mio sonno stagliandosi sul
muro, e l indugiano, rabbrividiscono nell'angoscia, si rannicchiano
in visibili contorsioni di dolore e senza parole invocano
il mio aiuto. Cosa mi state facendo!, urlo, e mi lascio
cadere di nuovo sul letto solo per fissare il soffitto nero, e la
mia stanza  un cinema buio dove sta per iniziare un altro
film muto dell'orrore. Parlo di un'integrit svuotata dall'interno.
Soltanto con la speranza che dietro tutto questo ci
sia una scienza riesco a sopportarlo. Forse nella mia materia
cerebrale porto la documentazione neuronale di epoche
precedenti. Lo so che a te non  mai capitato di affrontare
niente del genere, sei troppo succube delle tue esperienze.
Prosperano in te, esauriscono il limite di capacit del tuo
cervello. Ma quando sarai insensibile come sono io
Ah, siamo tornati a questo?
ci potr essere la possibilit che le quiescenti microtracce
genetiche di tempi passati si esprimano nei sogni.
Questa allora  scienza cognitiva?
Non ancora, no.  ancora solo dolore.
Dimmi, Doc, sono un computer?
Eh?
Sono il primo computer investito di coscienza? Di sogni
terribili, di emozioni, di pena, di desiderio?
No, Andrew, sei un essere umano.
Be', mi risponderesti cos.
Vedo che ti sei fatto crescere la barba, i capelli. Potresti essere
davvero il Pazzo santo. Manca per ancora qualcosa.
Cos'?
Un berretto da baseball degli Yankees. Il tuo guardaroba
aveva bisogno di una rinnovata.
Quanti anni ha Willa adesso?
Dodici.
E dove vivono tutti quanti?
Abbiamo gi affrontato
Dove?
Sono a New Rochelle.
Nella loro vecchia casa?
S.
Martha e il colossale marito di Martha.
S.
E hanno bisogno del mio consenso? Perch? Il giudice
si pronuncerebbe a loro favore - Martha l'ha cresciuta
da quando era in fasce. E io sono un nemico combattente.
Non sei un nemico combattente.
Qualunque cosa io sia, non ho un grande status giuridico,
no?
 per il bene della bambina. Ecco i documenti.
Cos mia figlia avr Boris Godunov, quell'ubriacone,
quell'impostore, come padre legale.
Frequenta gli Alcolisti Anonimi. Non beve pi.
Quando si sono rimessi assieme, i piccioncini?
Qualche anno fa, credo. Tre o quattro.
E lei dove port mia figlia quando spar?
Come ti ho gi detto, Martha si stabil in una piccola cittadina
della Pennsylvania occidentale. Una fattoria ereditata
da certi zii.
Hanno i mezzi per mantenere mia figlia come si merita?
Non sono senza risorse. Lei si  rimessa a insegnare
pianoforte, lui tiene un corso avanzato di canto. Lavorano
entrambi alla Juilliard.
Qui dice che a Willa non si deve far sapere di me. Si dice
che non potr mai avvicinarla, rivelarmi a lei come suo
padre
Non ha motivo di credere che Martha non sia sua madre.
Non sono sicuro invece come sar rappresentata ai suoi occhi
la figura del marito.
n che la sua vera madre  morta nel tentativo di salvare
vite umane.
 questo che pensi adesso?
S.
Immagino che questo non lo direbbero mai alla bambina.
Che se ne vadano al diavolo allora!
Oh, santo cielo, perch non puoi essere ragionevole una
volta tanto? Pensa a qualcun altro al di l di te stesso.
Oh, Doc. Lo faccio. Penso ogni momento alle mie due
bambine. Voglio leggere per loro come faceva Mark Twain
con le sue figlie, inventandosi storie per farle addormentare.
Dice: "Trovano che le mie favole siano meglio di un
sonnifero, e pi efficaci".
Andrew, ti prego
Chiss se questa storia qui l'ha scritta perch potessero
usarla anche altri padri? Tutti i nomi propri, e quando
possibile anche i sostantivi, dovevano avere un gatto dentro:
Gattombrina, Gattonia, gattolisi. E le bambine continuano
a interromperlo. Che cos' un gattodromo, pap?
Ora guardo, dice lui fingendo di consultare il dizionario.
Ah,  un circuito per le corse. Pensavo fosse una pista da
bowling ma i gatti non giocano ai birilli quando si sentono
bene, invece fanno le corse. Grazie, pap, dice la bambina.
Gi gi, dice lui, e la favola prosegue.
Andrew
Le sciocchezzuole inventate da Twain accanto al letto
delle sue figlie. Che lui le protegge, e che il mondo  un
posto sicuro e confortevole adesso che devono fare la nanna.
Che quando saranno grandi si ricorderanno di questa
favola e rideranno d'amore per il loro padre. Che questo
 il suo riscatto.
...
.
...
FINE.